Pjanic, da equilibratore a hombre libre?

di Jacopo Azzolini |

miralem pjanic

Oltre ad aver svoltato la stagione bianconera, il 4231 introdotto nel 2016-2017 aveva reso protagonista Pjanic, finalmente al centro del gioco e non più improbabile mezzala di quantità nel 352. Tuttavia, nonostante un rendimento di alto livello, credevo che potesse essere sfruttato ancora di più, infatti auspicai (scrivendoci anche un articolo) l’arrivo un mediano di posizione in grado di consentirgli più sortite in avanti, in modo da sfruttare maggiormente le doti in rifinitura del bosniaco.

Purtroppo, l’annata appena conclusa ha invece rappresentato un evidente downgrade nel rendimento di Pjanic, forse il giocatore più sacrificato dall’assortimento del centrocampo. Con le partenze di Bonucci e Dani Alves è divenuto quasi l’unico riferimento nel palleggio arretrato, abbassando nettamente il proprio baricentro. Agli avversari, di conseguenza, bastava ingabbiare il bosniaco – a cui mancavano linee di passaggio sul corto – per stroncare la manovra arretrata juventina. Quando  la Juve doveva alzare il raggio d’azione, Pjanic si trovava costretto a svolgere un lavoro difensivo non nelle proprie corde, visto che Matuidi e Khedira stazionavano molto alti. L’ex Roma fungeva come improbabile schermo davanti alla difesa contro le ripartenze rivali, con difficili compiti di riaggressione in spazi larghi.

Non è un caso che Emre Can sia stato uno dei primi colpi, proprio perché c’erano evidenti carenze difensive nella protezione del centro del campo, soprattutto quando il campo si allungava. Personalmente, apprezzerei molto un mediana a 2, in quanto finalmente la Juventus può disporre di una coppia bene assortita in mezzo con 2 interpreti piuttosto complementari. Emre Can sarebbe senza dubbio l’uomo giusto per dare maggior libertà a Pjanic.

Tuttavia, visto che Allegri sembra determinato a insistere su un centrocampo a 3, va trovato un assortimento il più funzionale possibile in base alle caratteristiche degli interpreti. Osservando l’evoluzione tattica di Cristiano Ronaldo degli ultimi anni (ossia, l’essere divenuto un giocatore che si preoccupa quasi esclusivamente di segnare) la prerogativa sarà costruire una squadra che giochi molto meglio palla al piede rispetto all’ultima stagione, con una fase di possesso più efficiente.

E qui entra in gioco Pjanic. Detto con estrema franchezza, guardando l’andamento della scorsa annata e anche queste primissime amichevoli, l’impressione è che davanti alla difesa non abbia più alcun senso: fatica a coprire il campo, verticalizza poco, è costantemente marcato e non incide. Detto in parole povere, è totalmente sprecato, ci sono giocatori con infinito meno talento che riuscirebbero a svolgere in modo identico quello che fa lui adesso.

Di conseguenza, alzargli il raggio d’azione sembra ormai necessario per far compiere un salto di qualità sia a lui che alla Juventus, consentendogli di legare meglio i reparti e di aumentare le soluzioni offensive nella trequarti rivale. Se, teoricamente, dal punto di vista tattico si tratterebbe in pratica di “invertire il triangolo” (magari dando più fiducia a Bentancur vicino Emre Can), una possibile ispirazione la si può avere osservando ciò che accade in diversi top club europei. Oggi, ci sono diversi allenatori che scelgono di dare una libertà gigantesca ai propri interpreti offensivi di maggior talento, i quali si muovono in base alla singola situazione di gioco e non per meccanismi precostituiti: a volte arretrano per aiutare la squadra ad uscire palla al piede dalla difesa, altre volte si defilano, altre ancora si fanno trovare tra le linee.

Nel calcio europeo, l’esempio più estremo è Isco nel Real Madrid, coi suoi movimenti a tutto campo per aumentare le soluzioni di passaggio. L’andaluso non è però certo il solo: Thiago Alcantara, Eriksen e Griezmann seguono la stessa filosofia (tutti giocatori che, oltre al talento, hanno grande sensibilità tattica), “registi” della propria squadra a prescindere dal ruolo e che, pur con tante differenze tra loro, effettuano un costante lavoro di raccordo.

Un calciatore di tale estro e visione di gioco deve avere la capacità di incidere in più fasi di gioco, compensando capacità atletiche non sublimi con l’intelligenza di saper leggere più  situazioni, rendendo così fluida e interscambiabile una fase di possesso – quella della Juve – che definire statica è un eufemismo. Dopo una (secondo me negativa) stagione come rigido mediano di equilibrio, Pjanic potrebbe fare la differenza come hombre libre della Juventus. Sgravando, oltretutto, Dybala da compiti che lo allontanano troppo dalla porta.