Pirlo e il gap con le big europee

di Riceviamo e Pubblichiamo |

All’annuncio di Sarri gran parte dei tifosi bianconeri erano smarriti e perplessi. Se escludiamo i fan boy che popolano i social e quelli del #out sempre e comunque, il resto degli juventini si interrogava sull’apporto di un allenatore così distante dalla storia Juve chiamato ad interrompere un percorso involutivo da Cardiff in poi, nonostante Cristiano.

Dopo l’esonero dell’ex-Napoli ci si aspettava una figura già pronta ed affermata nel panorama europeo, in grado di conciliare l’ingombrante presenza di Cristiano in un processo di ringiovanimento improcrastinabile. Un taglio netto con il passato recente e remoto per consolidare il dominio italiano e spiccare l’agognato volo europeo. Un Allegri 2.0 per capacità di calarsi nel mondo Juve (incompatibilie con Sarri) ma in grado di distanziarsi dal livornese nel gioco. Una ventata d’aria fresca vestita di tradizione.

Andrea Pirlo, chiamato nel 2011 a dirigere il nostro centrocampo e tra gli artefici della rinascita, è stato scelto per fronteggiare il duplica arduo compito nonostante l’esperienza nulla. Eppure pochi “deb” avrebbero imposto fin da subito scelte innovative ed esperimenti tattici anche rischiosi, con una terapia d’urto che denota il coraggio di uomo pronto alla sfida pur di arrivare ad un’identità di gioco precisa.

In questo inizio stagione segnato da Covid-19 e improvvide soste nazionali, Pirlo ha da subito impostato una difesa a tre con un esterno adattato incaricato anche della costruzione dal basso, trovando in Danilo (sempre presente) un titolare imprescindibile che stupisce per rendimento e giocate al netto di qualche incertezza difensiva. L’altro pilastro è Cuadrado, fondamentale collante tra fase difensiva ed offensiva e da quest’anno, tornato assist-man per l’amico Morata. Proprio lo spagnolo, cavallo di ritorno, è il terzo uomo imprescindibile ad oggi: maturato, infallibile (cm. permettendo), punto di riferimento e uomo ovunque in attacco, con tanti saluti ai rimpianti Dzeko e Suarez.

Curioso come tre tra i meno attesi siano così importanti per la Juve, se andiamo a confrontarli con i top player delle big europee, ma la base di partenza sembra essere solida in vista di un fisiologico percorso di crescita. Assieme alle altri grandi di Champions, la Juve sembra avere ora gli ottavi in mano e, partendo da outsider, vuole ritagliarsi un ruolo di rilievo e mettersi alle spalle la debacle col Barca.

Il bilancio europeo è prematuro (ma le due vittorie in trasferta bilanciano il passo falso contro Messi) eppure la Juve può giovarsi di una A che stenta a trovare un padrone assoluto e di un girone in discesa. Pirlo avrà tempo e modo di oliare meccanismi e avvicinarsi ad una efficacia tattica che ora ci limitiamo ad intravedere, tra mille difetti. Una squadra che cambia tanto in breve tempo avrà bisogno di certezze ma fan ben sperare la disponibilità e l’approccio di alcuni giovani (McKennie, Kulusevksi, Chiesa, Frabotta) che sembrano in grado di superare lo scotto del passaggio ad una grande squadra.

Al solito la chiave per i margini di crescita è lì in mezzo: il centrocampo. L’assenza di fuoriclasse (dietro con de Ligt e davanti con Ronaldo ci sono…), unita a giocatori che faticano ad imporsi è un handicap da superare. Tutte le big europee che ci precedono nei favori dei bookmakers hanno centrocampi più forti, individualmente e collettivamente, più rodati, efficaci, con maggiore capacità di protezione, manovra, creazione e finalizzazione.

Sulla mediana Juve c’è un giudizio sospeso: l’incognita Arthur, il fragile Ramsey, il redivivo Rabiot, l’involuto (o stanco?) Bentancur, l’acerbo McKennie. Alle carenze individuali si aggiunge una compatibilità (a 2? a 3) da quadrare ed è paradossale che un Maestro assoluto del centrocampo come Pirlo debba lavorare soprattutto sulle carenze nel suo territorio d’origine.

La mancanza di un Signore del centrocampo nella squadra del Signore del centrocampo per eccellenza.  Lo stesso Pirlo ha subito chiarito che nella Juve “non c’è un Pirlo” e la sfida è assemblare un centrocampo efficace per colmare un gap (ora evidente) dai vari Bayern, Liverpool, City, ma anche dallo stesso Barca, pure ora in difficoltà.

I lavori in corso però non sembrano preoccupare Pirlo pure in una stagione da far tremare i polsi e partendo da un “punto zero”, da una mossa per “anticipare i tempi rispetto alla concorrenza”, per dirla alla Agnelli.

Pirlo is not impressed dalla sfida, tocca a lui ora impressionarci.

di Stefano De Ponte