Pogba e la fase difensiva: quando conta anche ciò che non si dice

di Claudio Pellecchia |

Partiamo da qui. Da una considerazione che può sembrare banale ma banale non è. Soprattutto nell’epoca di chi spara sentenze su questo o quel giocatore (ma se è juventino tanto meglio/peggio) evitando accuratamente di guardare alle prestazione nel loro complesso:

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Lungi da noi cedere al facile campanilismo e alla difesa a oltranza del nostro calciatore più rappresentativo. Però è indubbio che, se da un lato Pogba non sta disputando il tipo di Europeo che ci si aspettava da lui, dall’altro è altrettanto indubbio come nessuno si sia premurato di mettere in luce l’importanza di un lavoro difensivo che, in una squadra tatticamente parecchio disorganizzata come la Francia attuale, riveste un peso specifico non indifferente.

Partiamo dall’ultima partita contro l’Irlanda, che proprio Paul ha contribuito a rendere maggiormente in salita a causa dell’ingenuità che costa rigore e vantaggio ospite al secondo minuto.  Ad inizio ripresa Deschamps opta per una mossa che lascia inizialmente sorpresi: fuori Kanté, Pogba spostato vicino a Matuidi nei due di centrocampo a supporto del tridente offensivo (Coman-Griezmann-Payet) alle spalle di Giroud. E’ la prima (e, fin’ora, unica) mossa azzeccata del ct francese: il campo si allarga di 10 metri per lato e Griezmann riesce a trovare quegli spazi per vie centrali che nel primo tempo gli erano stati preclusi dal piano difensivo irlandese. Risultato: 2-1 e grandeur francese salva almeno fino ai quarti. Con un Pogba che svolge diligentemente il suo compito in fase di copertura a tutto campo:

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Le stats di fine partita parleranno di un 61% di contrasti vinti, 4 tackles andati a buon fine, un intercetto e una conclusione respinta in 90 minuti di gioco. Proseguendo nel trend che lo vede primus inter pares tra i centrocampisti in fase passiva, con il 48% di duelli vinti (7/17 nei tackles e 6/12 nei contrasti aerei) e una media di tre azioni difensive a partita (per un totale di 5 salvataggi e altrettanti intercetti in 4 gare).

C’è chi potrebbe obiettare che, per uno con i suoi mezzi fisici, siano tutto sommato dei numeri normali. Ma la fisicità è una qualità che bisogna anche saper sfruttare. Il primo Pogba ne abusava, subordinandole non solo la lucidità ma anche la dimensione tecnica del suo gioco; quello di oggi è un giocatore che ha fatto della pulizia di intervento uno dei suoi cavalli di battaglia: appena 11 falli commessi nel corso del torneo, (nessuno di questi contro l’Irlanda) su un totale di 43 azioni in fase di non possesso. Tradotto: tempistiche e modalità di interventi/entrate si stanno facendo sempre più raffinate e puntuali.

Come, del resto, ha dimostrato anche l’ultimo campionato: nelle 35 partite di serie A disputate quest’anno, Pogba ha una media di 2 azioni difensive per gara (47 intercetti, 27 interventi a liberare la propria area di rigore e 6 tiri stoppati) e il 51% di duelli vinti, con 145 falli su 403 situazioni difensive e appena un errore che abbia originato una chiara occasione da gol per gli avversari. Numeri replicati quasi in fotocopia in Champions: 52% di contrasti vinti e 3 azioni difensive di media ogni 90 minuti, con 31 falli a sfavore su 99 situazioni di non possesso.

Traslando il tutto in un discorso di più ampio respiro appare difficile negare come ci si trovi di fronte a uno dei primi centrocampisti difensivi del mondo (soprattutto in relazione al suo status di mezz’ala). Per fare un esempio, lo score dell’Europeo di Kanté, che è stato il primo recuperatore di palloni dell’ultima Premier League nonché uno dei migliori nel ruolo, recita: 38% di duelli vinti, 5 azioni difensive di media  (10 intercetti, 3 salvataggi e 1 tiro respinto in totale) e 7 falli su 19 situazioni in fase di non possesso in 4 partite. E stiamo parlando di un mediano che è lì solo per quello.

La differenza, quindi, la si può fare anche senza segnare o senza la giocata che ti ruba l’occhio, con le battute sui cento milioni che lasciano il tempo che trovano. Perché poi, nel momento in cui si ritorna alla normalità anche in fase offensiva, la voglia di ridere scema. Soprattutto negli avversari.

p.s. Che poi, 9 occasioni create con altrettanti key passes, 84% di precisione nei passaggi, 57% di shot accuracy (per un totale di 7 tiri – 4 nello specchio e 3 fuori) in 4 partite, tutto ci sembra fuorché il tabellino di un giocatore che sta deludendo nel senso più puro del termine. Ma saremo influnezati dal campanilismo, ovviamente.