Pogba, 4 anni di numeri e parole

di Giacomo Scutiero |

Appena tre mesi dopo il suo sbarco a Torino, messaggio con il maestro Roberto Perrone sul 19enne che a Vinovo stupisce tutti. Mi scrive solo sei parole: “È un predestinato, sarà un grandissimo”. Mi fido, gli credo.

L’attitudine del primo (e soprattutto del secondo, terzo, quarto) Pogba è la spontanea e solenne disinvoltura nello “snellire il traffico” (made in Roberto Beccantini). Patrick Vieira? Sì, ma c’è dell’altro. Il suo primo allenatore al Roissy racconta che era un 9 e mezzo, ma poi tradisce la tattica e confessa: “faceva tutto”, recuperare, assistere, segnare, “e si incazzava pure”.
Facendo rassegna stampa, archivio spesso ritagli di giornale. Mai visto un giocatore dichiarare così tante volte di puntare al Pallone d’oro.
Un francese molto inglese e United come Eric Cantona benedice da sùbito la scelta di Pogba di lasciare Manchester per raggiungere la Juventus. Il perché dell’abbandono è arcinoto, Paul lo ricorda senza freno ad ogni intervista: “Dissi a Ferguson che ero pronto per giocare. Contro il Blackburn era disponibile solo Park a centrocampo; schierò Rafael, non me…E me ne sono andato”. Pretesto della fattispecie a parte, non era considerato abbastanza e voleva giocare.

Un ragazzo che vuole apprendere ed apprende.
La lingua: (imparato l’italiano) Su sua richiesta, Llorente gli insegna lo spagnolo appena i due iniziano a vivere insieme il tempo libero. La disponibilità: “A me basta essere in campo, gioco dove vuole l’allenatore”. La professionalità: “Vorrei divertirmi un po’ di più, ma il calcio pone degli obiettivi da raggiungere e per vincere devo fare dei sacrifici”. Lo step by step, che mai come oggi odora di annuncio non colto: “Fare la storia della Juve? Io voglio fare la storia di questo scudetto”.
A proposito del rapporto con chi decide cessioni e rinnovi, il ragazzo non resta bene quando la dirigenza non affronta l’argomento del nuovo contratto prima del termine della stagione 13/14. Ma la Juve fa così e, dopo due anni di Torino, Pogba lo avrebbe dovuto sapere eccóme. Intanto, in quel periodo, lo Stadium sciorina “Non si vende Pogba!” ogni settimana.
Non passano molti giorni ed appare il suo agente, Mino Raiola: “A lui interessa solo la Juve, il matrimonio è perfetto”. Tutto chiaro, no? Anche l’ingaggio del francese di allora: un milione e mezzo per altri due anni, pochino per chi ha già dimostrato di poter divorare la Serie A.
Basta attendere la fine dell’estate e l’inoltro dell’autunno per ottenere il doppio tre: gli anni di contratto aggiunti e la moltiplicazione dello stipendio.

Pogba esulta

 

Paul ha mai detto di voler giocare nel Real e nel Manchester, ha sempre detto quel che è innegabile e più significativo: “Sono top club, come la Juve”. La seconda parte dell’anno 2014 è la fase in cui la società Juve comprende al 100% di avere in casa il prossimo numero uno dei tuttocampisti. Per le due stagioni strabilianti, per gli interessamenti di mittenti autorevoli che giungono in sede.
Chi parla mai, quando parla va ascoltato. Specie se risponde al nome di Fabio Paratici: “Non immaginate quanto grande sarà Pogba. Sono convinto di questo, per il giocatore che è e soprattutto per la testa che ha”.

Il DS fa la parte dello scudo preventivo del Polpo, che inizia a ricevere una catasta di critiche circa il suo modo di interpretare il calcio, di vivere i novanta minuti, di fare una scelta piuttosto che un’altra. Senza molti giri di parole dolci, il suo CT Deschamps: ”Fa troppe giocate superflue”. E mister Allegri: “Mi fa arrabbiare perché ha potenzialità incredibili, da zero errori a partita. Deve sbagliare molto meno”. At last and least, ci sono anche io.
Paul rigetta l’etichetta di frivolo, senza pensieri, leggero: “Questo è il mio calcio, sono così”. Ma, come detto, vuole sempre apprendere per migliorare: “A volte tendo ad esagerare. Devo mettere a posto qualche dettaglio se voglio diventare davvero forte”.
Parola sua e di Tévez: “Ogni mattina lui ti abbraccia e dà un bacio. Nelle interviste dice quello che è giusto, di valere zero. Per questo diventerà un campione”.

