Mou poco special, dopo il triplete

di Giacomo Nannetti |

Nel grande caos di questi giorni, molto ben organizzato, è circolato anche il nome di Josè Mourinho come possibile successore di Max Allegri. Dopo tante frecciatine, tutt’altro che velate, lanciate dallo Special One contro la Vecchia Signora, un ipotetico scenario con Mou sulla panchina bianconera non sembra più essere inammissibile. È ovvio che con l’addio di Allegri la Juventus non vorrà ridimensionarsi, ma vorrà continuare a vincere, spostando il mirino soprattutto verso l’Europa. Potrebbe essere Mourinho la soluzione? A guardare il palmarès del portoghese non ci sarebbero dubbi: due Champions in bacheca (Porto ed Inter) e due Europa League (Porto e Manchester United), oltre ai vari successi tra Portogallo, Inghilterra, Italia e Spagna. Non bisogna però farsi ingannare da ciò che è stato, bensì bisogna guardare al più recente passato, per capire se veramente l’allenatore lusitano sarebbe un upgrade per chi domina in Italia da anni ed è costantemente tra le migliori in Europa.

Dopo il tanto incensato triplete (ma poi è un trofeo!?) all’Inter nel 2010, cosa ha portato a casa il pungente Mou nelle sue avventure fino ad oggi!?

Subito dopo la sbornia di trofei in nero-azzurro, il portoghese in 3 anni di Real è riuscito a vincere una Liga, una Coppa del Re e una Supercoppa di Spagna, piazzandosi poi per due volte al secondo posto in campionato. In Champions per tre anni di fila il suo Real Madrid si ferma in semifinale.

 Nel 2013 torna alla corte di Abramovich, dove in due anni e mezzo fino all’addio conquista una Premier League e una Coppa di Lega al suo secondo anno, dopo essersi classificato terzo nell’anno precedente. In Champions nella sua prima stagione con il Chelsea si ferma di nuovo in semifinale, mentre l’anno successivo viene eliminato agli ottavi. Il suo ultimo anno alla guida dei Blues comincia con la sconfitta nel Community Shield e prosegue con un campionato pessimo: sedicesimo posto dopo sedici partite, e rescissione consensuale del contratto già a metà stagione.

Nel 2016 Mourinho diventa il tecnico del Manchester United, con un contratto di tre anni da quasi 60 milioni complessivi. Nella stagione dell’esordio vince la Community Shield e la Coppa di Lega, piazzandosi però soltanto al sesto posto in campionato. Salverà poi la stagione con l’Europa League, vinta per 2-0 contro l’Ajax, anche se sentendo le parole di qualche anno prima dello stesso Mou, questa coppa per lui sarebbe trofeo per squadre di rango inferiore: “Se la Juve alla fine dovesse vincere l’Europa League sarebbe comunque un flop, perché è una squadra costruita per la Champions. Come il Chelsea di Benitez l’anno scorso.” Così nel 2014 sentenziò il portoghese, il quale poi usò proprio questa “coppetta” come parafulmini dalle critiche. Nel suo secondo anno di United perde poi tutte le finali, arriva secondo a -19 dai Citizens ed esce agli ottavi di Champions contro il Siviglia di Vincenzo Montella. Quest’anno poi, dopo il peggior inizio dei Red Devils in Premier dal 1990-1991, lo Special One, non più tanto così speciale, si separa dal club.

L’impressione è che dopo le grandi annate con Porto, Chelsea nella prima esperienza ed Inter, Mou non sia più riuscito a trovare continuità di risultati, specie negli ultimi 4-5 anni. Sì è vero, a livello internazionale ha molti più trofei di Allegri, ma ultimamente soltanto un’Europa League vinta con una squadra da Champions figura nel suo albo d’oro, mentre in campionato i risultati non sono stati poi così soddisfacenti. Probabilmente troppo schiavo del suo personaggio, Mourinho ha curato più gli aspetti fuori dal campo che quelli dentro, finendo per perdere quell’etichetta di Special che ormai non gli si addice quasi più.

Oltre ai suoi non più ottimi risultati, ci va aggiunto un ingaggio pesante e anche stoccate verso i bianconeri del tipo “il fatto è che in Italia c’è solo un’area di rigore lunga 25 metri…” che difficilmente verranno digerite anche dopo un suo arrivo. Lo Special One, diventato ormai uno One qualsiasi, non sembrerebbe rappresentare quindi quel passo in avanti che la società si augura di fare con l’ingaggio di un nuovo tecnico. Tempo al tempo quindi, ma nel frattempo speriamo in altro.


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