Pjanic, assente (in)giustificato: interpretazione e statistiche in Juve – Lione

di Alex Campanelli |

Tra i principali motivi d’interesse nel prepartita di Juventus – Lione, anche agli occhi degli spettatori neutrali, c’era sicuramente il passaggio della Juventus alla difesa a 4 e al rombo a centrocampo, e conseguentemente l’impiego di Miralem Pjanic nel ruolo di trequartista alle spalle delle due punte, con le spalle coperte da giocatori abili nell’interdizione come Marchisio, Khedira e Sturaro. Anche senza consultare le statistiche, chiunque abbia visto la gara può tranquillamente constatare come la prova del bosniaco non sia stata positiva, ma attraverso un’analisi più approfondita è possibile scoprire quali sono stati i problemi principali incontrati dal centrocampista martedì sera, e più in generale in questi suoi primi mesi in bianconero.

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La posizione in campo, innanzitutto: un qualsiasi grafico relativo alle posizioni medie dei giocatori mostrerebbe Pjanic esattamente al centro della trequarti del Lione, ma sarebbe soltanto (per l’appunto) una media dei veri spazi occupati dall’ex Roma, che è andato a cercare spazio e palloni più vicino alle linee laterali. Con Mandzukic e Higuain alternatamente uno al centro dell’attacco e uno sulla trequarti, il 4-3-1-2 della Juve si è sovente trasformato in un 4-3-2-1. Corollario delle affermazioni di cui sopra, Pjanic non ha quasi mai toccato palla a meno di 25 metri dalla porta avversaria e sempre da posizione decentrata, e non devono dunque stupire numeri come 0 tiri in porta, 0 passaggi filtranti e appena 11 passaggi in avanti. Il ruolo di trequartista, al momento, non sembra venirgli naturale.

Dal punto di vista della partecipazione all’azione, Miralem è stato il secondo centrocampista che ha giocato più palloni (55) ed effettuato più passaggi (43, 88% riusciti), dietro a Marchisio, il fatto che i difensori bianconeri abbiano giocato praticamente il doppio dei suoi palloni (Evra il migliore con 104) è una conseguenza dell’atteggiamento rinunciatario della Juventus nel secondo tempo. Da imputare al numero 5, semmai, è il poco coraggio: nessun dribbling, nessun passaggio lungo e, come già scritto, 0 filtranti.

L’aspetto più preoccupante però è legato alla fase di non possesso, nella quale il giocatore sembra aver subito una decisa involuzione rispetto ai tempi di Roma. Martedì sera Pjanic è stato dribblato ben 5 volte, più di tutti, ha azzeccato un solo tackle sui 6 tentati e ha perso addirittura 11 duelli sui 13 ingaggiati, un’enormità. A chi definisce il bosniaco un giocatore di ricamo e non di lotta, giriamo l’ottimo pezzo di Giacomo Scutiero, che evidenzia come nelle scorse stagioni Mire sia stato tra i migliori in assoluto per contrasti vinti, tackle positivi e intercetti, tutti fondamentali che sta faticando a mantenere sui suoi standard in questo suo primo periodo alla Juve. Pjanic è stato certamente influenzato dall’atteggiamento a volte troppo sornione della Juve, che non aiuta un giocatore che vive di lampi e strappi ad emergere, ma deve assolutamente ritrovare la verve e la lucidità dei tempi migliori se vuole restare a galla in un ambiente iper-competitivo come quello bianconero.

Chiudiamo con un’osservazione: sin da inizio stagione, molti media e tifosi hanno dipinto Pjanic come “il giocatore ideale per passare al centrocampo a 4“, “il trequartista che serviva alla Juve” e “l’uomo offensivo di fantasia che tanto aspettavamo“. Alla luce della prima dietro le punte del bosniaco, che come evidenziato in testa all’articolo è sembrato un po’ spaesato, è necessaria un’osservazione di questo tipo sulla sua posizione in campo (sono riportate soltanto le partite disputate dal 1′ da quando è arrivato in Italia, escludendo le gare in nazionale):

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Riassumendo, è evidente che Pjanic dal suo arrivo in Italia ad oggi si sia definito come una mezzala di stampo offensivo, ma non un trequartista, posizione che ha occupato sempre più di rado col passare degli anni. Buttarlo nella mischia in questo vecchio/nuovo ruolo in una partita delicata come quella col Lione è stato, e non serve il senno di poi, un errore decisivo tanto quanto quelli commessi da lui in campo. Decidere se insistere su questo nuovo assetto o tornare alle origini sarà poi compito di Allegri, ma per portare Miralem il prima possibile ai suoi livelli non sarebbe meglio rimetterlo a proprio agio nel ruolo in cui si è affermato e ha convinto la Juve a investire su di lui?