Uno sguardo al Porto di Sergio Conceiçao

di Alex Campanelli |

Conceiçao porto

Il primo posto della Juve nei gironi è stato premiato con un sorteggio relativamente morbido; il Porto di Sergio Conceiçao è infatti una delle avversarie meno spinose tra le papabili, pur se con qualche individualità di spicco e alcune caratteristiche che è bene conoscere prima del doppio confronto europeo.

I campioni di Portogallo dovevano in qualche modo riscattare la scorsa, disastrosa annata europea, subito compromessa con l’eliminazione ai preliminari di Champions per mano del modesto Krasnodar e culminata con la doppia sconfitta nei sedicesimi di Europa League contro il Bayer Leverkusen. Ad aiutarli è stato un girone dai contenuti tecnici medio-bassi, nel quale il Manchester City ha fatto il vuoto dietro di sé e il Marsiglia di Villas Boas si è rivelato avversario ben più tenero di quanto si potesse pensare.

In campionato i Dragoes stanno arrancando dietro a Benfica e Sporting, un calo fisiologico vista la rifondazione estiva: hanno lasciato il Porto pezzi da 90 come Danilo Pereira e Alex Telles, via anche le punte Zé Luis, Aboubakar e Tiquinho, oltre al giovane Fabio Silva, una cessione da 40 milioni di euro che solo Jorge Mendes può spiegare.

Il tesoretto ricavato è stato reinvestito solo in minima parte, e tra i nuovi arrivi solamente il terzino ex Santa Clara Sanusi e il centrale Malang Sarr, in prestito dal Chelsea, trovano regolarmente spazio nell’11 titolare schierato da Conceiçao. In avanti sono arrivati tre nuovi giocatori per affiancare il possente centravanti Marega, ma nessuno di essi ha sin qui convinto appieno il tecnico lusitano, che ha parzialmente risolto il problema mischiando le carte in tavola. Il Porto è infatti passato in maniera forsennata tra moduli molto diversi, schierando la retroguardia a 3, a 4 o addirittura a 5 nelle due gare contro il Manchester City, impiegando da finte punte gli esterni Diaz e Otavio e applicando quando possibile i dettami della scuola tedesca, a lungo studiata dall’ex centrocampista della Lazio.

Oltre alle alchimie del tecnico nel sopperire alle lacune di un mercato deficitario, a fare la differenza sono stati la solidità fornita dalla coppia centrale Mbemba-Sarr, in attesa del recupero di Pepe, la duttilità e la personalità del capitano Sergio Oliveira, e soprattutto il talento del messicano Jesus Corona, MVP dei Dragoes nella fase a gironi. Lo scorso anno il Tecatito era stato piazzato a fare il terzino, un’intuizione chiave di Conceiçao per la vittoria della Liga NOS, ora sull’out difensivo di destra si è affermato il velocissimo Wilson Manafa, così Corona è potuto tornare a far impazzire le difese avversarie da esterno alto, con una maturità e una consapevolezza dei propri mezzi del tutto nuove.

Gli artifici di Conceiçao e i guizzi di Corona sono, tuttavia, tra le poche note alte di una delle squadre meno attrezzate tra le 16 qualificatesi agli ottavi di finale, che con la Juve potrebbe adottare un difensivissimo 5-4-1 come quello visto contro il City. Andrea Pirlo, alla prima da mister nella fase a eliminazione diretta, non può davvero permettersi di sbagliare.

Formazione tipo (4-2-3-1): Marchesin; Manafa, Mbemba, Pepe (Sarr), Sanusi; Oliveira, Uribe (Vieira); Corona, Otavio, Diaz (Grujic); Marega.

Come si è qualificato:

City – Porto 3-1 (Diaz)
Porto – Olympiacos 2-0 (Vieira, Oliveira)
Porto – Marsiglia 3-0 (Marega, Oliveira, Diaz)
Marsiglia – Porto 0-2 (Sanusi, Oliveira)
Porto – City 0-0
Olympiacos – Porto 0-2 (Otavio, Uribe)

Gol fatti: 10
Gol subiti: 3
Capocannoniere: Oliveira (3)
Assistman: Corona (2)