Porgere l'altra guancia (?)

di Claudio Pellecchia |

Nella mia ancor breve esperienza a Juventibus ho quasi sempre trovato largamente condivisibili le linee guida e di pensiero all’interno della crew. Il quasi, però, ha una sua ragion d’essere in un ambito da sempre molto delicato per gli juventini e che mi ha procurato non pochi (seppur amorevoli) richiami all’ordine da parte soprattutto di Antonio Corsa e del prof. Kantor: parliamo del persistente “porgere l’altra guancia” da parte della società nei confronti dei media, liberi di cimentarsi in illazioni più o meno fantasiose senza trovare una controparte ufficiale decisa a difendere la propria immagine.

Stretta attualità, quindi, tanto più nel decennale di Calciopoli in cui è ancora ben viva l’immagine di come sia facile creare quel “sentimento popolare” che ha portato a ciò che ben sappiamo.

Ma andiamo con ordine. Poco più di un mese fa, il Napoli pubblica sul proprio sito ufficiale un duro comunicato contro Mediaset e il giornalista Paolo Bargiggia, accusati di voler destabilizzare l’ambiente attraverso la diffusione della notizia di una prossima cessione di Gonzalo Higuain. Due i passaggi fondamentali da evidenziare, riportando fedelmente quanto scritto nel comunicato (non più reperibile sul sito ufficiale della società):

  • “Un servizio privo di veridicità e confezionato senza rispettare alcuna regola giornalistica, su tutte il controllo delle fonti. Non esiste, infatti, alcuna fonte che possa confermare quello che Bargiggia dice, e cioè il falso”;
  • “Mediaset è stata un’azienda importante e rivoluzionaria nel contesto giornalistico italiano: tempi, purtroppo, lontani. Tale approssimazione obbliga, pertanto, il Napoli a interrompere, a partire da subito, i rapporti giornalistici con le reti sportive Mediaset, alle quali, perciò, i nostri tesserati non rilasceranno più interviste, nemmeno allo stadio, a prescindere da qualsiasi accordo commerciale”;

E l’inizio di un botta e risposta tanto sul piano ufficiale (qui la nota di risposta del Cdr Mediaset) quanto su quello ufficioso (il duel su Twitter tra lo stesso Bargiggia e Alvino è già un cult), con il Napoli che poi entrerà effettivamente in silenzio stampa, ma solo a seguito della squalifica comminata, guarda caso, proprio a Higuain dopo i ben noti fatti di Udine.

In mezzo al mare di critiche che piovono sulla società di De Laurentiis, credo di essere l’unico a perorarne la causa. Chiariamo, però: detto della discutibilità (per non dire inopportunità) del fare un comunicato ufficiale perché ci si sente destabilizzati dalle voci di mercato, continuo a credere che se una società si ritiene in qualche modo lesa da una notizia non vera ha tutto il diritto di difendersi con i mezzi che ha a disposizione. Nel caso di specie se il Napoli ritiene che Bargiggia abbia detto proditoriamente il falso ha tutto il diritto di farlo notare; così come Bargiggia ha tutto il diritto di difendere la propria credibilità e il proprio lavoro qualora dovesse essere chiamato a farlo.

Un ragionamento che assumerebbe ancor più valore se rapportato al modus operandi dei media di settore quando si parla di Juventus. Perché, nel nostro caso, le simpatiche boutade di calciomercato sono davvero l’ultimo dei problemi: tra direttori di testate che si lanciano in pesanti accuse prima del big match del 13 febbraio (continuando, nel contempo, a veicolare la storiella della Fiat che paga gli arbitri), e giornalisti il cui antijuventinismo si estrinseca non solo a mezzo social ma addirittura in trasmissioni di prime time, ce ne sarebbe abbastanza per una presa di posizione altrettanto dura. E, magari, anche per qualcosa di più, nei confronti della stampa sportiva tutta.

Invece da Corso Galileo Ferraris tutto tace. Come sempre. Inspiegabilmente dal mio punto di vista. In maniera del tutto spiegabile, invece, per i miei compagni di scrittura. I quali ritengono che la dirigenza bianconera faccia bene ad evitare di mettersi sullo stesso piano di certi soggetti, lasciando ad altri il compito di rimestare nel torbido e, perché no, di rispondere per le rime. Tanto più per non incappare in perniciosi autogol comunicativi come è stato il nuovo comunicato del Napoli, stavolta contro Televideo. E, soprattutto, per evitare che una difesa, che altrove sarebbe da considerarsi legittima, possa essere strumentalizzata per porre la società ancor più in cattiva luce, come “censore della stampa libera” che non fa altro che dare al popolo ciò che vuole (e chiede).

Ma è davvero così? Sul serio la Juventus F.C. ritiene che il “guarda e passa” sia una strategia migliore del “vedere tutto, sopportare molto, correggere una cosa alla volta” di sanbernardiana memoria? Oppure la logica, prettamente economica, del “bene o male purché se ne parli” giustificherebbe la tolleranza ad attacchi frontali non più sussurati a mezza voce ma strillati (e mistificati) ai quattro venti, nella certezza dell’assenza di qualsivoglia conseguenza?

Questione di punti di vista, all’interno di un dibattito tra interventisti e non che difficilmente vedrà una soluzione a metà strada che possa accontentare tutti.

p.s. Scrivendo mi è tornata alla mente una significativa scena de “Il Divo” di Paolo Sorrentino. Un minuto, o poco più, per spiegare il tutto meglio di quanto abbia potuto fare il sottoscritto:

https://www.youtube.com/watch?v=i3RPPmoaAyo