Pogba, meno è meglio

di Giacomo Scutiero |

Sono un inguaribile credente: vorrei la perfezione da chi ha le possibilità di toccarla o perlomeno rasentarla. C’è qualcosa cui è disonesto discutere: Paul Pogba è il miglior centrocampista della Serie A e logicamente il miglior centrocampista della Juve. C’è qualcosa cui è disonesto non discutere: la deliziosa torta di Pogba è senza ciliegina.

Quando alcune attività individuali non utili sono reiterate, possono divenire dannose per la collettività. Benché quelle attività siano svolte da un eccelso del mestiere.
Esiste un ragazzo che può tener palla per dieci secondi, si chiama Messi. Altri? Non esistono. Oppure, se esistono, la perdono nel 50 per cento dei tentativi. Per fare un altro nome: Neymar, forse il più simile a Ronaldinho per la «colla» palesata sul corpo quando stoppa e controlla, è stato costretto a scaricare palla dai blaugrana. Neymar, eh.
Oggigiorno, la palla deve viaggiare. Maradona non esiste, a parte quel sosia del Barça.

La Juve ha un allenatore che discusse Vidal quando era nettamente il migliore in campo. Perché? Perché in alcune partite, in alcuni momenti di queste, non è necessario (controproduce) andare a mille come sempre la testa di Arturo comandava; guardando a Pogba, in alcune gare e in alcuni momenti di queste, non è necessario cercare (e non trovare) fanaticamente la giocata sbalorditiva. Questo è il sentiero lineare e al contempo tortuoso per l’ingresso nella casa dei compiuti.

(L’aggiunta è sottrazione)

In Atalanta-Juventus di un mese fa, Paul falliva la metà delle scelte tra passaggi e conclusioni. Per un surplace accessorio, per un dribbling ridondante. Per un applauso in più? Più di questa, tre domande.

● DA TRE ANNI A QUESTA PARTE, QUANTO È CRESCIUTO?

● HA LIMATO LE DEFICIENZE?

● QUALE FREQUENZA HANNO I DIVINI PREGI E I LAGNOSI DIFETTI?

La mie risposte sono: poco, pochissimo, similare.

Del Bosque parla del suo Morata: «Intermittente, non può sparire dalle gare. E non è colpa del suo allenatore». Ecco, Pogba è tutt’altro: non si smaterializza; ostenta l’opposto, la bulimia. Allegri? Forse sarebbe cosa buona e giusta non decentrarlo a sinistra, ma tant’è. Quando c’era Conte, Vidal faceva gli straordinari e Pogba era libero di abitare le zone ad hoc per mirare la porta da vicino. Deschamps? Ha addirittura tentato di affidargli la regia francese, ma non è cosa.

La mia risposta è che non c’è stato alcuno step up di Paul in quel che spettava innalzare. Zidane si perdeva nell’arte «più divertente che utile» (cit. L’Avvocato)? Lasciamo perdere gli dèi riconosciuti.
Il fastidio più grande che genera in noi altri, che osiamo individuare il pelo della pecca, è realizzare capolavori a 270 gradi vanificati dall’ultimo quarto goniometrico. A priori dal ruolo, ascoltavo una telecronaca di Riccardo Trevisani: «Dybala tocca molti palloni, ma mai uno in più del necessario. È essenziale». Quindi, geniale. Tutto qui.
Pogba possiede l’abilità di replicare il Dybala di 90 minuti nella metà del tempo; possiede arti per dipingere il gol di Lemina ogni tre gare, ma…

(Le due leggerezze: quella applicata e quella vaporosa)

«Pogba fa la differenza se gioca semplice. Se gioca semplice, è immarcabile» (cit. Allegri). Tradotto: non fa la differenza quando intrica sé stesso. Allegri non ce l’ha con la tecnica, anzi…Ma questiona sulla gestione della stessa. Pogba deve leggere meglio alcune fasi di gioco. Deve leggere, perché nello scrivere se la cava benissimo.
Il CT della Francia parla di coerenza ed efficacia: «Paul realizza gesti che fanno alzare la gente dal sedile dello stadio, ma deve abbinarli all’utilità». Siamo lì.
Il professor Patrice Evra, al solito, erudisce: «Ha troppa qualità, quando sbaglia è frustrato. Pensa che gli altri lo considerano infallibile. Deve restare calmo, lavorare e ascoltare il mister». Appunto.
Hasan Salihamidžić: «Deve mantenere la concentrazione, altrimenti non sarà tra i primi cinque al mondo».

