Il pugno del buon Sarri

di Giacomo Scutiero |

Di spalle al campo, rivolto alla tribuna con ancora presenti i vertici tiranti il fiato per il pericolo scampato.
L’allenatore della Juventus non recita alcun fiuuu, ma il suo colpo a mano chiusa è fatto di quella sostanza: terza vittoria e dieci punti su dodici; resilienza piuttosto che fermezza, poca tecnica e senza alcuna tappa di comfort.

Contro il Verona, una roba molto brutta da vedere. Brutta, ma potente da sentire in prima persona e far sentire agli altri. Tanto potente quanto la risposta di Maurizio Sarri a chi chiede perché non giochi Rabiot: “PERCHÉ MATUIDI È FORTE”. Punto.

Pochi dubbi sulla prossima piena riuscita del piano di lavoro dell’allenatore: occorrono tempo ed allenamento per mutare, per cambiare di posto, per smuovere alcuni articoli di fede.

Alla ricerca della simmetria? Anche No.
La Juventus è e resterà asimmetrica, dice il mister, perché non è intelligente stravolgere le caratteristiche e perché Cristiano Ronaldo…Sappiamo. Abbiamo bisogno di sviluppare le virtù già esistenti, ecco.

Che la creatività non faccia a pugni con la disciplina lo disse uno che sapeva giocare benino a calcio, tale Johan Cruijff.

I bianconeri non hanno coraggio? Alla Juve manca sangue freddo?
Sì, perché ci vuole un coraggio supplementare per uscire dalla pressione altrui girando il pallone. Le qualità sono evidenti, dunque mancano soltanto provini e tentativi per evolvere. Da qui, si giunge all’ultimo stadio del planning: la sicurezza, dalla confidenza alla tranquillità, fino all’impeccabilità.

La Juventus di Sarri pare seguire il trattato militare: sembra tosta, quando in realtà è ancora debole.

Ad oggi, va bene così.