Verso Juve-Lazio: perché Pjaca (anche da subentrato) può spaccare la partita

di Jacopo Azzolini |

Verso Juve-Lazio

La Lazio è senza dubbio una delle sorprese più gradevoli del campionato, con Simone Inzaghi che sta confermando quanto fosse ben riposta la stima che la stampa specializzata gli riponeva ai tempi delle giovanili. Per come era messo l’intero ambiente subito dopo il termine del caso Bielsa, è senza dubbio un grandissimo successo essere in una tale situazione di classifica.

Rispetto ad un inizio di stagione in cui la Lazio difendeva molto bassa e offensivamente agiva solo in transizioni, la bontà dei risultati e del lavoro del tecnico hanno decisamente accresciuto il livello globale: i biancocelesti sono palesemente migliorati nella gestione della palla, con una manovra sempre più disinvolta. Ciò lo si è soprattutto notato nel primo tempo contro l’Inter, forse una delle espressioni calcistiche migliori della stagione nonostante il crollo nella ripresa. La Lazio è infatti la terza squadra per tiri dentro l’area di rigore, ed è in grado di creare diverse occasioni da rete anche contro gli avversari più attendisti.

Che Inzaghi abbia lavorato a lungo coi giovani lo si vede già dal principio con cui allena questa rosa: fin da subito, la sua prerogativa è stata quella di esaltare gli uomini più che gli schemi, soprattutto i giocatori offensivi. Felipe Anderson, Keita ed Immobile erano tutti giocatori in una crisi identitaria piuttosto forte, sia tattica che mentale. Questa prima parte di stagione – pur con tutti i loro difetti – ce li sta consegnando a dir poco rigenerati: Immobile è tra i principali cannonieri del campionato, Keita ha già eguagliato il suo record di gol ed il brasiliano ha numeri molto elevati nella partecipazione del gioco.

Dipendendo molto dall’inventiva dei propri attaccanti, la Lazio accetta tranquillamente dei possibili scompensi dietro pur di permettere al trio di potersi esprimere al meglio. Non viene infatti loro richiesto un eccessivo lavoro in fase di ripiegamento, proprio per paura che questo li possa limitare in avanti. Pure quando Inzaghi gioca col 352 – con Felipe Anderson schierato esterno a tutta fascia -, il brasiliano non ha l’obbligo di arretrare la propria posizione in linea con la retroguardia: scelta senza dubbio coraggiosa, che mette in conto l’opzione di poter ingaggiare anche diversi duelli individuali nelle retrovie, e si è visto anche contro avversari come Napoli ed Atalanta.

 

Ogni tanto però il pubblico si spazientisce: non è infrequente vedere l’Olimpico mugugnare o addirittura fischiare qualche scialba prestazione di Felipe Anderson e Keita. Il problema è che la Lazio dipende in toto dalle loro invenzioni e dal loro stato di forma, quindi non bisogna scaldarsi troppo quando eccedono nel tentare la giocata. Oltre alle loro qualità nell’uno contro uno, lo straordinario momento di Immobile si sta rivelando decisivo per le sorti della formazione capitolina. A Roma sta trovando il contesto perfetto per lui, ossia una squadra che si esalta nell’aggredire gli spazi e nel provare a pungere con immediate transizioni. Il servire il proprio attaccante in profondità è una delle risorse migliori per la Lazio, e sta dando parecchi frutti.

immobile

 

Per supportare tre uomini che agiscono così alti, il lavoro dei centrocampisti è cruciale. Miinkovic-Savic in particolare si sta confermando come uno dei prospetti più interessanti del campionato, tanto difficile da collocare e definire quanto tremendamente efficace nell’economia della sua squadra. E senza dubbio una valida risorsa in fase difensiva per l’elevato lavoro che riesce a svolgere col suo imponente fisico. Inoltre, si rivela fondamentale nella risalita del campo, visto che il lancio lungo per lui (in qualsiasi posizione del campo egli sia) consente alla Lazio di alzare il baricentro e/o sfuggire dalla pressione rivale. Le sue capacità sottoporta e negli inserimenti ci stanno consegnando un giocatore più completo di quanto credessimo: sarà un profilo da tenere d’occhio nel prossimo mercato.

 

RICETTA

 

Se finora i biancocelesti hanno tenuto un ritmo impressionante contro le medio-piccole, non perdendo praticamente mai punti per strada, gli scontri diretti contro le prime sono stati avari di gioie. Tutte sconfitte, con eccezione del pareggio del San Paolo, quando tra l’altro è arrivato l’unico gol segnato contro le grandi.

Le pesanti assenze di Inzaghi a Torino per forza di cose riducono le velleità laziali, e snatureranno i biancocelesti in una formazione molto più coperta rispetto al solito. Senza Keita, i capitolini perdono molto in efficacia e soluzioni negli ultimi metri. Inoltre, la squalifica di Lulic è un’ulteriore gatta da pelare: pur con i suoi limiti, il bosniaco è un elemento imprescindibile nella doppia fase, basti pensare che è in testa per quanto riguarda i key passes.

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Da quel che trapela, la Lazio verrà schierata con 3 difensori centrali: esterni saranno schierati Patric e Radu, quindi dei laterali con scarse qualità propositive. Mediana a 3 con gli insostituibili Biglia (indiscusso record man per passaggi effettuati), Parolo e Milinkovic, con in avanti Felipe Anderson ed Immobile. Verosimilmente, sarà un 5-3-1-1, con Anderson e centrocampisti chiamati a un gravoso lavoro nella risalita del campo. Difficile che Inzaghi opti per un 4-3-3 dando fiducia a Luis Alberto.

In entrambi i casi, sarebbe peccato mortale insistere col 352, soprattutto alla luce dell’assenza di Alex Sandro. Bisogna assolutamente proseguire con la  Juve più “palleggiatrice” che abbiamo lasciato contro l’Atalanta in Coppa Italia, con Pjanic dal primo minuto. Va messa in campo la giusta dose di estro ed esplosività palla al piede: se Pjaca, a meno di sorprese, non sarà titolare potrà comunque essere una validissima risorsa a gara in corso se si dovessero trovare difficoltà nel bucare la muraglia laziale. Proprio nella sfida di andata il croato aveva fatto vedere per la prima volte le sue qualità, tra cui la facilità di tiro e la grande esplosività nel puntare l’uomo.

Anche se Lichtsteiner è dato titolare, non sarebbe una bestemmia pensare a Cuadrado terzino: le gigantesche lacune laziali sulla fascia sinistra sono il contesto giusto per provare il colombiano in quella posizione. Sia per il presente, che per il futuro.

Inoltre, per alzare il baricentro e complicare ulteriormente la risalita rivale, la Juve potrebbe imbastire un pressing più alto e convinto del solito. De Vrij è coraggioso ed intraprendente, ma gli altri uomini fanno una fatica bestiale nel disimpegno. Un errore di questo tipo è costato alla Lazio la sconfitta fin qui più bruciante (ossia, nel derby), quindi i bianconeri dovranno essere bravi nell’indirizzare il pallone verso le pedine deboli della linea difensiva.