Proposta indecente

di Juventibus |

Elaborare il lutto, scrivete giustamente voi di Juventibus. Di questo si tratta. Dopo un primo iniziale silenzio, le parole possono servire per razionalizzare, farsi una ragione, comprendere l’inaccettabile. Perdere la finale di Champions a Cardiff è proprio dura da mandar giù. In più i fatti di piazza San Carlo di quella serata maledetta hanno acuito il senso di tragedia, per fortuna solo sfiorata.  Passata una settimana, provo a dare, allora, un piccolo contributo in prospettiva della prossima stagione. Si tratta di un semplice appello, quasi disperato, una proposta indecente: per un’annata pensiamo solo alla Champions! La dobbiamo agguantare la Coppa delle grandi orecchie, portarla a casa e chissene di tutto il resto…

Mi spiego. Non so a voi, ma a me del triplete non frega assolutamente niente. Non è un titolo, è una coincidenza temporale, una fissa di Mourinho (l’ho visto che festeggiava facendo tre anche quest’anno in Europa League, pensa te), una consolazione da tifosi di un’ altra nota squadra milanese. A me interessa invece la Coppa dei Campioni, la Champions League.

Ho quasi 60 anni e ho cominciato ad andare al Comunale nel 1971-1972, l’anno del 14esimo scudetto: Carmignani, Spinosi, Marchetti… Ricordo diverse gioie pure, ho vissuto momenti meravigliosi in Campionato, Coppa Italia, Coppa Uefa… Ho amato tanto alcuni nostri grandi campioni, che ci hanno fatto sognare…

Ma quella Coppa… Il giorno tristissimo dell’Heysel, 29 maggio 1985, ero a Washington per lavoro e, saputo dei morti, non ce la feci a vedere la partita in quel pub, con gli italiani sotto choc. Ero in Tribuna stampa all’Olimpico di Roma con l’amico e collega Lamberto Sposini la sera del 22 maggio del 1996 a vedere l’unica vittoria vera in Champions, sofferta, soffertissima, angosciante anche quella, fino ai rigori.

Per il resto solo grandi, grandissime e anche enormi delusioni dalle altre 7 finali, tutte perse. Non so se si può chiedere ma io dico: se non c’è neanche quasi la festa per l’ennesimo scudetto, (quanti sono? 33, 35, 36…) ma che caspita cambia? E la Coppa Italia poi? Sì bene, l’abbiamo vinta e allora?

Per carità, non mi voglio addentrare nelle pur interessanti considerazioni tecniche che avete snocciolato in questi giorni. Faccio un ragionamento brutale: avete in mente i nomi dei giocatori in panchina per il Real Madrid e i nostri? Noi abbiamo giocato sempre con gli stessi 13-14. E con l’infortunio di Marko Pjaca, non c’è più stata nessuna vera sostituzione per gli attaccanti, per di più costretti agli straordinari da una grande invenzione di Allegri, varata in gennaio, per tappare un buco a centrocampo. Buco che avevamo ad agosto scorso e che ci è stato fatale il 3 giugno. Ora se tu giochi tre competizioni in contemporanea, a questi livelli, con gli stessi uomini, non ce la puoi fare. E’ matematico. I giocatori sono arrivati all’unica partita che contava, la finale di Cardiff, non certo nella forma che avevano mostrato nell’incontro con il Barcellona, diciamocelo. Sono arrivati stanchi, bolliti, sbiellati come il Cuadrado, che non a caso era stato già messo a riposo con il Monaco.

Ecco la proposta indecente. Partiamo fin da agosto a ragionare così: in Campionato giochiamo tranquilli, quel che arriva arriva, basta restare in zona Champions. Ci impegniamo a fondo nelle partite contro Roma, Napoli, Inter, Milan e Torino, il resto ciccia. In Coppa Italia usiamo lo schema Neto. Mettiamo la Juve B non solo in porta ma su tutto il campo. E ci concentriamo tutto l’anno, ossessivamente, maniacalmente, follemente, solo su un obiettivo: arrivare fino in fondo alla Champions e vincere la finale di Kiev.

Che dite, si può? Sono certo che il popolo juventino, se dovessimo fare un referendum, metterebbe un bel sì sull’idea di giocare davvero SOLO in Champions.

 

Di Alessandro Banfi