Pjanic oltre Jorginho, nel cuore della Juve di Sarri

di Alex Campanelli |

jorginho

In principio fu Mirko Valdifiori. Il regista romagnolo fu il primo portatore del verbo di Maurizio Sarri nella massima serie: c’era lui, quasi trentenne alla prima stagione in A, nel cuore del sorprendente Empoli che raggiunse la salvezza senza troppi affanni e asfaltò il Napoli, convincendolo a carpirne i segreti arruolando il suo comandante. Portato con sé il suo delfino in riva al golfo, Sarri si accorse che Valdifiori non poteva reggere a tale livello, in una squadra della caratura dei partenopei, e il testimone passò a Jorginho, arrivato nella stagione precedente da Verona ma sin lì rivelatosi poco più che un oggetto misterioso.

Poche partite e l’italobrasiliano raggiunse, per il gioco del mister, un’importanza e un’influenza addirittura superiori a quelle del Valdifiori di Empoli, divenendo regista e direttore d’orchestra del Napoli, ora velocizzando e ora rallentando la manovra, divenendo velocemente l’uomo più cercato dai compagni. Jorginho pareva destinato al Manchester City, ma l’approdo di Sarri al Chelsea cambiò le carte in tavola e il regista prese la via di Londra, ricongiungendosi al suo maestro ed esportando in Premier un modo assolutamente nuovo di intendere il centrocampista davanti alla difesa, non senza qualche problema di adattamento.

Con lo sbarco di Sarri alla Juve si fanno sempre più insistenti le voci che vorrebbero Jorginho ancora una volta al seguito del suo mentore, ma il giocatore ideale da piazzare nel cuore della Juventus è già in rosa, ed ha tutte le carte in regola per interpretare il ruolo a livelli ancora più alti del nazionale italiano: parliamo, ovviamente, di Miralem Pjanic.

Tagliamo subito la testa al toro: il Pjanic regista visto con Allegri e il regista ideale di Sarri, sin qui Jorginho, hanno ben pochi elementi in comune. A dirlo in maniera incontrovertibile sono le statistiche dei due nelle ultime stagioni:

Pur giocando in squadre con un volume di gioco differente, la distanza tra Mire e il Jorginho visto a Napoli è abissale, quasi parlassimo di due calciatori con ruoli e caratteristiche radicalmente diversi, come un’ala e un centrale difensivo. Addirittura l’ultimo Pjanic visto nella Roma, mezzala o centrale di centrocampo a due, ha giocato più palloni del Pjanic regista di Allegri. Una scelta precisa del tecnico, amplificato dall’atteggiamento reattivo più che proattivo da parte della Juventus nelle ultime stagioni, ma anche un paradosso: è stato Allegri a portare Pjanic al centro della Juve, togliendolo dall’antico ruolo di mezzala, ma non gli ha mai permesso di prendere effettivamente in mano la squadra, favorendo uno sviluppo della manovra molto (a volte troppo) verticale e prediligendo gli uno contro uno su fascia e i cross per le punte.

Con Maurizio Sarri la musica cambia: al proprio regista Sarri chiede pulizia tecnica nel giro palla, intelligenza (ma anche semplicità) nelle scelte e nel gestire i ritmi giocando a uno o due tocchi quando necessario, capacità nel farsi trovare libero. Il regista di Sarri dev’essere un giocatore veloce di pensiero, non necessariamente di gambe.

Nessuno sano di mente potrebbe dubitare delle doti tecniche di Pjanic, della sua capacità nel giocare a pochi tocchi e dell’abilità di vedere le traiettorie e i movimenti dei passaggi prima degli altri. Attenzione però: Pjanic non nasce regista, è un calciatore intelligente al quale però non è mai stato chiesto concretamente di gestire i ritmi della manovra pur giocando in cabina di regia e non è detto che riuscirà subito a calarsi nella nuova veste, pur avendo tutte le carte in regola.

Se Maurizio Sarri riuscirà a convincere Pjanic della bontà del suo progetto tecnico e a trasmettergli i principi del suo calcio, e se Mire sarà capace di recepire i dettami del tecnico, se tutte queste condizioni si verificheranno assisteremmo a un’ulteriore evoluzione del ruolo di regista per come lo intende Sarri.

Pjanic infatti possiede le medesime capacità di Jorginho nel gioco lungo-corto, ma è decisamente più abile nel servire i compagni con palloni alti (poco frequenti nel gioco di Sarri ma necessari in determinate gare) e in fase di rifinitura, non esattamente il fiore all’occhiello di Jorginho, è al livello di un trequartista di ruolo, per qualità e tempi nell’assist. La Juventus di Allegri, quando schiacciava gli avversari nella trequarti, faticava a trovare soluzioni alternative al cross; una Juve capace di mantenere alto il proprio baricentro e con la capacità di aprire spazi tipica delle squadre del tecnico toscano permetterebbe a Pjanic di diventare importantissimo, oltre che in fase di regia, anche nell’ultimo o penultimo passaggio, fondamentali nei quali è abilissimo ma che non ha potuto mettere in mostra negli ultimi anni.

Rispetto a Jorginho Mire è anche più propenso a sporcarsi le mani e incrociare i tacchetti con gli avversari (e qui dobbiamo ringraziare Allegri), unendo all’innata capacità nelle letture difensive anche una discreta quantità, caratteristica non fondamentale per il metodista inteso da Sarri ma che potrebbe tornare utile fermo restando che, come al Chelsea, il tecnico dovrà modellare alcune sfaccettature del suo gioco sulle peculiarità dei suoi giocatori. Superfluo, ma doveroso, ricordare infine la capacità di Mire di Pjanic di creare pericoli sui piazzati diretti e indiretti, un tipo di calciatore che probabilmente non ha mai avuto a disposizione nelle sue precedenti squadre.

Il progetto “regista 3.0” è ambizioso e potrebbe necessitare di un po’ di tempo, ma porterebbe benefici a cascata sull’intera Juventus. Molto dipenderà, com’è capitato a Londra, dalla capacità della Juve di assimilare il gioco di Sarri nel suo insieme: al Chelsea i problemi di Jorginho erano strettamente legati a quelli della squadra, e viceversa i Blues dipendevano molto dal rendimento del loro metronomo. Trovare la chiave per far battere la Juventus e Miralem Pjanic allo stesso ritmo sarà la prima, grande sfida di Maurizio Sarri.


JUVENTIBUS LIVE