Il problema Juve è stato ed è sempre lo stesso: arrivare cotti!

di Valerio Vitali |

Il problema di questa Juve, emerso in maniera lampante ieri sera, è la condizione atletica. Un problema che attanaglia la squadra bianconera non solo in questa stagione, ma anche in quelle precedenti. Ricordate l’ultima annata di Allegri con mezza squadra titolare indisponibile per la sfida di ritorno con l’Ajax? Vi ricordate della situazione Higuain, Douglas Costa, Ramsey, Chiellini lo scorso anno con Sarri? Anche con Pirlo, purtroppo, la musica non pare sia cambiata, anzi, forse peggiorata.

In estate, quello che doveva essere l’acquisto in più, sventolato con orgoglio anche dal Presidente Agnelli, è stato Bertelli. Lui, preparatore atletico della primissima Juve di Conte e fortemente voluto da Pirlo per ricalcare quella stessa forza e dinamicità sul campo. Caratteristiche queste che non solo non si sono viste applicate in maniera continuativa sul rettangolo di gioco, ma che sono state “impreziosite” da numerosi infortuni che non permettono oggi alla squadra di rendere oltre il 60%.

E’ altresì vero che alcuni di questi stop, non siano stati del tutto muscolari. Basti vedere cosa è successo a Dybala, o lo stesso Morata. Un virus intestinale raro che, insieme al quadro clinico alquanto “ombroso” di Paulo delinea in maniera perfetta la stagione in corso. Ma sui Chiellini, Bonucci, Cuadrado, non puo’ che incidere un grado di preparazione atletica di primo livello europeo per competere sia dentro che fuori i confini nazionali.

Il “problema” della Juve è sempre lo stesso, la condizione latente. Arrivare sempre “cotti” sul calare della stagione, quando le partite acquisiscono un peso specifico maggiore e dove la differenza tra un pari e una vittoria fa tutta la differenza del mondo per il rush finale. Giocarsela senza regista, senza due centrali titolari, senza l’esterno destro, senza il centravanti (e la sua “riserva”) non permettono alla squadra di strutturarsi in maniera fissa intorno ad un sistema di gioco, intorno a dei movimenti e degli uomini predefiniti intorno ai quali poi far ruotare tutti gli altri, comprimari ma non “primi inter pares”. Insomma, riuscire a fare quello che si è fatto a cavallo tra gennaio e febbraio. Insomma, cambiando l’ordine degli staff atletici, il risultato non cambia. E cio’ è quello che più ci affligge.