Notte horror a Oporto: 2 gol regalati e Juve aggrappata a Chiesa

di Mauro Bortone |

È amara la trasferta di Oporto per la Juventus di Andrea Pirlo, che esce sconfitta di misura dal Do Dragao, per mano di un Porto compatto e capace di una partita di carattere, agevolata dalla serata horror dei bianconeri. Finisce 2 a 1 per i padroni di casa, con le reti segnate all’avvio di ogni frazione grazie agli errori clamorosi della retroguardia della Juve, ma, alla fine, poteva persino andare peggio perché la rete finale riapre di fatto i giochi.

Tutt’altro che felice, dunque, la ripresa dell’avventura in Champions League. È un inizio shock quello della Juve che decide praticamente di farsi gol da sola: la partenza del basso viene gestita male da Bentancur, nei panni di regista, che non si accorge dell’arrivo dell’attaccante del Porto Taremi e si concede un retropassaggio scialbo e leggermente laterale su Szczesny, su cui la punta avversaria si avventa per il più comodo dei gol.

È già 1 a 0. La Juve prova una timida reazione ma la partita sembra l’esatta fotocopia della sfida dell’anno scorso con il Lione e di quella di sabato scorso contro il Napoli: ritmo basso, poca cattiveria, nessuna incisività dai trenta metri in su con uno sterile possesso palla che non produce nulla. La squadra non arriva mai ad essere pericolosa.

E siccome i guai non arrivano mai da soli, verso la fine del primo tempo si ferma pure Chiellini, che sente dolore dopo un movimento anomalo e chiede il cambio. Dentro Demiral che ricompone con De Ligt la coppia della partita contro l’Inter.

Sul finire del primo tempo, sugli sviluppi di palle da fermo la Juve tenta di dare un segnale facendosi vedere dalle parti della retroguardia portoghese. Si va negli spogliatoi con la speranza che l’atteggiamento nella ripresa cambi.

Invece, pronti via, la squadra prende subito il 2 a 0, con un’azione sulla fascia destra che non viene interrotta e che permette all’altro attaccante, il gigante Marega, non proprio per la stazza velocissimo, di depositare la palla nell’angolino tra cinque giocatori della Juve immobili a guardarlo.

Sembra l’epilogo dell’ennesima stagione storta di Champions, con una Juve incapace di costruire trame ragionate e che rischia in un paio di contropiedi addirittura il colpo del definitivo 3 a 0.

La rete della speranza arriva a circa dieci minuti dalla fine, con un’azione di Rabiot, che riesce ad entrare in area dalla sinistra e a tagliare la difesa con un passaggio in orizzontale su cui, dall’altro lato, arriva Chiesa che incrocia per il 2 a 1 che sorprende Marchesin e riapre il discorso qualificazione.

È in questa fase che la Juve riesce a produrre il miglior sforzo offensivo e a sfiorare addirittura il gol del pareggio con Morata. Nel finale furia di Ronaldo che reclama un rigore proprio allo scadere del recupero. L’arbitro dice di no e manda tutti negli spogliatoi per il definitivo 2 a 1.

Servirà l’ennesima impresa alla Juve per proseguire una campagna europea che fin da subito si è dimostrata più insidiosa di quanto in molti credevano. Colpa anche dell’atteggiamento sbagliato della squadra e di errori imperdonabili in fase difensiva. Fra quindici giorni ribaltare il risultato non sarà scontato ma dovrà essere categorico.