Veri e presunti problemi della Juve di Pirlo dopo San Siro

di Alex Campanelli |

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La sconfitta contro l’Inter ha destato dal sonno i tifosi più critici della Juve di Pirlo, parzialmente sopiti dopo le vittorie contro Milan e Sassuolo ma già con le orecchie dritte in seguito al sofferto passaggio del turno di Coppa Italia contro il Genoa.

Così come è importante non farsi prendere dall’euforia e non dimenticare i problemi esistenti quando si vince, analogamente quando arriva una sconfitta, ancorché fragorosa per quanto visto in campo come quella contro i nerazzurri, è importante non lasciarsi andare al disfattismo, cadendo nel banale errore di mescolare le vere difficoltà della Juventus con altri presunti limiti che in realtà è scorretto indicare come tali.

Quali sono dunque, i veri problemi della Juve? Prendendo come spunto Inter – Juventus, scopriremo come essi sono collegati tra loro a catena, creando una cascata di effetti negativi sulle prestazioni della squadra:

la posizione di Ramsey, per quanto fastidiosa da leggere e difendere per gli avversari in alcune gare, rappresenta un limite enorme in altre. Da Barcellona – Juventus i bianconeri sono passati dal 3-4-1-2 al 3-5-2 puro in fase di possesso, ma il gallese quando gli avversari non hanno la palla sbaglia molte volte a portare il primo pressing, mandando in fumo il lavoro dei compagni, ma soprattutto si trova spesso lontano dagli altri centrocampisti e crea voragini con le quali gli avversari vanno a nozze. E’ successo contro il Sassuolo, con Ramsey che non copre l’imbucata di Traoré per Defrel che poi segna, è successo soprattutto con l’Inter, come ottimamente sottolineato da Giulio Gori, un dettaglio d’importanza capitale che ha sostanzialmente permesso a Barella di fare quello che voleva;

il catastrofico Rabiot visto a Milano non è una casualità, c’è anche lo zampino di Pirlo nella sua pessima prestazione. Già lo scorso anno era evidente come il francese preferisse giocare sul suo piede, da mezzala sinistra, dove per lui meno macchinoso nello smistare il pallone e avanzare in progressione, il suo vero punto di forza. La continuità di rendimento non è mai stata il punto forte dell’ex Psg, se viene anche schierato in una zona di campo a lui poco idonea (presumibilmente per permettere a Ramsey di giocare da mezzo sinistro) è normale pagare dazio prima o poi;

– non è semplice imbastire un pressing credibile con i giocatori a disposizione della Juve: se n’era accorto Sarri, se ne sta accorgendo anche Pirlo. Cristiano, Morata e Dybala non sono esattamente gli atleti più idonei a portare la prima pressione, per inclinazione (Morata), struttura fisica (Dybala) e gestione delle proprie energie nell’arco della partita (Cristiano), se al pressing non esattamente irreprensibile delle punte si aggiunge il lavoro approssimativo delle due mezzali sopracitate e ci si priva di Bentancur, ancorato davanti alla difesa, e McKennie, ecco che diventa praticamente impossibile recuperare palla in posizione avanzata contro una squadra dai meccanismi rodati come l’Inter. Se si vuole continuare su questo canovaccio, è impossibile a rinunciare sia all’uruguagio che al texano in fase di prima pressione;

– la Juventus di Pirlo, ad oggi, non ha piani B consolidati, e quando prova a compiere delle scelte adattandosi all’avversario può succedere qualsiasi cosa in entrambi i sensi. Molto bene è andata col Barcellona, col passaggio alla mediana a 3 e l’impiego di Cuadrado e Sandro contemporaneamente per tamponare gli esterni blaugrana, molto male invece a San Siro con la marcatura di Chiellini su Lukaku. Non perché Giorgio abbia perso il duello col belga, tutt’altro, ma quando il 9 interista stringeva verso il centro Chiellini era costretto a seguirlo, lasciando Frabotta in balia del duo Hakimi-Barella, vista la già citata scarsa copertura da parte di Ramsey;

– anche per quanto riguarda le scelte a gara in corso, Pirlo è un allenatore tutto da costruire, non sempre riesce in una lettura lucida delle partite e ciò è emerso ieri sera. Contro il Milan Andrea non ha sbagliato una mossa, tenendosi McKennie come risorsa dalla panchina e inserendolo al momento giusto insieme a Kulusevski, un duo che di fatto ha spaccato la partita in favore della Juve, ma contro l’Inter il tecnico non è riuscito nello stesso artificio. In particolare, lo svedese è stato inserito senza di fatto avere un ruolo fisso, mossa che l’ha portato più volte a stringere a destra vicino a Chiesa imbottigliandosi nel traffico mentre sull’altro out Bernardeschi aspettava palla da solo, e che ha avuto effetti devastanti sul già incerto pressing bianconero, senza più riferimenti fissi.

