Mister Pirlo, ora serve il coraggio di credere davvero nelle proprie idee

di Andrea Mangia |

Se volessimo usare un detto popolare, potremmo dire che “una rondine non fa primavera”. Questo Cagliari non è, e non può essere considerato, un banco di prova attendibile, sia per il valore assoluto della squadra di Di Francesco, sia per le assenze pesanti in casa gialloblù. Disclaimer: Questo non vuol essere un pezzo contro qualcosa o qualcuno, ma vuol essere soltanto l’elogio di un’idea, anzi, l’elogio della forza di credere nelle proprie idee. Processo non ancora compiuto, in realtà, poiché per arrivare a quel punto sarà necessario andare oltre la semplice necessità, ed operare sistematicamente scelte “coraggiose”.

Non è negabile però, che sabato sera si sia vista la Juve più bella della stagione, quella più vicina alle idee di gioco di Andrea Pirlo.
Da dove parte tutto? Da quei 2 là dietro. de Ligt e Demiral. Giovani, potenti, veloci, attenti, fortissimi. Ma soprattutto, capaci accettare sempre l’uno contro uno, difendendo costantemente in avanti ed in grado di recuperare terreno sugli avversari correndo verso la propria porta. Insomma, in grado di mettere in atto ciò che Andrea Pirlo professa dal giorno 1 in cui si è insediato sulla nostra panchina. Squadra corta e riconquista palla veloce attraverso una grande pressione in avanti.

Il sogno che si fa realtà. I due giovani e talentuosi golden boys, uno di fianco all’altro per blindare la nostra difesa per gli anni a venire, con un approccio alla fase difensiva moderno, molto europeo, ed in linea con le idee dell’allenatore. Tutto bene dunque. E invece no. E’ proprio qui viene il difficile. Bonucci e Chiellini. Gli immortali, gli eroi di anni gloriosissimi ed irripetibili. Sapranno accettare un ruolo da comprimari dopo essere stati in campo, insieme o alternati (spesso a Barzagli) il 97% delle volte negli ultimi 9 anni?

Molti, salomonicamente, affermeranno che “la stagione è lunga e ci sarà spazio per tutti”. Certamente, ma una linea guida deve essere tracciata. Se per Giorgio l’età e gli acciacchi potrebbero essere al tempo stesso scusa ed occasione, più difficile decifrare la posizione dell’orgoglioso Leonardo. Come dicevo poc’anzi, la mia non vuole essere una crociata contro un giocatore, bensì l’elogio di un’idea. Bonucci ha qualità molto importanti, nessuno lo nega. Ottimo sia nella fase di impostazione che in quella di posizionamento. Ha però evidenti difetti in marcatura, nel senso più puro del termine (o nell’1 vs 1), oltre che una velocità di corsa molto ridotta. Per scelta, o per impostazione, ciò non gli permette di lasciare troppo campo dietro di sé, preferendo invece affrontare gli avversari nel modo a lui più congeniale, ovverosia riducendo gli spazi ed accorciando il campo dietro di sé, per annullare il mismatch e sfruttare le sue doti di posizionamento. E tutto questo è ok, plausibile, accettabile ed accettato. Dal secondo Conte e da Max Allegri. Meno da Sarri, ora resta da vedere quanto spingerà Pirlo su questa idea.

Perché se per l’ex mister toscano non avremo mai la riprova, dal momento che non ha pressoché mai potuto utilizzare de Ligt e Demiral insieme ed al top della forma, con Andrea Pirlo invece sarà bello sedersi e vedere se e quando avrà il coraggio di compiere scelte doverose, per quanto dolorose ed audaci. Affermare di voler attaccare alti e riconquistare ferocemente la palla, per poi schierare sistematicamente Bonucci e Chiellini, rinunciando magari a Demiral o DeLigt (quest’ultimo francamente insostituibile), equivale ad affermare di volersi vestire sportivi per poi presentarsi a passeggio in smoking bianco. Elegantissimo, ma non in linea con quanto dichiarato. Chiellini e Bonucci hanno fatto la storia recente di questa società, ma l’anagrafe, unita ad una collaudatissimo ma differente modo di intendere la fase difensiva, impongono oggi scelte diverse. Non credo, tra l’altro, che sia un caso che l’assenza di Bonucci abbia coinciso con la miglior partita di Arthur in bianconero. Tantissimi palloni toccati, sempre preciso e al centro dell’azione. Passaggi puliti e soprattutto corti, veloci, dinamici.

Perché? Perché il baricentro è stato mediamente 10/15 metri più alto rispetto al resto delle partite in stagione e perché l’azione parte dai piedi di un centrocampista e non da quelli di un difensore, pur dotato come è Bonucci. Difesa alta significa recupero del pallone rapido, per poi consegnarlo a chi sa fare gioco, ampliando e velocizzando la gamma di scelte possibili.

È questa la Juve che Pirlo ha in mente, è questa la Juve che piace ai tifosi. Ora serve avere il coraggio delle proprie idee, quando le scelte saranno davvero tali, e non figlie dell’emergenza.


JUVENTIBUS LIVE