L’arte di vincere: il puzzle del centrocampo

di Juventibus |

Nella prima puntata di questa analisi per reparti, abbiamo visto come Pirlo abbia modificato alcune situazioni in attacco. Vediamo ora le strategie utilizzate a centrocampo. Prima di parlare di uomini vediamo gli accorgimenti adottati dal mister.

La Juve ha virato su un classico 4-4-2 in cui Danilo, poche volte, e Cuadrado, spesso, si sovrappongono ai due esterni, con Danilo più portato ad andare verso l’interno. Questa soluzione rende più facile ricompattarsi in fase difensiva. All’inizio dell’anno il gioco liquido di Pirlo consentiva alla squadra una buona produzione offensiva, salvo poi sballare le distanze fra i giocatori nel momento in cui veniva persa palla.

Pirlo ha introdotto tre soluzioni:

  • Diviso la fase offensiva a metà, esterno d’attacco e punta destra si occupano di attaccare il centro destra con rarissime sortite fino all’altra fascia, e cosi specularmente al centro sinistra. Si creano così triangolazioni fra Ronaldo Chiesa e Ramsey a sinistra e fra Morata/Kulu Mckennie e Cuadrado a destra.
  • Dalla Supercoppa la Juventus ha aumentato il quantitativo di tiri da fuori (e in effetti anche il gol di Arthur col Bologna viene da fuori). Questa soluzione aumenta la varietà offensiva e consente indirettamente di evitare intercetti che colgano la Juventus scoperta in una disposizione larga 235, come successo invece contro l’Inter.
  • I due centrali si alternano in costruzione, mentre in fase difensiva viene chiesto a Bentancur di accorciare sul costruttore di gioco avversario e Arthur di raddoppiare sui filtranti centrali.

 Chiesa da tutta fascia a esterno alto 

Chiesa avrebbe qualità fisiche per un utilizzo a tutto fascia, ma si è capito subito come questo lavoro pesante avrebbe limitato le sue grandi doti nella trequarti rivale fondamentali per la squadra. Per evitare tale sovraccarico, a Chiesa viene affiancato un esterno difensivo di copertura Alex Sandro o Frabotta ed in assenza dei due Danilo. La fase difensiva quindi è relegata al raddoppio in fascia sugli attacchi rivali ed alla prima aggressione. In fase offensiva si alterna con Ronaldo per sostenere l’azione d’attacco sulle palle che escono dalla difesa, o nell’attacco alla profondità centrale nel momento in cui in appoggio va Ronaldo. Le buone capacità di calcio con entrambe i piedi gli consentono di giocare a destra se gioca Ramsey e a sinistra se gioca McKennie. Migliorando tempi di inserimento e gestione del pallone la stagione di Chiesa non potrà che essere positiva.

 Bernardeschi e l’ultima chance 

Il giocatore più criticato del momento è sicuramente Bernardeschi, che dopo altri buoni sprazzi e l’apice nella gara contro l’Atletico viene da 2 anni di prestazioni scialbe. Provato anche da esterno basso di sinistra, sembra che la sua migliore collocazione sia quella di esterno alto dove, pur faticando in avanti, si dimostra diligente e fisicamente importante in fase difensiva. E’ un primo tassello per il recupero di un uomo che dovrebbe però riprendere a fare cose decisive in avanti.

 Bentancur: caccia all’uomo che crea il gioco avversario  

Dopo aver rubato la scena a Pjanic l’anno scorso, l’uruguaiano ha pagato la scarsa preparazione ed il logorio di una stagione in cui il minutaggio è stato molto alto. Dopo vari tentativi sembra che la convivenza con Arthur stia dando i primi frutti. Avendo difficoltà nella difesa posizionale classica a due in fase di non possesso, Pirlo nelle ultime gare ha scelto di dare a Bentancur il compito della prima pressione sul giocatore rivale che solitamente inizia la manovra. Questo riferimento accompagnato al lavoro di McKennie e degli esterni sembra dare più certezze al giocatore abituato ad un calcio sudamericano fatto di garra e scontri uno contro uno. In fase di possesso si alterna ad Arthur per l’impostazione, anche se dalle ultime uscite sembra che a lui sia destinata la costruzione davanti alla difesa con il brasiliano libero di cercare lo spazio fra centrocampo e difesa avversaria in posizione più offensiva.

