Il progetto Sarri alla Juve è fallito (e non per colpa solo sua)

di Valerio Vitali |

Il progetto Sarri alla Juve è fallito ed è fallito miseramente. Certo, dirlo dopo uno scudetto vinto fa specie, ma è negli appuntamenti di coppa che si è palesata un’insufficienza palese, nel gioco e nello spirito. Le finali perse con Lazio e Napoli e il doppio confronto con il Lione hanno fatto emergere quei limiti alla mentalità “sarriana” che erano visibili anche a Napoli. Contro squadre chiuse, tatticamente ben disposte dietro, Sarri ha sempre faticato e soprattutto, non ha mai posto rimedio a gara in corso.

La gara contro i francesi ieri sera ha segnato una linea di non ritorno. Una linea che è stata tracciata in primis da Andrea Agnelli, fortunatamente ‘Deus ex machina’ di questo organismo complesso chiamato Juventus. Un organismo che necessita di valori che non sono facilmente riscontrabili in altri club e che, la storia ci insegna, sono sempre stati sposati dagli allenatori che quelle squadre le hanno guidate. Quante volte avete sentito dire da Torricelli, Di Livio, lo stesso Conte frasi come “mi sarei buttato da un palazzo se Lippi me lo avesse chiesto”. E quante volte lo avete sentito dire a Bonucci, Lichtsteiner o Vidal nei confronti dello stesso Conte. Parole che a loro volta hanno pronunciato negli anni 80′ con Trapattoni. Alla Juventus, prima di tutto, serve questo, serve un “rinnovato spirito”, come descritto amabilmente da Andrea Agnelli ieri dopo Juve – Lione.

Il progetto Sarri è fallito dalla culla. Un matrimonio mal combinato che Manzoni avrebbe narrato con un eloquente ‘non s’ha da fare’. Per molteplici ragioni tattiche ma anche di uomini a disposizione, sebbene la Juve nella mente di Paratici non fosse costruita così “dilettantisticamente”, come va di moda dire in questi giorni.
Per intenderci: un Ramsey alla Hamsik (incursore mezz’ala), con Bentancur suo alter ego tutto fare (come Allan) e un playmaker basso come Pjanic (dove sono finiti i 150 palloni da far toccare al bosniaco?).
Nel ragionamento di una rosa più ampia e con ricambi come Matuidi, Khedira, Rabiot e Emre Can c’era tutto per fare bene. Purtroppo i continui infortuni di Ramsey, il mancato adattamento iniziale di Rabiot e le vicissitudini di Emre Can hanno complicato il tutto. Sarebbero attenuanti in caso di vittoria convincente della Serie A e di un trofeo nazionale e di una fuoriuscita dalle Final Eight di Champions League, ma in questo caso specifico no. Contro il Lione no. La Juventus non si puo’ appiattire, allineare, al pensiero che il nodo gordiano del discorso intorno a Sarri sia riconducibile solo ed esclusivamente al centrocampo quando vieni messo alla porta dal Lione di Crequeret-Cornet-Tousart e compagnia cantante.

Il progetto Sarri alla Juve è fallito non solo nei risultati, quanto nell’espressione di gioco ed è questa la nota maggiormente dolente. Sui risultati (che alla Juve contano da sempre primariamente) ci si puo’ anche passare sopra, ma sul come ci si è arrivati, che è stato il reale motivo di quel cambiamento richiesto più di un anno fa, che invece si deve essere intransigenti. Oltre ai due scontri diretti contro l’Inter (che comunque sono valsi il grosso dello scudetto per carità) non si è vista una Juve propositiva dall’inizio alla fine delle gare e quei 24 punti in Serie A che la Juventus ha perso per rimonte alquanto bislacche lo evidenziano in maniera sostanziale.

Crolli psicologici, decrescita di giocatori come Pjanic e Higuain, mancato (o tardivo) inserimento di Ramsey e Rabiot, o la gestione a dir poco pessima, dei casi Mandzukic ed Emre Can. Sarri ha fallito sia nell’espressione del gioco, troppo spesso lento e macchinoso, ancor più di Allegri questo è certo, sempre troppo inalberato tra vecchio e nuovo, tra idea di progetto futuro e un passato “rassicurante”. Sarri è caduto ma non lo ha fatto con le sue idee e questo è forse il rammarico maggiore.


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