Umiltà, qualità, cattiveria: il primo CR7 bianconero

di Giuseppe Gariffo |

“La nostalgia che avevo della mia allegra casetta, modesta come me”. Questo il testo della popolare canzone portoghese che CR7 cantava ieri sulla sedia, obbligato dai compagni ad obbedire al rito d’iniziazione riservato ogni estate ai nuovi arrivi. “Nostalgia”, “modestia”, “piccola casa”: parole, immagini, categorie distanti dal primo approdo della mente di chiunque pensi a un uomo come Cristiano Ronaldo, vincente come nessuno, ricco e bello come pochi. Possibile che la scelta del campione portoghese fosse casuale, ma preferiamo pensare che sia stato un modo per presentarsi e spiegarsi meglio ai compagni di avventura, prima ancora che le parole passassero al campo e conformassero che certi termini non sono mai fuori contesto quando si parla di Cristiano da Madeira.

Entra in campo consapevole delle attenzioni che lo circondano, ma sull’atteggiamento da star prevale quello del campione abituato a vincere, che non accetta di lasciare briciole in giro agli avversari e che si arrabbia, con sé stesso e con i compagni, se non si riesce ad ottenere il meglio. Si mette a disposizione della squadra, altruista come raramente visto nel suo passato, forse complice la condizione non eccelsa dopo soli 20 giorni scarsi di preparazione. Tocca la sua prima palla dopo 4’30”, quando la Juve ha già fatto gol (a proposito, è al centro del mucchio che avvolge Sami Khedira nell’esultanza post 1-0). Più volte la squadra mostra di non avere il metro per la giocata adatta a lui, quella in profondità, e così non vengono premiati con la verticalizzazione un paio di suoi scatti alle spalle dei centrali scaligeri. Ma ci sarà tempo per maturare la certezza di questa nuova opportunità, ci sta. Si arrabbia invece con Cuadrado e Khedira, che due volte hanno lo spazio per servirlo agevolmente nei rari momenti in cui non è marcato stretto, ma non lo fanno. Braccia larghe ed occhiatacce. Se la prende con sé stesso invece per il tiro dai quindici metri al quale pochi centimetri negano la prima gioia del gol in serie A.

E’ nel secondo tempo che si vede però un anticipo più sostanzioso dell’extraterrestre che ci aspettiamo. Tira dai trenta metri e mette paura a Sorrentino, poi per ragion di stato, dopo il rigore di Giaccherini, si allarga a sinistra ed inizia a seminare il panico tra le maglie della retroguardia clivense. Prima con una gran giocata al limite dell’area tira sul secondo palo e costringe Sorrentino a superarsi, poi inizia a sfornare giocate mai banali che sostengono l’assedio bianconero all’assalto di tre punti complicati ben oltre le previsioni. Dopo la pronuncia dal VAR che sancisce l’annullamento del momentaneo 3-2 di Mandzukic, la telecamera lo pizzica in un’evidente imprecazione (“hijo de p…”), ulteriore testimonianza di quanto ci tenesse alla vittoria odierna. Dopo il gol decisivo di Bernardeschi indica la tempia con l’indice, per indicare alla squadra la necessità di usare la ragione nei minuti finali, per gestire il vantaggio riagguantato.

Per assurdo, in questi primi 90′ minuti di serie A, abbiamo visto il migliore Cristiano Ronaldo nelle fasi di gara in cui la Juventus era più in sofferenza, quando ha mostrato il mix di qualità e cattiveria da sempre stato marchio distintivo della sua carriera. Inferiore il suo peso specifico nella prima mezz’ora, nella quale i bianconeri erano in pieno controllo della partita. Enorme la sua presenza nelle fasi di maggior difficoltà di una gara in cui la Juve ha comunque (molto grazie a lui) tirato in porta una enormità di volte rispetto alle abitudini del recente passato. Una partita da sufficienza piena, senza troppi effetti speciali, quella del portoghese, che però al 95′ festeggia la vittoria con un ampio sorriso che premia l’ottimo lavoro del suo dentista. Ronaldo ci ha messo veramente poco a calarsi nella mentalità Juve, improntata al sacrificio e al collettivo, e avrà immediatamente appreso come in serie A, perfino contro gli avversari meno dotati, nulla è scontato.

Adesso appuntamento al prossimo esordio, quello allo Juventus Stadium. E al primo “eu estou aqui!”.