Una delle definizioni di Pogba che più apprezzo è firmata dal moda-manager Giulia Mancini: “Fa cose da eroe, da fumetto”. Ma a soli ventuno anni gli rinfacciano qualche pausa di concentrazione in partita, senza ricordare che, alla stessa età, Messi e Cristiano Ronaldo non erano migliori in quell’aspetto. Se una parte, il collega Niang, chiude un occhio (“Ha abituato troppo bene…”), dall’altra ripiovono letterine a forma di freccia inviate ora da Moggi e ora da Nedved: “Deve essere meno bello e più concreto, più determinante”.
Il ragazzo comincia a palesare fastidio. I media pongono sempre la stessa domanda e lui se ne esce come mai: “Qualsiasi cosa dico non vengo creduto”, in riferimento al fatto che per lui la Juve (non) è un top club abbastanza stimolante.
All’inizio dello scorso anno, nessuna testata scriveva che Pogba sarebbe stato bianconero anche nella stagione 15/16. E invece…
L’ex allenatore Conte sembra rimbambito dall’assiduo studio della lingua inglese: “Vendi lui e compri tre top”. E mentre Zenga scova l’unico difetto del francese, “Non sa cucinare”, ricompare Raiola.
Mino comincia a parlare con la Juve, faccia a faccia e sui giornali: “Con Agnelli abbiamo un patto: Paul non deve andare via per forza, perché non c’è bisogno di soldi. Il Real lo ha chiesto, ma non mi piace il loro atteggiamento: hanno storto la bocca alla cifra di 50 milioni…Lui ama le sfide, lasciare Manchester lo fu. Rischio e coraggio, così cresci. Se Pogba sceglie una squadra e un’altra offre di più alla Juve, tra me e la Juve sarà guerra”. Abbastanza chiaro, eh.

Pogba Nike

Pogba Adidas

 

All’inizio dello scorso anno, dicevo. È importante perché il giocatore è all’epoca non sponsorizzato, ma con avance milionarie di Adidas e Nike. Non è un quotidiano italiano, ma L’Equipe, a piazzare la Juve tra i top club meno qualcosina; è l’anticamera dell’accordo con Adidas, che per Paul gradirebbe più la maglia red e blanca a quella bianconera.
Il Barcellona fatto fuori? Commercialmente parlando, sì. Anzi, di fatto gli spagnoli fanno fuori loro stessi: “La Juve vuole cederlo? E poi chissà qual è la strategia di Raiola…” (Josep Maria Bartomeu). Il presidente pare aver già capito tutto. A Madrid, AS non fa una gran pubblicità al Real: il club non sarebbe interessato perché “Pogba è troppo mammone, non esce la sera, è molto religioso”. Vai a capirli…
Ad affossare la Liga e spianare la strada verso la Premier, ci pensa Marca: “100 milioni per Pogba? Sì, 40 di cartellino, 30 per l’acconciatura e 30 per i tatuaggi…”.
In Inghilterra parla Mourinho, che però allena il Chelsea e non il Manchester United: “Pogba è un giocatore straordinario, ma è della Juve e la Juve vuole tenerlo. Ci sono giocatori che puoi avere e giocatori che non puoi avere”. Fantascientifico rileggere José oggi.
E la Juve che fa? C’è Marotta: “Ci ha chiesto di rimanere, non vogliamo venderlo, non stiamo trattando”. Lo stesso Marotta che tre mesi prima diceva di aver problemi a trattenere un giocatore cui gli viene offerto un ingaggio da dieci milioni. Di fatto Pogba resta un’altra stagione. E resta “l’assegno circolare in mano alla Juve” (Massimiliano Nerozzi). Lui, che in ritiro saluta la partenza di Vidal sui generis: “Ha fatto bene ad andare al Bayern”.

Il 2016 è storia recente, nota e ben ricordata. La Juve vince il quinto scudetto consecutivo, Pogba il quarto. Il mister degli ultimi due è ospite in RAI: noi pensiamo di capire tutto, ma tra ripetizioni di Fazio e smorfie di Allegri, in realtà capiamo poco.

 

Poi c’e la vacanza americana di Paul (e Mino). E soprattutto per noi il mercato sontuoso della Juve. Un fotografo coglie Marotta pensieroso (il Polpo in testa…) durante la firma del contratto di Pjaca. Il Giornale e Damascelli ricordano come il giocatore sia idolatrato a Torino: “Fuori lo Stadium comprano prima la maglia di Pogba e poi il maglione di Marchionne”.
Tante parole. Blah Blah Blah è lo slogan multi-understanding di luglio ed agosto: l’illusione per il tifoso, che non riesce ad accettare sia solo un “Decidiamo noi (giocatore, mediatore, sponsor) quando firmare e come arrivare alla firma”.

L’annuncio di Pogba-Manchester United arriva dallo stesso giocatore quando in Italia sono le due di notte. Surreale. Come tutto il percorso estivo che lo porta a essere il calciatore dal cartellino più pagato della storia e con l’ingaggio più alto della maggiore Lega europea.
Il grande giocatore va, la grande Juve resta. Come sempre. L’Italia? Perde l’eccezionale condimento, perde l’introvabile ciliegina, perché per la maggior parte degli addetti ai lavori è mai stato la torta. Lo diventerà? Non è improbabile. Ma questo è blah blah blah 2.0.