Porto-Juve, Alex Sandro ci fa studiare Jesus Corona

di Silvia Sanmory |

I pescatori sanno che il mare è pericoloso e la tempesta terribile, ma non hanno mai trovato questi pericoli, una ragione sufficiente per restare a riva“.
(Vincent van Gogh)

Quando ho letto la notizia dell’avvertimento di Alex Sandro ai cronisti sull’insidia Jesus Corona in vista della sfida con il Porto di mercoledì, ho visualizzato il brasiliano bianconero trasfigurato come uno dei carismatici profeti dell’Antico Testamento, intento a tuonare ammonimenti su terrificanti eventi cosmici come ultimo sforzo del cielo affinché l’umanità prenda coscienza del pericolo…

Inutile dire che mi sono ritrovata a sorridere per la mia l’improbabile visione apocalittica del nostro calciatore brasiliano atipico, come era stato definito anni fa in Sud America,  dalle progressioni devastanti sulla fascia che  forse forse ha perso un pò della sua verve iniziale.

Ma questo è un altro discorso.

Torno a concentrarmi sulla questione iniziale e il sorriso non mi abbandona anche perché, in realtà, dando un’occhiata alla casistica, i precedenti della sfida della Juventus con il Porto ci incoraggiano ad essere relativamente tranquilli; i bianconeri non hanno mai perso nei cinque precedenti europei contro la squadra simboleggiata dal draghetto: quattro vittorie, di cui due negli ottavi della Champions del 2017, ed un pareggio; e tra l’altro in tre delle cinque competizioni europee la porta bianconera è rimasta inviolata.

Appurato che i numeri probanti sono a nostro favore, mi concentro sul babau in questione, colui che come un condottiero potrebbe marciare vittorioso con squadra, la sua, al seguito.

Jesus Manuel Corona Ruiz, soprannominato El Tecatito o El Corona, dai nomi delle famose birre messicane, sua terra d’origine, ha in effetti, passatemi il paragone alcolico tanto per stare in tema, dei dribbling ubriacanti, è veloce, ha tecnica, è come afferma Sandro un giocatore di classe mondiale. Una sorta di jolly in campo, offensivo sulla fascia ma anche in attacco.

Corona è arrivato al Porto nell’estate del 2015, contratto quinquennale da 10,5 milioni di euro con clausola rescissoria di 50 milioni (a testimoniare la stima del club per lui), oggi vale il triplo ed ha all’attivo con la maglia bianco e blu 200 presenze, 30 reti e oltre sessanta assist.

Qualcuno nella Roma si ricorderà di lui: nell’agosto del 2016, Corona sigla la rete conclusiva del 3 – 0, all’Olimpico, nei preliminari di Champions. Non solo: in quella partita viene espulso Emerson proprio per un fallo su Corona. E proprio per un fallo El Tecatito è entrato negli annali del calcio quando, appena quindicenne, già titolare in Campionato con la squadra del Monterrey, contro l’Atlante, dopo soli due minuti dal suo ingresso in campo provoca l’espulsione di un avversario.

Sulle qualità del messicano non ci sono dubbi; ma scorrendo l’interviste rilasciate in questi giorni da Sandro mi colpisce soprattutto un altro dettaglio nelle sue dichiarazioni: “È la mentalità del Porto a fare la differenza”. Sandro, in particolare, si riferisce al periodo nel quale ha vestito la casacca della squadra: “Quando ero li, aspettavamo con grande ansia questi momenti, soprattutto in Champions League contro i grandi club. Il Porto in genere fa grandi prestazioni in casa contro i grandi club. Anche la Juve però conosce bene il Porto, sono sicuro che non sarà facile ma siamo pronti per fare una grande partita“.

E dunque mi viene da pensare che dietro ogni pericolo si cela un’opportunità e che, come dice qualcuno, i due siano inseparabili.

Per dirla sino in fondo, un’opportunità di riconfermare la casistica…