Pogback Again – Atto I

Il numero 6 del Manchester United, per un paio di ore, tornerà a casa. La sua casa. Tornerà per la prima volta dopo 2 anni e mezzo nello stadio in cui si è consacrato. Da quel perentorio 5-0 alla Sampdoria, quando probabilmente passò lo scettro di enfant prodige della squadra al suo omonimo e amico Paulo Dybala, Sono certo che il pubblico di Torino lo accoglierà alla grande, perché in fondo merita affetto, per quello che ci ha dato, per l’affetto che lui stesso continua a mostrarci. Si, si possono perdonare alcune frasi e alcuni atteggiamenti. Il calcio è anche questo.

Per parlare di Paul Labile Pogba non posso prescindere da aneddoti personali, da quello che Pogba ha rappresentato per me. Sono un classe 1989, ho avuto la fortuna di veder indossare il bianconero da giocatori leggendari; da Roberto Baggio, il quale fece scoccare la scintilla d’amore verso questi colori, a Nedved, passando per Del Piero, Trezeguet, Buffon, Ibra. Però nessuno di questi ha rapito il mio cuore come è riuscito a fare Pogba.

Paul ha rappresentato il mio (il nostro) orgoglio per anni. Un ragazzo su cui solo la Juve aveva creduto fino in fondo, accettando le condizioni del suo agente Raiola, che altri club non avevano voluto accettare, convinta dalle potenzialità di questo colosso d’ebano dai piedi fatati. Eccitante la sensazione di aver soffiato a uno dei club più importanti e munifici del mondo un potenziale fuoriclasse. Ricordo ancora il giorno dell’esordio, contro il Chievo, a fare le veci di Andrea Pirlo, quei tosti 15 minuti di Firenze, ma soprattutto quella staffilata di sinistro contro il Napoli. E’ stato amore a prima vista. Da quel momento, tutte le volte che Paul volteggiava nella trequarti avversaria, il pubblico, allo stadio, ma son sicuro, anche a casa, chiedeva a gran voce una nuova staffilata, un nuovo gioiello da conservare gelosamente nei ricordi. E ce ne ha regalati ancora, come contro l’Udinese qualche mese dopo, dove ne confezionò un paio, il primo sfidando le leggi della fisica come fece Roberto Carlos anni prima, con la maglia del Brasile contro la sua Francia. E ancora di nuovo contro il Napoli, per ben due volte!

Ovviamente, più cresceva Paul, più attirava l’attenzione di chi, in quel momento, poteva permettersi molto più di quanto potessimo permetterci noi. Uno stillicidio continuo di prime pagine, italiane ed estere, di trasmissioni, offertone vere o millantate, continue interviste del suo procuratore. Sapevo sarebbe successo, prima o poi. Da tifoso, temevo quel momento. Avevo brillantemente superato le cessioni eccellenti precedenti, ma quella no, era troppo doloroso, soprattutto dopo non essere riusciti a vincere insieme quella coppa. Avvenne, purtroppo, e non in maniera carina; dopo un pessimo europeo per lui, perso in finale, e un mese di continue allusioni e giochini un po’ sadici con l’Adidas, che fece infuriare tanti juventini, me compreso, Paul tornò in Inghilterra. Lo United, con la forza dei soldi, se lo era ripreso, lasciandoci inermi, impotenti.

Nei suoi primi mesi allo United l’ho gufato. Lo ammetto. Non l’avevo accettato. Mi ridicolizzavo un po’, giusto sottolinearlo a posteriori, ma vederlo con quella maglia addosso per me era insopportabile. Il tempo e l’abitudine mi hanno reso più mite, e alla fine, piano piano, l’affetto per lui è tornato. E’ stato bello vederlo campione del mondo. Una ricompensa per tutte le volte che lo avevano etichettato come bluff, come sopravvalutato. Quante volte l’ho difeso.

Ora si sogna un suo ritorno. Una cosa che solo un anno fa sembrava impossibile. Quella che era una voce, che poteva sembrare una boutade, si sta trasformando in qualcosa di più. Onestamente penso che non vi sarebbe una sola controindicazione per un suo probabile ritorno;

1) Paul rappresenta in pieno il supereroe di cui Andrea Agnelli parla in continuazione. Il Lebron James del calcio (Chiellini dixit), sicuramente un ulteriore elemento importante per il marketing, considerando anche lo sponsor tecnico. Uno di quei pochi per cui anche una spesa eccessiva sarebbe giustificata.

2) Paul è una delle migliori, se non la migliore mezzala al mondo. Non inganni l’attuale rendimento altalenante nella pochezza dello United. Inutile stare a spiegare. E inoltre, tapperebbe una delle poche falle presenti nella rosa. Di sicuro aumenterebbe a dismisura il valore dell’unico reparto ancora non all’altezza delle big d’Europa, ovvero il centrocampo.

3) E’ un giocatore che conosce l’ambiente Juve a menadito, non avrebbe bisogno di tempo. Lui stesso ha ammesso di essere sempre rimasto in contatto con molti suoi vecchi compagni. Non avrebbe alcuna problematica di inserimento.

4) Dopo il ritorno di Bonucci, alla Juve è stato sfatato il tabù dei ritorni; anche la Juve sa tornare sui propri passi, e l’idea è che, come a quella di Bonucci, anche alla storia bianconera di Pogba manchi qualcosa, manchi un sigillo, quel sigillo.

5) Quanto sarebbe bello poi riprenderlo nuovamente dallo United? Magari con lo stesso atteggiamento spaccone con cui loro ce lo sfilarono due anni e mezzo fa?

Detto ciò, non si tratta comunque di un’operazione semplice. Gli ostacoli ci sono; lo United rappresenta un importante scoglio da sormontare. I Red Devils non ci stanno a perdere così la propria stella. Per loro rappresenta la stella polare, l’uomo forte del team. Un altro fattore da considerare è sicuramente il futuro della panchina dello United; dovesse andare via Mourinho, con cui oramai Paul si sopporta e basta, un altro allenatore potrebbe riaccendere la scintilla in Pogba, che potrebbe quindi decidere di restare a Manchester. Il prezzo è molto alto (150 milioni), e la stessa Juve, conscia delle difficoltà, valuta alternative meno costose. Inoltre, durante il tentativo estivo, lo United avrebbe chiesto in cambio Miralem Pjanic e chissà, potrebbe richiedere lui o anche qualcun’altro.

Nonostante tutte le difficoltà del caso, oggi sognare il ritorno di Paul non è più eresia. Gennaio o giugno farebbe poca differenza. Personalmente, per me il Pogback sarebbe un SI gigantesco.

Perché se Cristiano Ronaldo è libidine, è eccitazione, Paul Labile Pogba è qualcosa di più… è amore!