Pirlo sarà un successo? Pirlo sarà un fiasco?

di Giulio Gori |

Andrea Pirlo è il nuovo allenatore della Juventus, senza aver mai fatto l’allenatore. I tifosi si dividono tra chi esulta per un campione in panchina e chi invece si preoccupa del salto nel buio. Qui proviamo ad analizzare le frasi tormentone della rete. Con un pizzico di scetticismo, ma senza precludere alcuna possibilità.

 

«Pirlo non è il primo caso di un allenatore che parte subito dai vertici, senza avere alcuna esperienza»

Non è il primo caso, ma i precedenti sono rarissimi. Se escludiamo le federazioni nazionali, dove assumere in panchina ex grandi calciatori senza esperienza è una vecchia abitudine, nelle società di club i casi sono vicini allo zero. In Italia molti citano Seedorf e Mancini. Ma è pur vero che il primo subentrò in corso di stagione, per provare a mettere una toppa su una situazione difficile, mentre il secondo aveva esperienza in Serie A come vice. Idem per Ciro Ferrara, che aveva lavorato nello staff azzurro di Marcello Lippi. All’estero, si ricordano i casi di Gullit, Vialli e Klopp, ma sono situazione identiche a quella di Seedorf, decisioni prese a stagione in corso, non scelte programmate a inizio stagione. L’unico precedente identico che si sia riusciti a rintracciare – ma non è escluso che ne spunti qualcun altro – è quello di Kenny Dalglish al Liverpool nel 1985.

«Un campione in campo è di per sé un allenatore»

Non è così. Storicamente ci sono tanti fuoriclasse che si sono dimostrati tali anche in panchina, ma tanti altri hanno fallito. Due su tutti: Maradona e Platini. Ma anche campioni del mondo come Tardelli e Cabrini non hanno certo fatto faville. Il motivo è che giocare e allenare sono lavori diversi. Non è una questione di competenza, c’è da essere certi che Andrea Pirlo capisca di pallone come pochi. Ma allenare significa insegnare ed è tutt’altro che scontato saperlo fare. Guardate l’amato-odiato Antonio Conte: una settimana con una nuova squadra in mano e già si riconoscono i suoi movimenti. Il motivo è la sua strabiliante capacità didattica: c’è chi ce l’ha, chi la impara, chi la affina con l’esperienza, chi non ce l’ha.

«La gavetta non è necessaria»

Vero. C’è chi nasce già bravo. Pirlo ha fatto la scuola allenatori e potrebbe essere già bravissimo. Quel che manca è un banco di prova, un appiglio cui star tranquilli. Guardiola, Zidane, Trapattoni, i tanti nomi citati in questi giorni come illustri precedenti, quando sono arrivati ad allenare le prime squadre, non erano dei novizi: avevano sì scarsa esperienza, ma evidentemente nelle loro prime uscite avevano dato prova ai rispettivi dirigenti di avere talento. Non è un problema bruciare le tappe, l’errore sta nel non farle.

«Un campione sa allenare gli altri campioni»

Non è per forza vero. Un giocatore di calcio è come uno studente di scuola, magari gli piace scrivere, ma detesta le lezioni di analisi grammaticale. Ci sono cose che ama fare (giocare, tirare), altre cose che gli risultano più noiose (le sedute fisiche, le esercitazioni tattiche). Non sono pochi i giocatori che, diventati allenatori, hanno voluto tentare di trasformare le sedute in qualcosa di più gradevole per creare un clima più sereno in squadra, col risultato di veder la squadra sbriciolarsi in campo. Ciro Ferrara ne è un esempio. Anche Frank Rijkaard lo è, ma al contrario: si lamentava tanto delle estenuanti sedute tattiche di Sacchi, poi ebbe la sua apocalisse quando il Milan schiantò il Real Madrid con cinque gol: fece pubblica ammenda e sarebbe diventato poi un signor allenatore. Di certo, però, chi ha giocato ad altissimi livelli parte molto avvantaggiato. L’esperienza maturata come giocatore conta molto. Pirlo sembra anche dotato della calma necessaria per evitare di creare tensione nello spogliatoio. E uno con i suoi piedi potrebbe persino permettersi di dare qualche bacchettata sulle nocche a Cristiano Ronaldo, imponendogli magari un buon ripasso sui calci di punizione.

«Pirlo dice che vuole “fare possesso anche dietro la panchina”. Quindi farà bel gioco»

Non basta dire una cosa per riuscire a farla. Ciro Ferrara, quando fu presentato dalla Juventus, promise gioco offensivo, palla a terra e possesso. Non ci riuscì.

«Un campione sa come si gestisce uno spogliatoio»

Neanche questo è necessariamente giusto. Il motivo è che, quando si allena, si può essere sergenti di ferro o amici dei giocatori, non esiste una scelta giusta per forza. Ma bisogna governare lo spogliatoio con equilibrio. Urlare troppo, anche qui come a scuola, può avere un effetto controproducente, specie se si mostrano delle debolezze. Così, i sergenti di ferro di solito cercano di salire su un piedistallo, per mettere distanza tra sé e i giocatori. Al contrario, un allenatore troppo indulgente e troppo amico, può creare un clima sereno ma rischia di perdere il controllo. Del resto, come spiegava Julio Velasco, per gestire un gruppo bisogna essere equi nelle scelte e avere buona memoria: se si dà un permesso a un giocatore, raccontava, e mesi dopo lo si nega a un secondo, bisogna ricordarsi del precedente e spiegare al secondo giocatore i motivi della decisione diversa. Altrimenti ci si inimica il gruppo. Un bravo allenatore è un elefante.

«Un grande staff è metà allenatore»

Assolutamente vero. L’arrivo a Torino di Paolo Bertelli, il fuoriclasse dei preparatori, è una splendida notizia. L’arrivo probabile di Andrea Barzagli come collaboratore tecnico, altrettanto: l’ex difensore, lo scorso anno ha lavorato nello staff di Sarri, pur per un brevissimo periodo. Se viene richiamato, significa che ha lasciato una buona impressione, ovvero che ha dimostrato di saper trasmettere ai giocatori la sua sterminata cultura calcistica.

«Pirlo sarà un successo»

«Pirlo sarà un fiasco»

Non lo sappiamo, anzi, nessuno lo sa, neppure la dirigenza della Juventus. Il problema è tutto qui. Da tifosi ci auguriamo tutti che si dimostri un fenomeno, tanto quanto lo è stato in campo.