Più Allegri di così: dieci motivi per cui dovrebbe rimanere

di Francesco Falzarano |

Ogni grande successo ha il suo condottiero, ogni libro il suo scrittore, e Max Allegri in questi tre anni di storia ne ha scritta, per se stesso e per la Juventus. Si presentò dicendo “ voglio aiutare questa società a continuare a vincere”, mentre nel cuore e nella testa dei tifosi riecheggiava il nome di Antonio Conte. Ora è stimato da tutti, e corteggiato da mezza Europa.
Perche dovrebbe restare? Ecco a voi dieci buon motivi.
1) Allegri non è Conte: Al di là dell’aspetto meramente caratteriale, il tecnico livornese si discosta molto dal predecessore salentino. La sua tranquillità che si trasforma in rabbia e cattiveria agonistica quando è in panchina ha una fisionomia differente a quella dell’ex C.T. Non aizza mai partite e folla, e soprattutto, non “svuota” mentalmente e fisicamente i suoi calciatori, permettendo risultati nel lungo periodo, nel suo triennio infatti la Juve ha sempre toccato il tetto delle 50 partite, gestendo quello stress nel doppio impegno che a Conte talvolta è sfuggito di mano.

2)La valorizzazione dei nuovi acquisti: Nel suo triennio bianconero, la Juve ha operato bene e in modo oculato sul mercato, come dicono “gli esperti”,non ha sbagliato un colpo. E’ evidente che la valorizzazione degli acquisti è dovuta al tecnico livornese. Basti pensare alla maturazione di Morata, passando per l’utilizzo di Dybala, che spesso si sedeva in panchina all’inizio della scorsa stagione. La metamorfosi di Mandzukic, il salto di qualità di Pjanic, e l’epopea non può non chiudersi con Gonzalo Higuain, diventato tutt’altro calciatore rispetto all’esperienza napoletana.

3)La gestione della rosa: Per Max Allegri non esistono titolarissimi e riserve buone solo a scaldare la panchina. Ci sono i titolari, ma nessuno è indispensabile, anzi cerca sempre di portare i giocatori allo stesso livello, se non qualitativo per ovvie ragione, quantomeno tattico e mentale. Non esiste una rosa di tredici calciatori, tutti gli effettivi sono utili, ed hanno un minutaggio soddisfacente. Non a caso negli ultimi mesi ha sempre cambiato uomini, ma non risultati.

4)La “halma”Allegriana: “Halma! Halma! Halma!”. Questa parola è diventata il mantra dell’allenatore bianconero. Un mantra che spesso ha fatto anche innervosire i milioni di tifosi juventini, che non aspettavano altro che stropicciarsi gli occhi per le giocate dei propri campioni. Ma Allegri è, negli anni, sempre stato chiaro :”Ci vuole calma, dobbiamo arrivare a Marzo pronti ed in corsa per tutte le competizioni”. Così è sempre stato, la Juve non è mai venuta meno nei momenti clou della stagione. La sua “halma” non è solo una parola, ma un vero e proprio modo di essere, traslato nello spogliatoio e in campo ai suoi calciatori.

5)Versatilità: Tre partite, una per anno, possono sintetizzare la versatilità di questo allenatore, capace di cambiare modulo e stagione in un solo attimo. Juventus vs Olympiakos: trasforma la Juve per esorcizzare i fantasmi in chiave europea. Difesa a quattro e finale di Champions. Bayern vs Juventus: il percorso europeo dello scorso anno ha dato la forza per quello di quest’anno, con il 3-4-3 all’Allianz Arena, che non è certo stato un modulo consueto, ma ha dato consapevolezza europea. Quest’anno, Juventus vs Lazio: 4-2-3-1, non credo servano altre parole.

6)Il sergente di “vibranio”: Avete presente Capitan America, bene. Il suo scudo è fatto di vibranio, un materiale più leggero del ferro e dell’acciaio, ma ancor più resistente. Ecco, Allegri è “leggero”, pacato, sempre rispettoso verso tutti. Ma furente, lancia cappotti ed urla come un dannato fino al novantesimo anche a risultato acquisito, come il match con il Palermo. Scrivo Palermo, penso a Bonucci. Leader imprescindibile, Leo sbaglia e paga, anche se c’è un ottavo di Champions. Per avere in mano un gruppo e uno spogliatoio come quello della Juve, non per forza bisogna essere accentratori come Conte o “sergenti di ferro” come Capello, ma può bastare l’aplomb (mascherato) di Max.

7)Non provincialismo: Allegri bada sempre al suo orto, non alle questioni extra-Juventus. Parlare di budget, infortuni, squalifiche e quant’altro, non fa parte del suo stile e di quello bianconero. Pensiamo alla parola “arbitro”, abolita dal suo vocabolario, perché una mentalità vincente si crea prima di tutto così. Quindi chapeau a te mister, non esistono alibi per una squadra vincente.

8)Rapporti con la stampa: Passateci il termine, Allegri non ha mai “svalvolato” in conferenza stampa. Certo si è fatto sentire, ha difeso la sua Juve e i suoi ragazzi, in quei periodi che gli antagonisti volevano far passare come crisi. E lo ha fatto con forza e personalità, senza venir meno al suo modo di essere. In più mai uno screzio eccessivo con un giornalista, mai una parola fuori posto, le sue conferenze sono spesso anche molto goliardiche, scherza e gioca, non scadendo mai nel banale, in pieno stile toscano.

9)Gestione della pressione: Che si chiami Barcellona o no, per il mister le partite hanno tutte la stessa importanza e vanno preparate tutte allo stesso modo. Maniacale la cura del dettaglio, tanta la fiducia che infonde nei suoi uomini. Divertito quando deve preparare un match di cartello, sul pezzo in quelle partite che sulla carta sembrano di tono inferiore. Un passo dopo l’altro, partita dopo partita, punto dopo punto, Allegri ha costruito il suo castello, gestendo la pressione in modo esemplare. Anche quando, in quelle giornate di flessione, il dito veniva sempre puntato contro di lui.

10) Vince: Tre campionati, tre Coppe Italia, due finali di Champions in tre anni, sa come si vince. E’ un vincente. Il ciclo Juve non è alla fine, né logorato, ma ancora con il fuoco vivo. Perche cambiare?