Pjanic e la matematica scavalcata

di Giacomo Scutiero |

Anche se secondo il cronometro non è stata la scena finale, il secondo gol è il triplice fischio dell’incontro e del campionato.
Non c’è alcuna novità in cifre: la Juventus ha vinto la partita come al solito, Moise Kean ha realizzato di nuovo ed ha già assuefatto noi osservatori normalizzando lo straordinario.

Il ragazzo di diciannove anni, che fa gol ogni tempo scarso di gioco, ha perduto il primo piano dell’inquadratura: le mani parlanti di Miralem Pjanic hanno ufficializzato ciò che soltanto per la matematica ufficiale non è.

Il terzo scudetto consecutivo del bosniaco, l’ottavo consecutivo del club; c’è tutta la Juventus in questo conteggio del Noi a prescindere dalla più o meno longeva permanenza in batteria. Perché Pjanic passa mentre la Juve resta.
Ai tifosi interessa il totale piuttosto che la somma ed il numero 5 li accontenta perché quello pensa e quello fa. Le otto dita tese sono il cartellone alzato sul ring, il gong che chiude la competizione per k.o. multipli ed apodittica superiorità.

Questa arte dei gesti ricorda al Nord dello stadio che annoiarsi e fischiare sia lecito, ma che non capacitarsi sia diabolico. Miralem mette la medaglia al collo di tutti, in primis a quelli che colmano ogni settimana gli spalti dell’Allianz; estrae dal cassetto il certificato di impero e lo rimette sùbito a posto per non rischiare di prendere polvere e svago eccessivi.

Il campionato è una ex preoccupazione, semmai lo fosse stata. Pjanic, per inciso il migliore bianconero contro uno dei migliori Milan, mette la parola fine prima che l’algebra svolga il suo mestiere.

Cinque più tre uguale otto. La forma della clessidra, che tra qualche giorno sarà colorata d’orange e poi…Chissà. Sarà quel che sarà, procedendo leggeri come dice e vuole la guida. Come la sabbia, è tutto molto semplice.

Ci sarà bisogno di mani a posto e di piedi molto ordinati e parecchio svelti. Non ci sarà bisogno di calcoli e gesti, ma di gioco e Cristiano Ronaldo.

Appuntamento al prossimo anno. A tra poco.