Il posto di Chiellini nella Storia del calcio italiano

di Alex Campanelli |

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“Caro presidente, mi permetta di ringraziarla a nome mio e della squadra, la sua presenza è stato un gesto importante. Volevamo dedicare la vittoria a lei e ai milioni di italiani nel mondo che non ci hanno mai fatti sentire soli, accompagnandoci nel viaggio. Estendiamo la dedica a Davide Astori, l’avremmo voluto qui con noi, è sempre presente nei pensieri e nei cuori di chi l’ha conosciuto”

La levatura morale e lo spessore umano di Giorgio Chiellini, dimostrati per l’ennesima volta dal capitano della Juventus e della nazionale italiana nel suo intervento al Quirinale davanti al Presidente della Repubblica, possono essere messi in discussione solamente da due tipologie di persone: quelle che non lo conoscono, e lo giudicano sulla base di una narrazione mediatica che l’ha più volte dipinto come il cattivo della situazione, e quelle che accecate dal tifo non possono accettare che un calciatore che veste la maglia della Juve possa essere esempio e guida di un paese, non solo dal punto di vista calcistico.

Ora che il numero 3 ha alzato al cielo la coppa intitolata a Henri Delaunay a 37 anni da compiere ad agosto, è giunto il momento di collocarlo nel posto che gli spetta nella grande storia del calcio italiano, ma non solo. Intendiamoci: Chiellini non aveva bisogno di provare niente a nessuno, non dopo esser stato il miglior difensore italiano (e forse il miglior calciatore italiano in assoluto) dell’ultimo decennio, ma la conquista di Euro 2020, e il modo in cui essa è arrivata, ci permettono di elevare Giorgio a successore dei grandissimi del passato in maniera sostanzialmente incontestabile.

Aprendo una parentesi sulla stretta attualità, Chiellini è senz’altro il miglior marcatore in attività, quello che ha saputo restare ad alto livello per più tempo e, insieme a Sergio Ramos (alle due carriere in parallelo abbiamo dedicato un ampio approfondimento), senz’altro il miglior difensore centrale degli ultimi 10 anni di calcio internazionale. Insieme a Ramos e non dopo di lui, al contrario di come viene spesso sostenuto; Giorgio stesso ha definito lo spagnolo “un fenomeno”, ed effettivamente l’ormai ex Real gli è superiore in alcuni fondamentali, come l’anticipo e l’aggressione lontano dalla porta, e lo stacca a livello di trofei grazie a due europei, un mondiale e 4 Champions League.

Per quanto sia difficile discernere tra il valore assoluto del calciatore e il contesto nel quale egli si trova e che gli permette di raggiungere determinati traguardi, non è però una bestemmia affermare che il Chiello sia stato capace di segnare un’epoca tanto quanto lo spagnolo, il quale non è altrettanto abile negli interventi in tackle, nell’1 contro 1 e nello scontro fisico, ma è stato bravo negli anni a sopperire alle lacune grazie a una personalità debordante, che ha generato intorno a lui un’aura di invincibilità che va oltre le sue (comunque ottime) capacità difensive.

Da questo punto di vista, Chiellini è l’esatto opposto di Ramos: un umile per natura, un calciatore a cui piace sporcarsi le mani, che rispetta ma maltratta ogni avversario, che sia Messi o l’ultimo attaccante di riserva di una squadra di Serie B, senza distinzioni, un difensore che non si eleva mai al di sopra della lotta ma vi si butta a capofitto. Alcuni ne confondono il mestiere e la ruvidità con una presunta aurea mediocritas che lo vedrebbe ricorrere a trucchetti e cattive maniere in quanto incapace di prevalere grazie ai suoi mezzi tecnici, ma in realtà è proprio l’umiltà di Chiellini a renderlo un vero e proprio mostro di concentrazione e precisione in marcatura, a permettergli di offrire prestazioni di un’efficacia sconcertante anche contro i migliori attaccanti del mondo.

Per questi, e per molti altri motivi, Chiellini è un degno erede della scuola italiana che ha forgiato molti dei migliori difensori della storia del calcio, che parte da Virginio Rosetta, di fatto il primo calciatore professionista del nostro paese, prosegue con i grandi liberi come Armando Picchi e Cesare Maldini, i capitani Baresi e Scirea, e arriva a Paolo Maldini, a Nesta e a Cannavaro, senza menzionare altri maestri del ruolo, come Claudio Gentile.

Inserire Giorgio in questo gotha tutto italiano non è più un’eresia, non dopo l’impresa di Wembley che corona una carriera già ricchissima di successi. Chiellini è stato protagonista indiscusso della prima vittoria dell’Italia in un campionato europeo moderno (fino al ’76 si disputavano solamente semifinali e finale), dominatore assoluto della retroguardia in un cammino ancora più complicato di quello del mondiale del 2006, annullando campioni veri come Lukaku e Kane con prestazioni da fuoriclasse autentico, da Cristiano Ronaldo della difesa.

I paragoni con il passato sono sempre fuorvianti e complicati, certo è che nessuno sostiene che Chiellini possa vantare l’eleganza di Maldini, la classe di Scirea o la pulizia nell’intervento di Nesta; eppure, nella sua particolarità, con i suoi limiti e le sue doti, Giorgio ha saputo incidere quanto loro sulle sorti della nazionale e della sua squadra di club, e appesi gli scarpini al chiodo potrà idealmente cenare al loro stesso tavolo. Quando tra 20 anni parleremo dei migliori difensori della storia dell’Italia, scommettete che penseremo subito anche a Chiellini?