I tre punti della fiducia a Higuain

di Gianluca Cherubini |

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I fischi ingenerosi pervenutigli durante la sostituzione sono stati l’impietosa colonna sonora dell’ennesima prestazione tutt’altro che soddisfacente. Nonostante i due goal nelle prime quattro gare del campionato, il “Pipa” Higuain non sembra neppure un lontano parente del Gonzalo che ci ha deliziato nella scorsa stagione. Anzi, a voler dirla tutta, dei primi due terzi della precedente, perché la sua involuzione è partita di fatto dal lontano marzo scorso (esclusa la doppietta nel Principato di Monaco) invertendo una traiettoria fino a quel momento ascendente. Sì, perché chi gode di buona memoria ricorderà che sulle insufficienti prove dell’argentino si consumarono già fiumi di inchiostro tra il 25 febbraio e il 7 aprile scorso, 38 giorni di digiuno in campionato che imperversarono sulla stagione fino a quel momento eccellente di Higuain. Una condizione fisica non delle migliori non può e non deve costituire per forza un alibi, perché oltre ad uno scarso dinamismo il Pipita appare soprattutto un corpo avulso dal gioco e insicuro. Ma pure un eccessivo allarmismo, soprattutto se condito con l’ormai stucchevole e gretto epiteto affibbiatogli da fanatici e psicologicamente instabili, sarebbe sbagliato in un momento in cui il sostegno e la carica della tifoseria potrebbero fungere a Gonzalo per ritrovarsi.

In relazione a ciò, ci sono almeno tre buoni motivi  per continuare a credere che Higuain debba essere vigorosamente sostenuto

1) TATTICO. Il 4-2-3-1 è un modulo che non calza a pennello con le sue caratteristiche. Il pipita ha sempre reso al massimo in un 4-3-3 o in un 3-5-2, dove gli esterni allargano il gioco e arrivano spesso al cross. Infatti, da quando Mandzukic ha trovato spazio sulla corsia sinistra, arrivano molti meno palloni giocabili per Gonzalo all’interno dell’area avversaria. La svolta a un 4-3-3 o a un 4-2-3-1 puro con Douglas Costa e un altro giocatore più portato ad andare sul fondo, gioverà di sicuro al pipa

2) MENTALE. L’immagine di Higuain ha subito un forte ridimensionamento anche in conseguenza all’esplosione di Dybala. Lo strabiliante rendimento della Joya sta tendendo a oscurare anche le singole buone giocate del Pipita che non facciano stropicciarsi gli occhi. E’ normale per noi che la viviamo da esterni quindi (ma anche per chi la vive dall’interno delle quattro linee perimetrali come Higuain) che il subordinamento ad una figura attualmente in piena trans agonistica generi sentimenti contrastanti e provochi quella punta di nervosismo che porta noi  a sputare fango, e Gonzalo ad intestardirsi nel cercare troppo spesso una soluzione da autocelebrazione protagonistica. Ecco, quando anche ogni tiro di Paulo non si tramuterà più in una rete, vedrete…

3) FISICO. Chi conosce Higuain si sarà reso conto della sua discontinuità atletica. E non avere un vice in rosa peraltro (Mandzukic per adesso non lo ha mai fatto) non permette al Pipita di rifiatare. La paura è che accada come l’anno scorso, ovvero che arrivi spompato a marzo giocando ogni partita 90 minuti. Ecco, la sensazione della panchina e la possibilità di entrare a gara in corso, potrebbe rivelarsi una soluzione per fargli ritrovare condizione e sicurezza nelle giocate, sfruttando una maggiore freschezza rispetto agli avversari e diventando più impattante sulla gara. E per chi pensa che non funzionerebbe, ricordo che anche Sarri a Napoli lo centellinò nei match internazionali… e i gol, alla fine, furono 36.