Pirlo e Paratici, un lavoro di equilibrismo fra rosa ringiovanita e bilanci da rispettare.

di Giordano Straffellini |

kulusevski conferenza stampa

Nelle analisi di molti, riguardo alla stagione attuale della Juventus, fra stampa e social media spesso si dimentica che le recenti vicende legate al Covid hanno bloccato per la prima volta in 10 anni il piano industriale che la società torinese  programma a scadenza quinquennale dall’insediamento di Andrea Agnelli come presidente.  Il recente aumento di capitale, pari a 300 ml di euro,  voluto dalla società per limare ulteriormente il gap con i top Club Europei è stato totalmente assorbito dalla sopravvenuta crisi economica ed ha di fatto costretto la società a fare scelte differenti rispetto al passato. La stagione della Juventus, che per storia e tradizione ha l’obbligo di provare a fare bene in tutte le competizioni a prescindere, sconta nei risultati due obbiettivi societari che, vista la pandemia in atto e l’incertezza sulle future entrate economiche, sono prioritari : la riduzione del monte ingaggi e il ringiovanimento della rosa. Per una corretta valutazione della stagione di Pirlo e dell’operato di Paratici questi due elementi non possono passare in secondo piano.

Le uscite dal monte stipendi degli onerosi ingaggi di Higuain, Khedira, Matuidi, e Pjanic ceduti a titolo definitivo e di Desciglio, Rugani, e Douglas Costa, andati in prestito, hanno portato ad un risparmio su un bilancio che quest’anno risultava già in negativo per una cifra che si aggira attorno ai 90 ml di euro. Per contro a differenza degli anni scorsi le scelte in entrata sono ricadute su giocatori giovani e di prospettiva -25,1 l’età media dei giocatori ceduti 22,1 quella dei giocatori acquistati – con ingaggi praticamente dimezzati rispetto a chi è stato sostituito. A differenza insomma delle scorse stagioni, dove lo sviluppo del brand a livello mondiale e l’esigenza di avvicinare sempre più i top club europei avevano portato all’acquisto di giocatori affermati strappati a suon di milioni e ingaggi faraonici alla concorrenza, quest’anno si è giocoforza dovuto puntare su giovani emergenti di buone prospettive ma con zero esperienza a livello Nazionale ed internazionale, basti pensare che la Super Coppa Italiana per molti giocatori della rosa era il primo trofeo in carriera.

E’ logico quindi che se negli anni passati i risultati, dopo un breve periodo di adattamento, non tardavano ad arrivare in questa stagione la mancanza di continuità è una costante che deriva dalla scarsa abitudine di molti giocatori a fornire prestazioni di livello con continuità. In un’annata difficile la Juventus è riuscita ad assicurarsi Weston McKennie, pagato 3 mln di euro, con riscatto fissato a 18, Federico Chiesa, sempre con la formula del prestito con diritto di riscatto e Dejan Kulusevski, 3 giocatori che sono stati inseriti con regolarità da Pirlo nell’11 iniziale e che già hanno fatto intravedere numeri importanti. A questi poi vanno aggiunti gli accordi già definiti per due giocatori di prospettiva e lasciati a maturare nelle rispettive società di appartenenza come Rovella nel Genoa e Traorè nel Sassuolo. La Juventus come al solito si è mossa precedendo i tempi, le scelte fatte sono nell’ottica di garantire un futuro prossimo all’insegna della sostenibilità. Crediamo quindi che quest’anno, forse addirittura meglio che negli anni scorsi, Paratici sia stato abile a fare un mercato funzionale alle esigenze del momento, riuscendo a mantenere comunque una buona competitività e portando per il decimo anno di fila un trofeo in bacheca e una finale di coppa Italia da disputare a Maggio.

Chiaramente queste scelte hanno portato ad un assottigliamento della rosa che ad oggi crea non pochi problemi al Mister, ma la valutazione completa va fatta nell’ottica dei due anni quando il lavoro sarà completato da ulteriori cessioni ed ulteriori innesti. Attualmente in rosa ci sono 6/7 giocatori dai 20 ai 25 anni, de Ligt, Demiral, Chiesa, McKennie, Kulusevski, Frabotta, Arthur, che a differenza del recente passato, non possono che aumentare il loro valore, diventando se non dei punti fermi della rosa, degli ottimi asset per raggiungere giocatori di livello. In quest’ottica il lavoro di Pirlo va valutato in maniera positiva, non potendo praticamente mai disporre della rosa al completo e soprattutto mai di Dybala MVP della passata stagione, il mister ha saputo se pur con qualche scivolone, mantenere la squadra in una posizione di classifica che non la esclude completamente né dai giochi scudetto, né dalla qualificazione ai quarti di Champions League. Non crediamo quindi che l’operato di Pirlo e Paratici in questa annata sia proprio così negativo, per avere contezza del loro lavoro si dovrà fare un attenta analisi verso la fine della stagione prossima, li effettivamente capiremo la bontà delle scelte operate in questa stagione.


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