I precedenti col 2-2 (e col pareggio) in casa

di Massimiliano Mingioni |

2-2 dunque. La partita col Bayern è già stata e ancora sarà ampiamente sviscerata nei suoi aspetti tecnici, tattici, psicologici. Resta il risultato, e il ritorno da giocare. Si reputa che un pareggio interno con gol al passivo non sia un gran viatico: ma che ci dicono i precedenti europei della Juventus?
La storia bianconera di coppa annovera quattro incontri in cui l’andata a Torino finì 2-2. La prima volta nel 66-67, la Juve “operaia” di Heriberto Herrera e del “movimiento”, che strapperà clamorosamente lo scudetto all’Inter a fine stagione, impatta in casa con la Dinamo Zagabria nel quarto di finale di Coppa delle Fiere (la nonna dell’Europa League), con gol di Zigoni e Stacchini: al ritorno è una legnata, 3-0 per i croati allora jugoslavi e bianconeri a casa.
1970-71, seconda puntata: siamo in finale! La Juve-baby di Picchi, poi stroncato dalla malattia e sostituito da Vyckpalek, fronteggia il Leeds sempre nella coppa delle Fiere, per l’ultima volta con questo nome. La gara d’andata si disputa il 26 maggio, e viene però interrotta al 51°, sullo 0-0, per acquazzone (già, all’epoca poteva succedere). Due giorni dopo la ripetizione, apre Bettega, nel secondo tempo risponde Madeley, poi Capello riporta avanti la Juve ma un non impeccabile Piloni viene battuto da Bates. Al ritorno segna Clarke, risponde Anastasi al 19°, finisce così: proprio quell’anno venne introdotta la regola del gol doppio in trasferta, e la Juve dovette così soccombere senza avere perso neppure una delle dodici partite della competizione.
Gran salto in avanti ed eccoci nel 1994-95, in panchina c’è Lippi, la Juve arremba dopo anni grami, e oltre a dominare il campionato avanza in Uefa, fino alla semifinale dove incrocia il Borussia Dortmund, già nettamente battuto in finale due anni prima. L’andata si gioca a San Siro, sperimentando palcoscenici più ampi. Gran battaglia, subito il gol dell’ex più improbabile (Reuter), poi Baggio su rigore. Attacchiamo, sprechiamo molto, loro colpiscono con l’altro ex Andy Moeller; sembra finita, ma all’88° una zampata di Kohler ci rimette in corsa. Al ritorno malgrado il gol del terzo ex (!) Julio Cesar e l’infortunio di Kohler vinciamo con il 2-1 di Baggio, e andiamo in finale.
Dieci anni dopo in Champions League il mesto adempimento dei preliminari contro gli opachi svedesi del Djurgårdens: la squadra di Capello, incompleta e ancora imbastita, arranca e subisce un clamoroso 0-2, prima di mettersi finalmente a giocare e pareggiare con Emerson e Trezeguet. Sembra possibile ribaltare ma un inopinato temporale agostano frena i bianconeri. Che però al ritorno fanno valere il divario tecnico, regolando agevolmente il Djurgårdens con un netto 4-1, e accedendo così al girone.
E così, siamo 2-2 anche coi precedenti.
Se si allarga la retrospettiva al pareggio in casa all’andata (nei confronti a eliminazione diretta) prescindendo dal punteggio troviamo altri 7 casi.
Si comincia nel 64-65 in coppa Fiere coi bulgari del Lokomotiv Plovdiv, 1-1 a Torino e in Bulgaria, spareggio vinto dalla Juve per 2-1. Nel 68-69, sempre nell’ante-Uefa ai sedicesimi reti bianche al Comunale contro l’Eintracht di Francoforte, che al ritorno ci batte col minimo scarto. 71-72 ai quarti Uefa gli inglesi del Wolverhampton ci costringono all’1-1 interno, poi vincono 2-1 sull’isola.
L’anno dopo, nei quarti di Coppa dei Campioni, reti bianche con l’Újpest Dòsza, ma in Ungheria sotto di due gol rimontiamo con Altafini e Anastasi, e beneficiamo per la prima volta della regola sui gol fuori casa: arriveremo in finale a Belgrado, contro l’imbattibile Ajax di Crujiff…

Da lì in poi solo precedenti virtuosi: nel 97-98 in quarti Champions deludente 1-1 domestico con la Dinamo Kiev, ma straordinaria vittoria per 4-1 in Ucraina con triplo Inzaghi e super Del Piero; nel 2002-2003, sempre quarti Champions, il Barcellona ci impone l’1-1 a Torino, ma al ritorno è epica vittoria per 2-1 ai supplementari in 10, con l’indimenticabile zampata del Panterone su cross di Birindelli. Infine, due stagioni fa, in Europa League il pareggio allo Stadium con la Fiorentina, firmato Vidal e Gomez, le solite feste in anticipo, la solita accoglienza trionfale per i viola alla stazione, il solito finale: malgrado l’acclamato arbitro Webb vinciamo noi con una magia di Pirlo. Ma tutto questo è memoria fresca.
Ricapitolando, su 11 pareggi interni all’andata 6 qualificazioni e 5 eliminazioni: neanche questi numeri ci condannano. Alive and kicking.