Gli aspetti su cui lavorare non sono pochi, ma è bene distinguerli dai finti problemi, quelli che vengono tirati in ballo nei momenti negativi ma che rischiano di distogliere l’attenzione dalle lacune veramente importanti:

il modulo di Pirlo non è impossibile da attuare, non è colpa delle difficoltà nel passaggio dal 4-4-2 al 3-5-2 se si subiscono molti gol su imbucate o si concedono superiorità numeriche. Interpreti tatticamente poco raffinati come Frabotta, pigri nelle coperture come Ramsey o in difficoltà nel difendere in avanti come Bonucci possono creare voragini con le quali gli avversari vanno a nozze, questo sì, ma più che di modulo è un problema di concetto, di una squadra che per 8 anni ha difeso e attaccato in un modo e ora si trova a fare l’opposto, inconveniente col quale si era scontrato anche Maurizio Sarri. Tornare indietro significherebbe mandare all’aria l’ultima stagione e mezza e tornare a un gioco speculativo e passivo, che meglio si sposerebbe con alcuni interpreti ma ne metterebbe in difficoltà altri, come Danilo, Cuadrado e Arthur, e i cui risultati europei sono sotto gli occhi di tutti;

la soluzione a tutti i problemi della Juve non è “il centravanti”, che rischierebbe invece di causarne altrettanti. Buttar palla su un’eventuale punta di peso potrebbe essere una soluzione d’emergenza in alcuni frangenti, come capitava al Tottenham con Llorente, ma sarebbe una risorsa utile per una squadra con schemi già consolidati, non per un gruppo in costruzione che non può disporre di molte certezze e che con un atteggiamento simile finirebbe per mascherare i veri problemi. L’acquisto di un altro attaccante toglierebbe ancora più spazio a Kulusevski, che ha dimostrato di poter far male a qualsiasi difesa se schierato davanti, e il mito di Cristiano Ronaldo che “ha bisogno di un centravanti” per rendere al meglio è semplicissimo da sfatare, dato che con la punta di peso (Mandzukic) nel suo primo anno di Juve ha registrato la peggior media gol della sua carriera dal 2008/09 (quando ancora faceva l’ala del 4-4-2 a Manchester) ad oggi;

la rosa della Juventus non è corta, né tantomeno scarsa, e non è inferiore a quella dell’Inter, neanche in mezzo: paragonando in blocco i centrocampisti bianconeri a quelli nerazzurri, il solo a spiccare ad oggi è Barella, nemmeno lui immune dalle serate storte, non ingannino la prima ottima partita di Vidal da quand’è a Milano e la pessima prova offerta dai nostri, al netto di un Arthur sul quale a questo punto è obbligatorio insistere come titolare inamovibile. Per quanto riguarda gli esterni, Frabotta non è la prima alternativa della Juventus sulle fasce: Pirlo schiera sempre un terzino e un’ala, ieri non ha avuto né Alex Sandro né Cuadrado da affiancare a Chiesa, una doppia assenza che ha creato una voragine in rosa al quale l’allenatore ha sopperito come meglio ha potuto. Togliete Hakimi-Darmian all’Inter, Hernandez-Dalot al Milan, Kimmich-Pavard al Bayern, Robertson-Tsimikas al Liverpool, Mendy-Marcelo al Real. Chi gioca? Un Primavera, o un giocatore della squadra riserve, o un adattato, perché è già impossibile costruire una rosa con 20 giocatori di altissimo livello, figuriamoci 30;

– ribadirlo è triste, ma Cristiano Ronaldo non è un problema, non gioca per sé stesso (è il quarto bianconero per passaggi chiave a partita), non ha risucchiato tutta la forza economica della Juventus (con lui in rosa sono stati acquistati de Ligt e Chiesa, terzo e sesto giocatore più costoso della storia bianconera), non ha finito la benzina: sta faticando come tutta la squadra, sta tirando il fiato in attesa della fase a eliminazione diretta della Champions League, avrebbe bisogno di riposare ma Pirlo non riesce a concedergli pause visto il ritardo in classifica. Massimizzare il suo rendimento è la missione della Juventus, metterlo in discussione è lo sfogo fine a sé stesso di chi guarda il dito invece della luna.