Il profilo di Alex Meret: scuola italiana, stile sloveno e prodigio bianconero

di Stefano Francesco Utzeri |

Alex Meret nasce il 22 marzo 1997 a Udine. Attualmente di proprietà dell’Udinese, di ruolo è un portiere proprio come alcuni conterranei illustri.
Da Lorenzo Buffon a Zoff, fino all’ex enfant prodige Scuffet all’ex compagno Perisan, il Friuli ha sempre regalato grandi talenti alla scuola portieristica italiana.
Oggi Meret sta impressionando nel campionato di Serie B, difendendo i pali della sorprendente Spal, al momento capolista del torneo cadetto.

 

Una vita segnata dal bianconero per il giovane portiere friulano: prima il tifo per la Juventus, poi la maglia dell’Udinese, ma soprattutto l’ammirazione per il mito Gianluigi Buffon, idolo di un’intera generazione di portieri italiani e non.
Alex, fin da piccolo, decide che sarà quello il suo ruolo, come zio Mauro (portiere a livello amatoriale) e come il suo idolo Gigi Buffon
E infatti la prima maglia a lui regalata è quella di Gigi, i primi guantoni sempre del portierone azzurro, conosciuto proprio nell’ultima estate, quando tra una convocazione e l’altra si è praticamente trasferito a Coverciano.

 

Meret è sempre stato considerato uno dei prospetti più importanti a livello nazionale. A Udine puntano sul suo talento per fare ancora una volta quel che gli riesce meglio, l’ennesima plusvalenza, e stanno dunque delineando per il portiere classe ’97 un percorso meno esposto alla luce dei riflettori rispetto al concittadino e predecessore nelle vesti di predestinato, Simone Scuffet, che dopo l’esplosione sotto Francesco Guidolin, il mancato approdo a Madrid sponda Atletico e una non certo positiva stagione in Serie B, a Como, culminata con la retrocessione in Lega Pro, oggi guarda dalla panchina friulana il collega greco Karnezis, reduce da due stagioni dal rendimento mediamente sufficiente, e l’amico Alex, diventato elemento imprescindibile difendendo i pali della Spal, impegnata nella lotta promozione.

 

Già precedentemente comunque, anche nel periodo in cui Scuffet dominava le cronache nazionali, Alex veniva comunque considerato superiore, sia tecnicamente sia come personalità, al classe ’96.
Nonostante piovano complimenti illustri, tra cui quelli di Dino Zoff, Alex mantiene un profilo basso: poche parole, tanto lavoro, equilibrio e umiltà, qualità umane che fanno di lui un ragazzo nel quale intravedere ampi margini di miglioramento.
Si definisce inoltre molto autocritico e per questo pretende sempre il massimo da sé stesso.
Per il futuro le idee sono ben chiare in testa, per crescere “meglio giocare sempre”. No alle stagioni in panchina, dunque, nemmeno all’ombra del suo idolo.
A chi gli chiede se pensa già a un eventuale dualismo col collega rossonero, Donnarumma, risponde che “di solito le rivalità sono utili, perché ognuno spinge l’altro a essere migliore” e che “comunque lui ha già dimostrato di essere grande”.

 

Titolare quest’anno alla Spal, Alex è stato anche primo portiere di tutte le nazionali giovanili a partire dall’Under 15 fino all’Under 19, con cui ha giocato sino a questa estate, perdendo la finale degli Europei di categoria.
A maggio 2016, l’allora CT Antonio Conte ha deciso di aggregarlo ai compagni più maturi nello stage pre Europeo e successivamente al ritiro degli Azzurri prima del Campionato Europeo 2016.
In agosto, dopo l’Europeo Under 19, è arrivata anche la prima convocazione della Nazionale Under 21.
Una carriera azzurra già importante di cui lui comprende perfettamente il significato, quando si dice emozionato e consapevole, mentre al suono dell’Inno di Mameli sa di essere nel posto in cui vorrebbero stare migliaia di ragazzi col suo stesso sogno nel cuore.

 

L’attuale stagione, la prima da titolare tra i professionisti, procede nel migliore dei modi. Dopo un periodo di discontinuità, prima per l’iniziale indecisione del tecnico della formazione ferrarese, Semplici, su chi dovesse essere titolare tra Meret e il suo quasi coetaneo Gabriele Marchegiani, poi per un infortunio al polso, ormai da alcuni mesi è sempre più un protagonista della cavalcata degli spallini.
Per lui 18 presenze finora, tutte dal primo minuto, solo 17 gol presi e ben 7 clean sheet all’attivo, che fanno di lui uno dei migliori portieri militanti in cadetteria.

 

 Caratteristiche tecniche 

Cresciuto nelle giovanili dell’Udinese, quando gli viene chiesto a chi sente di assomigliare tecnicamente lui risponde Handanovic, portiere che dalle parti di Udine conoscono molto bene.
In comune con lo sloveno, Meret ha sicuramente il coraggio e la capacità di aggredire la palla, soprattutto nelle occasioni più disperate, cercando di coprire quanto più possibile lo specchio della porta.
La non comune caratteristica di aggredire la palla, unita ad una grande capacità di leggere in anticipo le traiettorie, fanno di lui un portiere con una spiccata propensione nell’uscita prevalentemente alta e lo rendono padrone completo sia dell’area piccola sia dell’intera area di rigore.
Tra i pali invece si nota subito in Alex una grande sensibilità nei posizionamenti, che rendono i suoi interventi poco scenografici, ma essenzialmente efficaci ai fini del risultato.
Possiede inoltre ottimi riflessi e un’ agilità propria di un fisico asciutto e longilineo, che tocca oggi il metro e novanta centimetri, caratteristiche atletiche che ne fanno un portiere molto abile nelle parate a terra, anche con gli arti inferiori.

Molto sicuro dei propri mezzi, spesso tenta con successo la presa anche su tiri che arrivano con notevole velocità, fondamentale su cui però dovrà migliorare, evitando di sbagliare scelta in situazioni difficoltose, preferendo delle respinte laterali come fondamentalmente viene suggerito dai preparatori dei portieri.
A differenza delle scuole di portieri più in voga, come per esempio quella tedesca che segue l’onda lunga di Manuel Neuer, Meret è un portiere di tradizione italiana, che si affida alle più classiche metodologie di parata, piuttosto che a un’impostazione più istintiva, della quale l’estremo difensore tedesco è esponente numero uno al mondo.