Ad onor del vero, Paul è esemplare nell’assumersi responsabilità: quando il pallone bolle, non se ne allontana, lo cerca, offre i suoi piedi di velluto per congelarlo; ne deriva che è statisticamente in cima a due graduatorie, i recuperatori e i trafugati del possesso.

Palle perse centrocampisti A

(Il centrocampista di Serie A che ha perso più palloni, tra controlli sbagliati e conquiste dell’avversario)

 

Non penso si parli della dab dance e del suo taglio di capelli perché le performance di campo stufano chi pensa che più di così non può fare; penso che questo «pavoneggiare» sia il suo modo di essere. Della specie Balotelli, ma con il cervello congruo. Proprio per questo sarebbe benefico insistere sull’aspetto lacunoso, perché esistono ampi margini di riempimento.

Il cambio di stagione è valso per la Juve e per Pogba: ci sono stats prima di fine ottobre e ce ne sono di molto differenti dopo quel Sassuolo-Juve, start della campagna bianconera 2.0. Prima, 1 gol e 2 assist in dodici presenze; dopo, 6 gol e 8 assist.
Tornando a spulciare il microscopico, la precisione di tiro del primo trimestre della stagione scorsa era 42,9%; nei primi mesi di questa è stata il 29,4%. Quel che interessa maggiormente per un confronto sulla media distanza, è che Pogba ha abbassato il tasso dribbling: era il migliore della Seria nella 2014/15 con un 73,8%, è ora al 64,4%. Questo scarto è rilevante, perché trattasi del fattore che più discrimina le sue transizioni.
Prima del ritorno degli ottavi di finale contro il Bayern, Pogba era senza gol in Europa da 1.106 minuti, sedici mesi (dal girone di qualificazione della scorsa Champions).

Detto tutto questo, è intellettualmente onesto ricordare che Pogba è il punto di riferimento dei centrocampisti box to box di tutt’Europa. Più unico che raro nell’essere aggraziato come un cigno per movimenti/passaggi/tiri e infaticabile come un mulo per la copertura del campo.

(Oh, yes: number one)

«Lavoro e gioco per essere il numero uno, non m’interessa arrivare secondo». Questo è il suo manifesto. Il suo talento. La sua ambizione. Cittadino del mondo, tre lingue parlate ad appena 23 anni con una efficacia disarmante. Sembra poter compiere qualsiasi attività: dal rap al ballo, passando per l’arte marziale. Il bello di Pogba è proprio questo, la dote potenziale per rendere realtà qualsiasi iperbole apparentemente inverosimile. Così in alto. E così in «basso», da scegliere di abitare nell’appartamento che fu di Corrado Grabbi (tutt’ora affittante) nel curioso centro città di Torino; ed è bellissimo quando passeggia per il quartiere di Santa Rita, ben disposto a non esigere l’anonimato.

Al termine dell’estate scorsa è finito l’amore con Lisa, la fidanzata con cui programmava di sposarsi. Non ha esternato alcuna sensazione negativa, benché le sue performance non facessero tutte rima con il voto 7 come nella terza stagione di Juve.
Oggigiorno si abusa della denominazione «ragazzo normale», ma per Pogba è pertinente. Qualche volta non riesce a ignorare il kebab, ma…Lui è soprattutto quello che si reca nel ristorante di Piero Chiambretti per «chiedere una coscia di pollo, farsela incartare e mangiarla a casa».

È questa normalità ampollosa, questa sensibilità snob, «questa smania di conoscere, curiosità di vita, che mi fa andare avanti. Nonostante». A dispetto dei capricci, della cocciutaggine, della torta senza ciliegina.

Un saluto col pugno, campione.

 

(Statistiche fornite da Whoscored)