Miralem Pjanic, incompreso e incomprensibile

di Alex Campanelli |

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Nello scoprire che oggi è il compleanno di Miralem Pjanic, è interessante soffermarsi sulle reazioni dei tifosi della Juventus sui vari social network. Su Instagram, che rispetto alla pagina Facebook della Juve sembra avere un pubblico più internazionale, sono in tanti a fare in maniera più o meno affettuosa gli auguri al bosniaco, decisamente in maggioranza rispetto ai detrattori di Mire. Su Facebook invece, magari anche a causa degli algoritmi che tendono a dare la priorità ai commenti più votati e a quelli nella nostra lingua, il tiro al bersaglio è indiscriminato, il fuoco amico è apertissimo, i commenti positivi sono relegati in un angolino e denigrati a loro volta dai cosiddetti haters.

Tale piccolo spaccato riflette molto bene la differente visione di Pjanic che hanno i tifosi internazionali e nostrani, in special modo quegli juventini: nel mondo, Miralem è tuttora riconosciuto come uno dei centrocampisti più tecnici in circolazione, ammirato dai calciofili neutrali e immuni (beati loro) dalle schermaglie in corso nel nostro paese, viceversa in Italia è ormai visto come un sopravvalutato, un giocatore senza mordente, un peso del quale sbarazzarsi il prima possibile. Nonostante la globalizzazione calcistica avanzi a grandi passi, è lecito pensare che il decadimento di un calciatore sia decisamente più palese agli occhi di chi lo segue settimana dopo settimana rispetto a chi ne ammira le gesta solamente in campo europeo o sporadicamente negli highlights (pensate a Modric o James Rodriguez), ma è una spiegazione riduttiva che non motiva del tutto come mai Pjanic sia così inviso al popolo bianconero.

Arrivato coi crismi della mezzala tecnica e del grande tiratore di piazzati, l’ex Lione e Roma è stato velocemente spostato davanti alla difesa da Massimiliano Allegri, che con l’addio di Pirlo e le precarie condizioni di Marchisio si era trovato ad aver assoluto bisogno di una fonte di gioco; trovatala nel bosniaco, il quale in tempi relativamente brevi ha compreso come interpretare la nuova posizione, Allegri ha però esposto Pjanic a tutta una serie di equivoci e situazioni ambigue che l’hanno portato a diventare il primo bersagli dei tifosi più critici quando le cose “non vanno bene” (eufemismo per una squadra che vince lo scudetto da quasi una decade). Anche la gestione Sarri, che ha portato il bosniaco a diventare ancora più centrale nel gioco bianconero, dopo un buon primo periodo, non è riuscita a riabilitare il numero 4 agli occhi dei tifosi.

Tra i luoghi comuni più fastidiosi, ma non del tutto infondati, relativi a Pjanic, troviamo:
– Pjanic perde un sacco di palloni in posizioni pericolose;
– Pjanic non verticalizza mai;
– Pjanic non corre;
– Pjanic NON LOTTA;
– Pjanic è impalpabile nelle partite che contano;
– senza Pjanic la squadra gira meglio.

L’assunto relativo alla lotta non merita risposta, non nel 2020, quello riguardante la corsa è facilmente confutabile dando un’occhiata al sito della Champions League, ma sul resto è possibile discutere. Prima di giudicarne le prestazioni, dobbiamo ricordarci che Miralem Pjanic non è, e non sarà mai, Andrea Pirlo: non ne ha il dribbling, la capacità di pescare i compagni e nemmeno la visione di gioco globale, è anche molto differente da lui nello stare in campo dato che percorre tanti km a partita e non ha problemi nello sporcarsi le mani con la fase difensiva, ma come lui a volte tende ad eccedere e perdere palla nella propria metà campo, un difetto del Maestro che abbiamo giustamente accantonato di fronte all’enorme cascata di pregi che il 21 metteva in campo ogni settimana.

Nella Juventus 2019/20 c’è bisogno di questo tipo di giocatore: uno che abbia la tecnica e la testa per giocare a pochi tocchi, per passare 150 palloni sbagliandone meno di 10, per alzare e abbassare il ritmo a seconda delle necessità, un giocatore che sappia far alzare la squadra e poi farla abbassare, ma anche di intercettare le linee di passaggio avversarie e dare copertura, e l’unico capace di riassumere in sé tutte queste caratteristiche è Miralem Pjanic. Nell’ultima uscita con l’Inter, forse la miglior gara del 2020, a spiccare è stata la prestazione in regia di Rodrigo Bentancur, che ha fatto gridare molti al definitivo accantonamento di Pjanic, senza pensare che con l’uruguagio regista mister Sarri dovrà rivedere molti dei suoi schemi, oppure reinserire l’ex Roma nell’antico ruolo di mezzala e spostare più in avanti la regia del suo gioco.

Beninteso, le cose elencate qui sopra sono quelle che Pjanic sa fare e che POTREBBE mettere in campo, ma quante ne abbiamo viste negli ultimi mesi? Poche, pochissime, quasi nessuna, tanto che non è assolutamente sbagliato parlare di Pjanic come un giocatore in crisi di prestazioni. Già, quelle crisi di prestazioni che abbiamo perdonato (ovviamente) a Cristiano, che abbiamo perdonato a Dybala, a Douglas Costa, a de Ligt, a Dani Alves, addirittura a Cancelo e Morata. Perché con Pjanic non siamo così clementi? Perché è visto come un male da estirpare?

Una risposta non ce l’ho, e non so nemmeno se voglio averla. Anzi, a pensarci bene, a pensare alla storia del calcio italiano, a quella della Juventus e poi a quella del calcio mondiale, non mi stupisce che nel nostro paese Pjanic sia il calciatore dalla posizione più controversa nella rosa della Juve. Tanti auguri Miralem, non ti curar di loro, ma guarda e passa.

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