Il problema Juventus: gli stimoli

di Valerio Vitali |

Da Allegri a Pirlo, passando per Sarri, il problema della Juventus è rappresentato dalla mancanza di stimoli. Il punto focale sul quale concentrare tutte le attenzioni attuali di questa squadra è vivido e tangibile dalle parole dello stesso Pirlo di ieri sera nell’immediato post Juve – Hellas Verona.

“Basta prendere schiaffi e poi reagire!” Da questo fondamentale sfogo del tecnico bianconero si capisce molto di quella che è la tempra di questa squadra, ma anche di quelle del recente passato. Nelle ultime due stagioni di Allegri e anche soprattutto nell’annata scorsa con Sarri questa tematica si è presentata ciclicamente in maniera perpetua. Non si impara dunque dalle lezioni, a maggior ragione con le cosiddette “piccole” della Serie A.

Va sottolineato che tutto cio’ sia quantomeno fisiologico. Vincere non è mai facile e farlo per 9 anni di fila, tantomeno. Anche in Bundesliga e in Ligue1, dove Bayern e PSG fagocitano i loro avversari con facilità disarmante, hanno lasciato per strada ai loro “competitor” qualche titolo nazionale. Così non è stato per la Juventus in Italia. In quest’ultimo decennio infatti i bianconeri non hanno lasciato agli avversari che le briciole di coppe e supercoppe nazionali. Un bel bottino che pero’, in via del tutto naturale, ha come controindicazione quella di un normale “appagamento”. 

Un appagamento che comporta una mancanza di stimoli anche in gara. Quanto visto col Verona è figlio anche dell’atteggiamento iniziale visto a Crotone (guarda caso non con la Dynamo). L’approccio quasi superficiale, oseremmo dire quasi sornione della Juventus che pare sempre debba essere punzecchiata, ferita nell’orgoglio per poter reagire. Come un pugile che dopo aver vinto decine di incontri abbia bisogno di essere messa all’angolo per essere chiamato ad una reazione.

In quest’aria di cambiamento, di “rinnovato entusiasmo” pero’, la squadra di Pirlo deve trovare in sé la forza e la volontà di aggredire la partita e l’avversario. Dominare e domare sin dall’inizio un animo feroce visibile ad esempio nella riconquista immediata della palla (punto questo di vitale importanza nella visione di calcio del mister). Aggressione degli spazi e possesso del pallone finalizzato alla giocata in verticale. Riuscire ad aggredire quelle palle mezze e mezze, arrivare prima sui palloni vaganti.

Peculiarità queste che si sono intraviste solo a tratti e che da sempre rappresentano in fondo il DNA Juventus. Ecco, è proprio questo il punto: la Juve deve tornare ad essere Juve. Prima dei discorsi sugli schemi, sul pressing, sulla qualità del fraseggio. Prima di tutto questo servirà riavvolgere il nastro a prima di quell’11 settembre 2011.