Sarri e le avversarie fastidiose: esiste un piano B?

di Nevio Capella |

La partita con l’Atalanta ci ha lasciato due spunti importanti di riflessione che si sono protratti in questi giorni.

Il primo, quello dell’incredibile incoerenza e dei salti carpiati che fanno i media in base al verificarsi degli episodi e soprattutto in base a chi ne “beneficia”, è stato già sviscerato qui da Massimo Zampini in modo al solito centrato e chiaro. Il secondo, invece, continua a farmi riflettere e pormi domande su cosa dovrebbe essere la Juve di Maurizio Sarri, su cosa non riesce ad essere e soprattutto su quali sono gli aspetti relativi alla gara di sabato che hanno costituito motivo di discussione.

In primis, la gara contro gli orobici ha dimostrato ancora una volta un aspetto preoccupante del tecnico toscano che spesso va ad affrontare nello stesso modo e con lo stesso approccio tattico le squadre che in gare precedenti gli hanno creato grossi problemi, se non addirittura impartito severe lezioni di punteggio e non solo, particolare che poi ha costituito una nostra piccola fortuna negli anni in cui era sulla panchina del Napoli, tendendo a giocare sempre allo stesso modo contro la Juve di Allegri, tranne nell’unica volta in cui pur avendolo fatto ne ha avuto ragione perché il suo collega l’aveva impostata in modo troppo sparagnino. Quest’anno è successo contro la Lazio in Supercoppa, contro il Napoli nella finale di Coppa Italia, contro il Milan nelle due semifinali della stessa coppa nazionale e sabato contro l’Atalanta, ed è sin troppo facile con questi presupposti domandarsi cosa accadrà il prossimo 7 agosto quando ci sarà da ribaltare la sconfitta di misura contro il Lione.

In quest’ultimo caso specifico, ovviamente, le difficoltà dei bianconeri sono state acuite ed evidenziate in maniera spietata dallo stato di forma di un avversario che oltretutto ha raggiunto un livello di sincronismi di squadra e di fiducia dei singoli che rasenta la perfezione, ma resta il fatto che questa tendenza di Sarri si intreccia poi con quell’aspetto che sin dalla sua investitura ufficiale sulla panchina bianconera, rappresentava uno dei suoi limiti a mio parere più evidenti, e cioè l’assenza di un piano B, specie durante la partita e ovviamente a maggior ragione quando questa si mette male.

Non parliamo solo di problematiche in corso d’opera e correzioni complicate, ma anche di scelte iniziali. Ad esempio non ho capito come mai la partita sia stata impostata evidentemente sulla volontà di far girare palla il più velocemente possibile scegliendo però di farlo senza Pjanic ma con Matuidi e Rabiot (debole la risposta a fine gara su un presunto problema fisico del bosniaco), aspetto che ha contribuito ad aggravare una situazione situazione di campo già resa complicata dalla solita poca collaborazione offerta da Ronaldo e Dybala nel provare a pressare e recuperare palla sopra la linea centrale, e dal pressing asfissiante degli atalantini non solo sui nostri tre centrocampisti, completamente azzerati dai loro dirimpettai, ma su qualsiasi nostro calciatore che provasse a venire a prendere la palla, come nell’azione da cui nasce il gol di Zapata in cui Dybala cade nella “tentazione” dello scorso anno, cioè andare a prendere la palla basso e spalle alla porta, come poi ha fatto notare lo stesso Sarri a fine gara.

Sarà forse questo il motivo per cui il mister a metà secondo tempo ha deciso di sostituire la Joya e far entrare Higuain, altra scelta che non ho compreso a maggior ragione visto che Dybala a Milano non aveva giocato per squalifica. Ma le cose non sono cambiate granché, se non in una comprensibile diminuzione della furia dell’Atalanta e in un’atteggiamento della juve appena più propositivo ma comunque votato alla gestione di un risultato che, dopo il primo rigore, era diventato più che accettabile, specie alla luce delle oggettive difficoltà patite.

Resterebbero poi le solite domande sui singoli, come la solita su Bentancur eventuale play basso (ieri altra prestazione complessivamente buona macchiata però dall’essere stato protagonista in entrambi i gol degli ospiti), come quelle sui due acquisti estivi a centrocampo, Ramsey e Rabiot, o quelle ormai annose su Bernardeschi che dopo qualche partita in lieve crescita è tornato a dare quella fastidiosa impressione di giocare quasi per fare un piacere a società e tifosi. Le solite domande appunto, troppe considerato che nel giro di pocheore si ritorna in campo, fortunatamente con una gara in meno e con avversari che in qualche modo ci stanno dando una mano a rendere le cose meno difficili.


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