Presidente, questo rinnovo non s’ha da fare!

di Sergio Sersim |

Dobbiamo dare i meriti a un Ajax che ha giocato in maniera eccellente, mettendo sotto il Bayern Monaco, il Real Madrid e la Juventus”. Parole sacrosante quelle di Andrea Agnelli, parole che dovrebbero portare a riflessioni che però sembrano non esserci nel momento in cui conferma Allegri alla guida tecnica.

La domanda dalla quale bisogna partire è “perché l’Ajax è stato superiore?”. Che poi potrebbe anche essere “perché il Tottenham è stato superiore un anno fa?” o “perché l’Atalanta è stata superiore?”.
Si può ridurre l’eccellente lavoro svolto da ten Hag a un semplice ciclo di giocatori talentuosi? Due anni fa, quando gli olandesi erano in finale di Europa League, Frenkie De Jong era un giocatore dell’Under 21. La passata stagione è stato impiegato come difensore per ampliare il suo bagaglio e diventare il giocatore totale che, oltre ad essere il cervello della squadra, recupera sul lungo Bernardeschi con un tackle eccezionale. Questo è merito dell’allenatore.

Liquidare l’uscita da una pessima Champions League (5 vittorie, 4 sconfitte, 1 pareggio) senza le giuste valutazioni, equivarrebbe a buttare la polvere sotto il tappeto e trovarsi allo stesso punto tra 365 giorni.
È quindi dalla domanda di cui sopra che bisogna partire per programmare il futuro, anche perché dopo l’acquisto di Cristiano Ronaldo diventa stucchevole pensare che il miglioramento della Juventus debba passare ancora una volta dal calciomercato. Paratici sembra pensarla alla stessa maniera, pertanto in un’ottica di miglioramento lo sguardo non può non ricadere sull’operato di un allenatore che, per svariati motivi, è diventato più un freno che un valore aggiunto.

Risultati
Chi scrive non è risultatista, ma siccome la Juventus ragiona in questa maniera, non si può non partire da qui. Nell’anno in cui bisognava vincere di più, si è vinto di meno. Negli ultimi 13 anni Cristiano Ronaldo ha disputato 11 semifinali di Champions League. Prima di Allegri, soltanto Pellegrini le mancò e, nonostante 96 punti in Liga e 102 gol segnati, a fine stagione venne esonerato.

Valore
Contrariamente alla diffusa teoria secondo la quale sarebbe nettamente superiore ai suoi colleghi italiani, Allegri non ha mai fatto vedere niente di glorioso per giustificare ciò. È un buon tecnico, come lo potrebbe essere Spalletti, le cui squadre danno sempre l’impressione di non esprimere a pieno i valori a disposizione. È la Juventus ad aver dato splendore ad Allegri, non il contrario. Ci sarà vita anche senza di lui.

Mancanza di gioco
Allegri parla di se stesso soprattutto come un manager, raramente parla di calcio e riduce tutto al concetto di “semplicità” palesando limiti caratteriali difficilmente migliorabili. Nomina sempre la tecnica, ma raramente la si vede in campo. Le uniche soluzioni proposte sono il lancio lungo e il crossing game, notoriamente poco efficaci. Se nemmeno la presenza di Cristiano Ronaldo ha scalfito le sue convinzioni, è legittimo credere che non ci saranno mai miglioramenti. La Juventus, che ci ha abituati a prestazioni negative, non ha bisogno di un gestore, ma di un allenatore che metta il pallone al centro del progetto.

Underperformance
Negli ultimi due anni ci siamo abituati, a turno, a prestazioni complessivamente negative da parte di tutti i giocatori. Tutti i giocatori sono problematici o il problema risiede nel manico? Il primo scudetto di Conte arrivò grazie a una squadra che giocò andando oltre ogni limite, vincendo contro un pessimo Milan (la Juve vinse il titolo pareggiando il 40% delle partite). Dopo il disastro milanese, Allegri si stava ripetendo lo scorso anno. Il capolavoro delle underperformance di cui è responsabile però è Paulo Dybala, giocatore distrutto mentalmente.

La scelta degli uomini
Chiunque è libero di scegliersi i propri uomini, purché leghi a loro il proprio destino. Se di Dybala sono rimaste le ceneri, la responsabilità è di chi ha portato avanti scelte discutibili. Un anno fa il talento argentino divenne un problema perché non garantiva quella copertura che spettava a un Khedira versione attaccante. Quest’anno, per l’impossibilità di panchinare Mandzukic, Dybala è stato reinventato tuttocampista, nonostante i numeri suggerissero che non fosse il suo mestiere. Alla conclusione della sua quarta stagione, Mandzukic ha segnato meno gol di Arturo Vidal, quasi la metà di quelli segnati da Dybala nello stesso arco temporale e meno di quelli segnati da Higuain in due sole stagioni. Dov’è il senso in tutto ciò?

Pessimo lavoro sui giovani
Conte si separò malissimo dalla Juventus, ma lasciò in eredità la BBC, un centrocampo eccezionale e un sistema di gioco al quale la squadra si aggrappò per i due anni successivi. Quale eredità lascerà Allegri? Quali giovani ha formato per il futuro della Juventus? Nella doppia sfida contro gli olandesi, Rugani ha giocato per la prima volta in quattro anni una sfida ad eliminazione diretta in UCL. Bentancur lo scorso anno giocò meno di Sturaro. Kean prima dell’infortunio di  Ronaldo aveva giocato solo uno spezzone di Coppa Italia. Dybala poteva essere il grande lascito, eppure ci troviamo un talento spento, giustamente convintosi di non essere importante in questa squadra.

La Juventus deve imporsi un miglioramento costante, ma se nemmeno l’acquisto di Cristiano Ronaldo è riuscito ad elevare le prestazioni di una squadra che non sembra nemmeno divertirsi in campo, forse è il caso di fermarsi un attimo e, prima di stanziare budget per il calciomercato, capire che questo rinnovo non s’ha da fare, né domani, né mai.