Sulla psicosi di una nuova Calciopoli

di Juventibus |

di Michael Crisci

Imbattendomi qua e la in forum e in siti a tinte bianconere, o nelle impervie vie di Twitter, mi sono reso conto, toccandola con mano, che all’interno della tifoseria bianconera si stia sviluppando una psicosi riguardante una fantomatica nuova “Calciopoli”. Ogni bisbiglio, ogni lamentela, ogni articolo antijuve viene portato come prova del complotto, della creazione quel “sentimento popolare” che ha influenzato le decisioni di 10 anni fa. Innanzitutto faccio outing, ammento di non essere un fan dell’argomento, ne di essere un legale, un sociologo e possidente di qualsiasi titolo che mi possa ergere a dispensatore di verità.

Sono in realtà un semplice tifoso, che osserva, e sinceramente trova un po’ grottesca e paranoica tale situazione. C’è chi ha timori di tenore minore, come ad esempio la possibilità di una nuova Perugia. Ma anche qui in realtà non se ne vedono prodromi: parliamo di una Juve in salute fisica e mentale (gran cosa dopo la beffa di Monaco). La Juve nel 2000 crollò sulle sue gambe a un mese dal termine della contesa. Il livello del campionato era nettamente più alto, perdere 2-0 in casa del Verona ci poteva stare. In più quel campionato venne perso in condizioni straordinarie e quasi irripetibili.

Detto tutto ciò, a mettere benzina ci ha pensato pure Moggi, col suo editoriale pasquale. Moggi si sa che è un personaggio orgoglioso, che si difende con le unghie e con i denti, e che non si lascia mai sfuggire l’occasione di farlo. Nulla da dire contro la sua tenacia, ma mi stupisce che anche lui non riesca a inquadrare il momento storico attuale e compararlo con quello che per lui si rivelò fatale;

1) In primis, come si può pensare che la Federazione possa ammettere un nuovo scandalo di quelle proporzioni? in un mondo sempre più legato a sponsor e diritti TV, sarebbe il più grande suicidio possibile, considerando che si è già avuto prova che una “rivoluzione” come quella messa in atto durante Calciopoli non ha portato altro se non danni. Per questo penso che Milan, Inter e Juve non falliranno mai, ne mai l’Inter vedrà la B, ne le altre due la rivedranno. Nel calcio moderno contano i ricavi, e i bacini di utenza di questi tre club
vincono su tutto (basti pensare all’idea della Superlega).

2) La situazione all’interno della famiglia Agnelli-Elkann riguardo alla gestione della Juventus è chiara e nitida. Al tempo, e non erano voci di corridoio, si sapeva non scorresse buon sangue tra il management umbertiano della triade e la nouvelle vague elkaniana che si stava affacciando sul mercato. Dal momento che i giornali cominciarono a pubblicare gli stralci delle prime intercettazioni (tra l’altro riguardanti amichevoli estive), ci fu un immediato distacco. Sono storia le immagini del solo Andrea Agnelli (allora un baldo giovine in attesta di apprendistato), in compagnia di Giraudo e Moggi, nei pre partita del vecchio “Delle Alpi”. In questo attuale momento storico, nessun avvocato bianconero giudicherebbe la B come congrua, ne attuerebbe politiche dello smile. Ricordiamo che questa società\proprietà si è esposta per difendere un proprio tesserato per faccende riguardanti un periodo in cui questi non era tesserato Juve (la Juve ha difeso a spada tratta Conte, dal primo all’ultimo minuto). Non essendoci più eredità da spartire, ed essendoci in linea di massima una comunità di intenti, nessuno in questo momento potrebbe torcere anche un solo capello alla Juventus, poiché troverebbe davanti un monolite compatto.

3) Il background attuale non ha niente a che vedere con quello di 10 anni fa: in quel periodo il campionato italiano era un mondo completamente diverso: ancora venivano campioni a fiumi, ingaggi principeschi, palloni d’oro a non finire. Un campionato dal punto di vista delle possibilità nettamente più livellato. Oggi abbiamo un campionato in cui la Juve si accinge a sforare i 400 milioni di fatturato (oh, se ne può parlare, il fatturato non è una colpa), mentre le altre è già un miracolo se tra debiti vari raggiungono i 200 milioni. E mi stupisce proprio questo: come fa il tifoso juventino a dare credito a un Auriemma, o a un Alvino, o a un Carlo Zampa piuttosto che a un Liguori. E’ talmente chiara l’aria di frustrazione che si respira, la sensazione di impotenza verso un club che può permettersi due mesi pieni di sonno, e che comunque alla fine sta sempre lì, a lottare da favorita per lo scudetto. Non c’è nulla, nessun episodio arbitrale clamoroso, nessuna vittoria bianconera in questo campionato, niente che possa giustificare questo clima. E’ pura frustrazione. A mio modesto parere, la cosa migliore da fare al momento è deridere certa gente, l’unica cosa decente da fare. Leggo che qualcuno vorrebbe che la società querelasse tali soggetti, abbassandosi al loro livello, mostrandosi debole nei confronti di illazioni e puerilità che, non vi preoccupate, in borsa non vengono minimamente prese in considerazione.

Detto tutto questo, ho il massimo rispetto di chi ancora soffre per Calciopoli, una ferita che difficilmente potrà rimarginarsi, e quindi comprendo anche chi abbia timore che la situazione possa ripetersi. Ma è più una questione di pancia, di cuore, che di cervello e razionalità. La verità è che al momento la cosa più preoccupante del mondo Juve è se sarà possibile o no aggirare la clausola di recompra di Morata. Ecco, il consiglio che do ai miei compagni di tifo è questo: ora conta solo il futuro, via i fantasmi, e continuiamo a godere di questa Juve.