 Arthur possesso palla e pochi tocchi 

Bollato subito come innamorato della palla e poco propenso alle verticalizzazioni, alla lunga il giocatore sta dimostrando di poter prendere in mano le chiavi del centrocampo bianconero. Molti si aspettavano da questo giocatore, un vice-Pjanic davanti alla difesa in un classico 4-3-3. Per capire bene la stagione del brasiliano credo siano utili alcune considerazioni:
Campionato differente: Il Pjanic che arriva alla Juve, lo fa dopo anni alla Roma dove capisce ed impara il calcio italiano, Arthur arriva da un campionato diverso e dalla squadra che pratica un calcio differente rispetto a tutto il resto del pianeta.
Lunga inattività: Arthur smette di allenarsi praticamente a luglio, è logico quindi che per lui l’inizio di stagione sia stato difficoltoso
Il fallo subito da Romero: Bastino le parole di Pirlo al riguardo ce l’hanno spappolato.
Arthur è stato spostato da Pirlo in fase di possesso anche in zone più alte dove il brasiliano per conoscenze è bravo a trovare spazio e a farsi dare la palla sulla corsa. Questo accorgimento gli da il tempo per giocare e smistare la manovra senza avere pressione asfissiante. La fase difensiva non è certo la sua dote migliore, quindi gli viene chiesto di schermare i passaggi centrali per le punte e di recuperare palla in raddoppio sulle uscite dei compagni di reparto.

 Rabiot ad un bivio  

Partito come punto fermo il francese ha incontrato difficoltà legate al suo utilizzo in campo e ad un carattere introverso che lo limita spesso. Il miglior Rabiot può giocare sia con Arthur che con Bentancur con i compiti già spiegati per i due, a differenza dei sudamericani però il suo apporto offensivo deve forzatamente passare da transizioni palla al piede sfruttando la forza fisica. Da un giocatore ora titolare nella Francia è giusto aspettarsi una definitiva crescita e consacrazione.

 Ramsey sufficiente, ma può dare molto di più  

Pirlo ha speso parole importanti per il gallese in termini di letture e capacità di inserimento. Bersagliato da continui infortuni, Ramsey ora sembra avere, seppur utilizzato con parsimonia, una certa continuità se non di prestazione almeno di presenze. Aaron in fase difensiva si comporta come esterno di centrocampo, mentre in fase offensiva è libero di svariare galleggiando fra centrocampo e difesa rivale. Dalla sua crescita dipenderà molto l’imprevedibilità della fase offensiva.

 McKennie la sorpresa  

In fin dei conti la felicità non è altro che un’operazione di sottrazione fra la realtà e le proprie aspettative, così le buone prestazioni di Wes hanno reso il Texano la sorpresa più lieta, assieme a Danilo, della Juventus targata Pirlo. Partito come centrale di centrocampo, la sua posizione si è andata evolvendo in quella di incursore. Al di là della buona tecnica, due sono le qualità che lo rendono, per caratteristiche, quasi unico nella rosa: la capacità di inserirsi coi tempi giusti, unita ad una visione periferica che spesso -con tocchi, veli e spizzate- hanno prodotto un passaggio chiave e la capacità di recupero palloni, già ampiamente dimostrata in Bundesliga. Le due doti, unite al fatto di saper entrare bene a gara in corso rendono lo statunitense uno dei probabili titolari della rosa di Pirlo.

Il centrocampo è sicuramente il reparto più discusso e sotto la lente di ingrandimento da parte di società e critica. Il periodo che stiamo vivendo impone di dare fiducia ai giocatori in rosa, senza fare voli pindarici sul mercato. Per il momento abbiamo
• 3 giocatori che si giocano 2 posti da centrocampista centrale Rabiot, Arthur e Bentancur
• 2 che si giocano il posto da trequartista incursore Mckennie e Ramsey
• 2 che si giocano il posto da esterno offensivo Chiesa e Bernardeschi.

Alla luce degli impegni, possibili squalifiche ed infortuni è chiaro che un altro centrocampista centrale farebbe molto comodo al Mister.

di Giordano Straffellini