Pirlo, fai di tutto per far scattare la scintilla

di Fabio Giambò |

Qualche anno fa vincemmo uno scudetto nonostante una partenza scioccante ad handicap, ma lì era evidente il concentrato di situazioni particolari che alla fine furono messe a posto a partire da un click improvviso: il gol di Cuadrado allo scadere contro il Torino. Ci si attacca a quell’annata per non far scivolare via le speranze su quella in corso. Quella di quest’anno, però, è una stagione clamorosamente differente per contesto ed ordine cronologico delle cose, e secondo me, al netto di Ronaldo, la rosa è anche meno forte di allora. Si dice che comunque sia una squadra giovane con ottimo potenziale: ok, è questa la logica? Allora mettiamoci subito il cuore in pace, ci risentiamo a luglio per certi discorsi, oggi godiamoci la freschezza e il new-green.

A calcio non si vince con la carta d’identità, se sei forte, sei forte anche a 18 anni! A calcio vince chi ha le palle più fumanti, non chi usa meglio il tacco e la punta. A calcio sono i figli di puttana che mandano avanti la carretta, non le fighette con il fondotinta. Quei figli di puttana che, però, in campo stanno sempre petto in fuori a tirare il gruppo. Caratterialmente, fisicamente e tecnicamente. Funziona così dalla terza categoria alla Champions League, ed anche sui campetti nelle partite fra amici. Andrea Pirlo, che oggi non è un allenatore per questi livelli, e che si trova alla sua prima esperienza in un momento storico caratterizzato dai tempi stretti, con problematiche annesse per chiunque, in campo, nonostante quell’apparente flemma, era uno di quei figli di puttana di cui prima, ma il ruolo che ricopre oggi lo piazza un attimo più distante da un gruppo che non ha più quei leader di una volta (Buffon e Chiellini sono controfigure per forza di cose), altri che non hanno caratteristiche naturali nonostante l’esperienza (Cuadrado e Dybala per esempio), ed altri ancora che, appunto, oltre alle doti naturali dovrebbero essere anche investiti da chi dirige la baracca (vedi de Ligt, Demiral, Morata, forse Danilo).

In mezzo ci sono equivoci (es. Alex Sandro, Ramsey), inadeguati (es. Frabotta, Bernardeschi), soggetti che hanno bisogno di un leader da seguire per rendere come si deve (Kulusevski su tutti). Ed infine ci sono due anelli di congiunzione: Bonucci che, piaccia o meno, è la memoria storica che fa comunque la sua figura sul terreno di gioco, e quell’alieno di CR7, che di calciatori del suo livello ancora oggi ce ne sono pochi in tutto il globo. Il Pirlo che vuole diventare allenatore, e che sapeva essere figlio di puttana in campo, deve capire quali corde toccare e come legare quel potenziale che oggi ha a disposizione: senza intestardirsi, senza fare il fenomeno, addirittura senza stare dietro a quegli evidenti errori di valutazione fatti dalla società in sede di mercato. Se ci riuscirà, dimostrerà di essere capace nel vestire i panni del figlio di puttana anche da allenatore. Mettendo da parte l’estetica (che poi, parliamoci chiaro, chi se ne frega di essere belli? Le isterie di certi media andrebbero chiuse nel cassetto delle baggianate), impresa riuscita ad Allegri, molto meno a Sarri nonostante lo scudetto 2020. Il destino presenta l’occasione giusta: la prossima si gioca col Toro, da lì partì una cavalcata clamorosa conclusasi con un clamoroso trionfo. E chissà che non si riesca anche a salire sul tetto d’Europa: oggi è utopia, ma se scattasse la scintilla…


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