Il poker (fermo) di Daniele Rugani

di Giacomo Scutiero |

Moltissimi di noi pensavano di dover includerlo nel gruppetto degli esclusi, invece…Ci prova ancora una volta. Non c’è abbastanza nitidezza per dire se stia facendo ciò che deve fare oppure stia solamente accettando ciò che deve.

 

Il ragazzo in questione non è incline alle tentazioni: robusto eppure fragile, ed in quest’ultima significazione è tutta colpa propria; quando non accetti di fare le cose per forza e altresì non riesci a farle per debolezza, ti fanno a pezzi. Perché sei puro, onesto, perché dubiti prima di produrre.

 

Quando Daniele Rugani si presenta a Torino per la prima volta, è reduce da una rimarchevole stagione in Toscana: un campionato ornato da performance di alto livello, sempre in campo e sempre per l’intero match, sempre senza alcuna sanzione disciplinare.

Da lì in avanti, la tiritera è stata questa: intelligente, concentrato, gli manca un po’ di cattiveria. Non è soltanto il sentimento del tifoso medio, è soprattutto la recensione di Massimiliano Allegri; il mister lo auspicava e lo auspica recordman di tackle/intercetti piuttosto che di stile e zero cartellini.

 

 Era morbido ed è morbido

Era apprensivo ed è apprensivo

Non era smaliziato, non è smaliziato

 

Restando sul campo, il Rugani di tre anni fa era il giovane che studia ed impara alla sacra scuola BBBC; innegabile che ciò sia avvenuto per alcuni segmenti, come innegabile che il ruolo fosse anni fa e sia tuttora quello di supplente (schiettamente: riserva della riserva).

Ne ha scritto Davide Rovati: Daniele presenta l’atteggiamento dell’indeciso, dell’ansioso nel fare la scelta. È come dire a una persona che conosciamo “Fai tenerezza”. Sembra il bambino che abbia bisogno di prendere uno schiaffone per poi mangiare tutto, piatto incluso; non si mette in posa, però alla vista giunge plastico; è il selfie con gli occhi che non guardano in camera.

 

Se lo molli, lo ammazzi.

È già in possesso di nozioni approfondite, non deve essere forgiato in questo senso. Il “parto ruganeo” è quella contrazione di apprensioni ed oscillazioni che inducono al mancamento. Le virtù sono indubbie, il resto è volizione: essere freddo, capacitarsi, non lavorare a cesello, prevenire piuttosto che curare.

 

Difensore non si nasce, si diventa.

È trascorso più di un anno e mezzo da Siviglia-Juventus, la serata in cui Allegri si congratulò con lui per l’attenzione e la reattività: in una parola, per la cognizione. Il resto è uno contro uno, anticipare l’antagonista, il resto è tornare alla prima frase del paragrafo.

 

Lui è ancora qui, resiliente.

Il calcio dà e nondimeno picchia duro: bisogna incassare, patire e restare a tappeto il minimo tempo necessario per ricaricare. Migliori se riesci a replicare le prerogative e temperare i vizi.

 

Resistere. Restare. Vincere.