E sei il problema fossero i cinque cambi?

di Giulio Gori |

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La Juventus, uscita da una doppia clamorosa sconfitta contro Sassuolo e Verona, fa i conti con diversi limiti che emergono dallo sviluppo della sua stagione: dallo scarso ordine (mentale e non solo) all’assenza di un Ronaldo capace di trasformare in tiro in porta ogni pallone che rimbalza in area avversaria.

Ma un ulteriore punto emerge sempre più forte di giornata in giornata e ancor di più dalla sfida con i Veneti. Le «piccole» che hanno buona organizzazione spesso partono con grande intensità per cercare di sorprendere la squadra avversaria, per poi chiudersi in difesa quando finiscono il fiato. Insomma, la distribuzione dello sforzo è molto sbilanciata sulla prima parte dell’incontro. La squadra di maggiore qualità deve restare quindi ordinata, far sfogare la furia agonistica rivale, per poi colpire nel momento di calo di tensione degli avversari. Il gioco di Allegri è sempre stato questo, con un’eccezionale capacità di insegnare ai giocatori la gestione dei momenti della partita.

Non sarà però che i cinque cambi, che consentono di cambiare metà dei giocatori di movimento, abbiano fatto venire meno tali presupposti? La Juventus oggi si trova di fronte a squadre che calano di meno, in termini di intensità, nel corso dei novanta minuti. E quando capita, come a Verona, di passare in svantaggio nella prima parte della partita, il problema che sembra emergere è che, rispetto al passato, ha molte più difficoltà a recuperare un risultato. Le avversarie, con i cinque cambi, si difendono con più ordine, sfruttando la maggiore concentrazione dei giocatori freschi. Dall’inizio della stagione la Juventus ha ribaltato una sola volta il risultato, con lo Spezia. In tutte le altre quattro occasioni in cui si è trovata sotto, ha finito per perdere (e solo una volta delle quattro, contro il Sassuolo aveva momentaneamente raggiunto il pari).

I cinque cambi, insomma, sembrano penalizzare più di altre una squadra come la Juve di Allegri che ha un’identità spiccatamente attendista e non è in genere capace di creare valanghe di occasioni da gol. L’ultima partita contro lo Zenit – solo il futuro ci dirà se è stato un caso – ci suggerisce che forse la squadra potrebbe prendere una diversa direzione. In passato, ha creato molto dibattito lo scontro “ideologico” tra mister Allegri e Daniele Adani. Premesso che chi scrive ama un gioco basato sul possesso, Allegri aveva tutta la ragione dalla propria parte e a dargliela erano i risultati straordinari ottenuti.

Aveva e non ha, perché ora, con i cinque cambi, la lancetta potrebbe essersi spostata in favore di un’idea di calcio più propositiva. Alla luce dei recenti risultati, molti dicono che Allegri sarebbe diventato un brocco, ma forse non è lui a essere cambiato, è il calcio a essere diventato diverso. Non è un alibi, gli alibi sono le ragioni che si accampano per giustificare una sconfitta, ma che sono indipendenti da noi, su cui non ci si può fare niente. Invece in questo caso, l’allenatore bianconero deve prendere atto della situazione mutata e probabilmente ripensarsi. Per correre ai ripari.