Andrea Pirlo e il regista che non c’è

di Massimiliano Cassano |

Pjanic deve toccare 150 palloni davanti alla difesa. No, troppo macchinoso, non ci riesce. Proviamo Bentancur. Nemmeno, non è abbastanza preciso. E poi messo lì, al centro del campo, si sacrifica tutto il suo dinamismo. Ci vorrebbe un Jorginho. Ma a gennaio non te lo danno, e poi è un pupillo di Sarri, e Sarri non c’è più. Praticamente è dai tempi di Pirlo che non abbiamo un regista. E, a quanto pare, proprio il ritorno – sotto nuova veste – dei tempi di Pirlo, porterà alla fine spasmodica della ricerca del play. “I nostri centrocampisti non sono né play e né mezzali, si trovano meglio nel centrocampo a due, motivo per cui giocheremo col doppio mediano“, ha dichiarato il neo coach juventino al termine del match contro la Sampdoria.

Parole di un uomo capace di superare il dogma, di sganciarsi dagli obblighi tattici che impongono una fonte di gioco centrale, di ignorare le convenzioni che vogliono “bello” tutto ciò che somiglia a un’uscita bassa palla a terra, con l’uomo che si abbassa in mezzo ai centrali di difesa. Andrea Pirlo ha sciolto l’equivoco tattico che attanaglia questa squadra da anni. Da 5 anni, per l’esattezza, cioè da quando ha dismesso la maglia bianconera sgretolando uno dei reparti mediani più forti della storia recente: lui, con Vidal, Pogba e Marchisio, formava una linea collaudata cui non mancava nulla: c’era l’estro, c’era il fisico, c’erano i gol. Da allora, con Allegri prima e con Sarri poi, si è provato a trovare un surrogato a ciò che surrogabile non era.

La prima Juve post Cardiff era orfana del “Maestro”, e provava a trovare la quadra con Pereyra, Padoin, Pogba e Sturaro. Poi l’avvento di Pjanic, che ha portato con sé la convinzione di poter risolvere il problema della fonte di gioco bassa. Sensazione che è andata scemando dopo i primi entusiasmi, proprio come le prestazioni di Miralem, che iniziano a peccare di lentezza, mancanza di lucidità e di intensità. Gli esperimenti Bentancur e Rabiot, il numero incalcolabile di palle perse, e l’impossibilità di vedere la soluzione a un palmo dal naso. Fino alla rivoluzione, arrivata composta, con un aplomb che solo Pirlo avrebbe potuto dare: il regista non esiste.

Nichilismo della fonte di gioco, che consente di ragionare in termini di utilità, di spazi, di funzionalità. Ramsey – ad esempio – gioca a centrocampo. Ma ne siamo sicuri? La sua posizione tra le linee sembra averlo rivitalizzato, restituiendogli ciò che la posizione più arretrata gli aveva tolto: la pericolosità in zona gol. Rabiot è libero dal compito, arduo, di giocare palloni rapidamente e con precisione in zone pericolose del campo. Ciò gli permette di giocare con più tranquillità e far valere al meglio le sue doti fisiche in mezzo al campo. McKennie lasciatelo correre, è felice così. Certo, aumenta il compito degli esterni in fase di impostazione, chiamati ad abbassarsi per dare una mano ai centrali in caso di pressing alto degli avversari (e la Sampdoria lo ha fatto bene). Certo, aumenta anche il numero di lanci lunghi da dietro, situazione che esalta Bonucci più di tutti. Ma almeno l’ex regista Pirlo ci ha liberati, una volta e per tutte, dell’ossessione del suo erede.