Pjanic e Khedira, perché la coppia scoppia

di Jacopo Azzolini |

Nel primo tempo di Sampdoria-Juventus, i bianconeri stavano reggendo bene difensivamente, impedendo al rombo doriano di ricevere alle spalle del centrocampo e vanificando ottimamente i (numerosi) lanci lunghi dalle retrovie per Zapata.

Certo, in fase di possesso i problemi erano maggiori. Tolto il guizzo nell’occasione di Higuain, Bernardeschi non è riuscito a fungere da raccordo, pestandosi anzi i piedi con Cuadrado. Inoltre, considerando che la Juve avviava l’azione da destra contro una squadra che fatica a coprire l’ampiezza del campo, è parsa cervellotica la scelta di preferire Mandzukic a Douglas Costa: in tal modo, si sono vanificate situazioni interessanti, col croato che ha stroncato diverse situazioni di uno contro uno (Cuadrado e Higuain in particolare sono stati molto bravi nel cambio campo).

 

Tuttavia, il gol di Zapata ha scombussolato la fase di non possesso bianconera, che da quel momento in poi, soprattutto in mezzo, ha patito le pene dell’inferno. La Sampdoria è quindi riuscita a trovare molto spazio tra le linee, risalendo con facilità il campo soprattutto per vie centrali.

 

 

La Juve si è allungata nel tentativo di attaccare, col risultato però di rischiare grosso ad ogni ripartenza avversaria. Pjanic e Khedira, accompagnando l’azione con più frequenza, si sono rivelati inadatti a coprire ampie porzioni di campo. Entrambi sono stati sovrastati, trovandosi costantemente in inferiorità numerica e lasciando praterie davanti alla difesa.

 

 

Allegri si è accorto con sensibile ritardo che i bianconeri in mezzo avevano ormai perso la bussola, col centro del campo spesso svuotato. Sarebbe potuto passare al 433, oppure schierare subito Matuidi.

Così però non è avvenuto, e la Juve ha continuato a soffrire. Torreira in particolare, viste le sue ottime qualità in conduzione, ha avanzato il proprio raggio d’azione per approfittare degli spazi venutisi a creare, con break palla al piede che hanno spaccato in due la Vecchia Signora.

 

 

Il gol dell’uruguagio è un chiaro esempio delle difficoltà bianconere. Da un lancio lungo, prima Zapata e poi Quagliarella hanno fatto risalire campo ai propri compagni, successivamente un Torreira a rimorchio ha avuto tutto il tempo per inserirsi e calciare in porta sull’appoggio di Ramirez. Evidente quanto Pjanic fosse in ritardo, col limite dell’area sguarnito.

 

Per quanto, nel contesto specifico, il 433 fosse una soluzione sensata contro il 4312 di Giampaolo, è sbagliato pensare al modulo come panacea di tutti i mali. D’altronde, tentativi di 433 sono coincisi con le peggiori prestazioni stagionali, e anche lì spazio in mezzo se ne era concesso parecchio: basti pensare al secondo tempo di Juventus-Lazio, con Khedira e Matuidi fuori posizione che abbandonarono Bentancur a sé stesso. In generale, è una squadra che non sa ancora rimanere corta quanto vorrebbe.

Il centrocampo a 2, nonostante l’inferiorità in mezzo, avrebbe comunque consentito di creare superiorità numerica sulle fasce sfruttando l’aspetto che, come si è già scritto, la Samp soffre maggiormente: l’ampiezza del campo.

Avere preferito Mandzukic a Douglas Costa ha però stroncato la produzione offensiva sulla fascia sinistra, vanificando anzi un buon giro palla che stava stringendo la Sampdoria. I blucerchiati hanno difetti piuttosto evidenti, ma – nonostante un piano gara condivisibile – suscita perplessità avere rinunciato a quei giocatori che più di tutti parevano in grado di approfittare delle lacune rivali. Alex Sandro compreso.