Pjanic vale 100 milioni?

di Nevio Capella |

Pjanic

La sessione di mercato estivo 2018 è destinata ad essere ricordata a lungo come la più incredibile e sorprendente degli ultimi dieci/quindici anni, considerazione che mi sento di avvalorare dato che sto chiudendo questo pezzo nelle ore in cui la chiacchiera sul ritorno di Bonucci alla Juventus sembra prendere sempre più i contorni della realtà, peraltro con dettagli che, almeno a primo impatto, non sembrano soddisfare la nostra tifoseria.
Tutto questo accade nel momento in cui, ridotto seppur temporaneamente l’effetto tsunami generato dall’acquisto Cristiano Ronaldo, il tema centrale del mercato di casa nostra aveva un nome e un cognome ben precisi: Miralem Pjanic.

Fino a una decina di giorni fa il centrocampista bosniaco sembrava appartenere in maniera indiscutibile alla lista degli intoccabili e addirittura era stato simbolicamente il primo nuovo compagno di squadra incontrato da Cr7 in quei cinque minuti di passeggiata tra spogliatoi e campi del nuovo centro di allenamento della Continassa, fino a quando ha improvvisamente fatto irruzione, rompendo qualsiasi sorta di equilibrio, Fili Ramadani, il suo nuovo procuratore, potente uomo di mercato macedone che “patrocina” diversi profili importanti del calcio balcanico ma è anche noto per essere uno stretto collaboratore della dirigenza del Chelsea.
I fili a questo punto si sono intrecciati rapidamente in quanto già da diversi giorni ci si aspettava il decollo delle trattative date per certe tra i blues e la dirigenza juventina sui nomi di Rugani e Higuain, ma Ramadani ha dato subito l’impressione di condurre un gioco apparentemente doppio, lasciando intendere che ci sono almeno tre grandi club (tra cui lo stesso Chelsea, nonostante il fresco acquisto di Jorginho dal Napoli) interessati a Miralem, con offerte poderose pronte ad essere inviate a Torino, ma con la proposta di rinnovo e, ovviamente, adeguamento contrattuale che sistemerebbe tutto.

A questo punto sono arrivate le prime indiscrezioni su un possibile prezzo fissato da Marotta e Paratici per prendere quanto meno in considerazione le reali offerte su Pjanic e per la prima volta si è sentito parlare di ben 100 milioni di euro come condizione minima per assicurarsi le prestazioni del giocatore.
In merito a questa cifra, che sembra essere simile a quella che Guardiola vorrebbe mettere sul piatto, ovviamente non sono tardati ad arrivare i primi quesiti, in particolare su quanto possa essere congrua per il bosniaco: è evidente che da alcuni anni l’asticella della valutazione dei singoli calciatori, soprattutto quando di mezzo ci sono i club di Premier League, si sia alzata a livelli spesso spropositati, ma è pur vero che anche da altri paesi non si è perso tempo ad adeguarsi a questi standard.
Ovvio che il primo pensiero vada proprio alla Juventus che due anni fa pagò i 90 milioni di clausola rescissoria necessari per portare a casa Gonzalo Higuain, ma ricorderete che anche la scorsa estate la quota a tre cifre era stata raggiunta dalle pretese di Urbano Cairo per Belotti, la cui permanenza in maglia granata ha poi certificato quanto fosse spropositata la richiesta.

Ultimo esempio in ordine di tempo nel nostro campionato è arrivato da Lotito che, nel richiedere circa 120 milioni per il cartellino di Milinkovic Savic aveva anche chiosato con una certa arroganza che la Juventus non aveva i soldi per pagarlo, ma nel caso di Pjanic, essendo direttamente coinvolti questa volta in uscita, ci siamo chiesti se davvero valga quella cifra.

Indubbiamente parliamo di un giocatore dalle caratteristiche non comuni facilmente inseribile tra i migliori in circolazione dal punto di vista tecnico, e soprattutto se parametrato ad alcune valutazioni folli fatte in Inghilterra menzionate precedentemente, i 100 e passa milioni di valutazione “minima”ci starebbero tutti, così come dinanzi a una concreta offerta di questa portata diventerebbe quasi consequenziale che la Juventus accettasse di privarsene
Delle sue due stagioni torinesi tutto si può dire meno che abbia avuto vita facile nel trovare la collocazione in campo che gli fosse maggiormente congeniale, soprattutto per il fatto di essere capitato nei due dei quattro anni di Allegri in cui il tecnico livornese ha maggiormente sperimentato e variato il suo scacchiere, impiegando inoltre diversi mesi ad individuare la formula giusta.

Spesso abbiamo visto Pjanic vertice basso fare il regista davanti alla difesa, condizione che ci faceva tornare in mente di default il lavoro svolto nei primi anni di questo ciclo da Pirlo, mentre nei famosi mesi della rivoluzione Allegriana del 2017 ha composto il duo di centrocampo nel 4-2-3-1 con Khedira con qualche ritorno di fiamma di questo modulo nell’ultima stagione.
Ad ogni modo raramente si è trovato nelle condizioni di sfruttare la sua tecnica per inventare aperture e cambi di gioco o  lanci in profondità, quella stessa profondità a cui si è pensato nei giorni dell’acquisto di Ronaldo, quando in molti hanno auspicato che il portoghese fosse viatico per vedere finalmente un certo tipo di calcio oltre che per esaltare la visione di gioco del nostro numero 5, spesso “relegato” invece a compiti di puro palleggio o sponda a centrocampo.
Se poi gli venissero in soccorso idee chiare trovate più rapidamente in merito al modulo e al calcio da proporre, sono sicuro che Miralem sarebbe ancora un valore aggiunto e imprescindibile della nuova Juventus.

Assodato quindi che non ci si deve scandalizzare per i “cento milioni” resta da capire quale sarebbe l’innesto migliore per non ritenere la sua eventuale partenza un incasso a vuoto, e non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello emotivo.
Banale e lapalissiano pensare alla suggestione “Pogback” che però davvero sembra essere destinata a rimanere tale, nonostante la follia di questa sessione, così come forse lo è andare a cercare proprio nella sua ipotetica partenza almeno uno straccio di ragione valida per l’altrettanto eventuale ritorno meno gradito, quello di Bonucci di cui si parlava all’inizio, quanto meno per giustificare la garanzia della soluzione “regia bassa”.

Personalmente resto convinto che sia un giocatore da confermare e rinnovare, a cui dare centralità nel nuovo progetto e sicuramente anche da provare a “sfruttare” meglio, ma vista la piega presa quest’estate è scontato che non si possa escludere nulla, sia alla voce delle entrate che delle uscite.