Pjanic, Rakitic o Modric? Analisi e statistiche

di Alex Campanelli |

pjanic modric

Al termine di una stagione, è d’usanza tra gli addetti ai lavori ma anche tra i tifosi interrogarsi sull’impatto e sull’insostituibilità dei singoli componenti della rosa: il giocatore X ha espresso al massimo il suo potenziale? E’ stato impiegato nella sua posizione ideale e si integra bene con gli schemi della squadra? Conviene tenerlo a qualunque costo o valutare una cessione per monetizzare e battere strade alternative?

In tal senso, parrebbe lecito porsi delle domande riguardo alla stagione di Miralem Pjanic, fatta di luci e ombre, un’altalena alla quale il bosniaco ci aveva abituato da un po’ ma forse mai in maniera così drastica, probabilmente trascinato dalle difficoltà in costruzione e dall’atteggiamento della Juventus in quasi ogni gara del 2018. Nell’ottica di una crescita della Juventus che la avvicini sempre di più al gotha del calcio europeo, proviamo ad affiancare Mire e le sue statistiche ad altri due centrocampisti balcanici: Luka Modric e Ivan Rakitic. Il primo è ormai da anni entrato stabilmente nel novero dei giocatori più forti del mondo, praticamente impossibile da mettere in discussione, il secondo pur se una spanna sotto al connazionale resta un assoluto top del ruolo, modellatosi alla perfezione sul nuovo Barcellona di Valverde.

Prima di analizzare le statistiche dei tre, diamo un’occhiata alle relative posizioni medie:

pjanic hm
modric hm
rakitic hm

Notiamo subito come il regista della Juventus giochi perlopiù sulle tracce centrali del campo rispetto agli altri due, ricevendo spesso palla davanti alla difesa e spaziando fin quasi alla trequarti avversaria, risultando quello che dei tre riceve meno palloni nell’ultimo terzo di campo. Modric invece agisce da mezzala pura, sia in caso di 4-3-1-2 che 4-3-3, svolgendo un lavoro quasi da box to box in salsa britannica che a inizio carriera mai sarebbe stato possibile associare a un giocatore di tale classe, mentre Rakitic è il vero e proprio stakanovista del centrocampo del Barça, centrale di destra sulla lavagnetta ma nei fatti uomo ovunque che, assieme a Busquets, è il segreto di Pulcinella della tenuta difensiva blaugrana.

Anche se dalle heatmap sembrerebbe emergere il contrario, Pjanic è del trio quello che percorre più km, 11,8 ogni 90′, davanti ai 10,9 di Rakitic e ai 9,8 di Modric, ritenuto l’uomo ovunque del Real grazie a un grandissimo senso della posizione ed evidentemente in grado di ridurre all’osso le corse a vuoto.

Passiamo ai dati relativi alla distribuzione del pallone:

pjanic rakitic modric

Dalle statistiche di cui sopra si evince come Mire, considerato il cuore della Juventus, giochi circa gli stessi palloni a gara di Modric (che deve dividere l’onere e l’onere di dare il ritmo al Real con Kroos) e ben 10 in meno di Rakitic (nonostante il Messicentrismo del Barça). Più che a una mancanza di personalità, tale dato dovrebbe essere correlato al cambio di rotta della Juve arrivato tra novembre e dicembre, con la manovra molto meno improntata al possesso palla e più reattiva di fronte alle iniziative avversarie; si spiega così anche il terzo posto nei passaggi in avanti, mentre la medaglia d’oro nella lunghezza degli appoggi è tutta frutto dell’abilità nel lancio lungo e della visione di gioco del bosniaco, con pochi eguali al mondo in tale fondamentale.

Chiudiamo con le occasioni create: i dati di Pjanic sono sicuramente gonfiati dall’elevato numero di calci piazzati a lui affidato (comunque condivisi con Dybala), ma al netto di ciò non può che spiccare il suo 2,22 contro i buoni ma ben più bassi dati di Modric e Rakitic. Pur in un’annata non eccelsa, i numeri dimostrano l’incisività del numero 5 nella Juve (primo per key pass a partita con Dybala e Douglas Costa) e in assoluto.

pjanic rakitic modric

La concorrenza dei croati si fa più serrata quando andiamo ad analizzare la fase di non possesso. Se sui tackle vinti Mire tiene botta pur classificandosi terzo, la percentuale di duelli vinti nettamente sfavorevole al bosniaco è un’ottima cartina di tornasole dei momenti di mollezza che permeano di tanto in tanto il suo gioco. Rispetto ai due centrocampisti della Liga, Pjanic risulta inoltre decisamente più falloso, arrivando a scommettere quasi il doppio degli interventi scorretti rispetto a Modric e Rakitic; a volte un obbligo per chi giostra davanti alla difesa, altre un pericolo in caso di ammonizione precoce (vedi la gara contro l’Inter).

La posizione occupata in campo aiuta sicuramente Pjanic negli intercetti, aspetto caro a mister Allegri molto più di tackle e contrasti nel quale il nostro arriva quasi a doppiare gli altri due balcanici; interessante osservare come i palloni intercettati siano praticamente raddoppiati rispetto alla stagione 2016/17, dato probabilmente amplificato dal nuovo atteggiamento reattivo della Juventus, che subisce più azioni manovrate avversarie rispetto agli scorsi anni.

L’analisi appena effettuata è ovviamente parziale e non tiene conto di aspetti non quantificabili, come la maggior esperienza internazionale di Modric e Rakitic, l’impatto fisico e agonistico sulle partite più evidente rispetto al sornione ma letale Pjanic, ma porta alla luce alcuni elementi importanti. Uno su tutti riguarda la centralità del bosniaco, per la quale è utile prendere in prestito una citazione di Valentino Tola su Ultimo Uomo, da un articolo riguardante Xavi, il quale al Barcellona era “il giocatore più influente, perché gli altri giocatori si muovono nel contesto pensato da Xavi.

Nella Juventus di Allegri Pjanic è il Maestro che ha raccolto l’eredità di Pirlo, è il cuore al quale batte il ritmo della Juve e, anche nelle non infrequenti gare in cui appare sottotono, la sua sola presenza in campo basta a rendere possibile la tessitura di una manovra offensiva. Pjanic non avrà mai il ritmo di Rakitic e Modric (specialmente del primo, che al di là di tutto pare di un’altra categoria), non sarà mai un leader emotivo come i due croati, ma le precise caratteristiche sopra elencate lo rendono un indiscusso leader tecnico e al momento non è possibile immaginare un 11 titolare privo di lui; in caso di cessione la Juventus dovrà probabilmente cercare soluzioni di gioco alternative, pescare un terzo direttore d’orchestra all’altezza degli ultimi due potrebbe rivelarsi un’impresa impossibile.