Pirlo, Agnelli e l’altro

di Valeria Arena |

andrea agnelli

C’è un prima e c’è un dopo. C’è stato un mondo senza mascherine, senza distanziamento sociale, senza zone rosse, arancioni e gialle e senza pandemia, e c’è un mondo, quello di oggi, covidcentrico, in cui gli assembramenti sono vietati e uscire fuori al chiaro di luna è roba da fuorilegge. Allo stesso modo, c’è stato un tempo in cui Massimiliano Allegri era sì uno bravo, ma troppo furbo, troppo presuntuoso, troppo fanatico, troppo compiaciuto di sé stesso e di un gioco, il suo, brutto a vedersi, e troppo difensivista, aggettivo che a me sembrava pure un gran bel complimento prima di scoprire e capire che, nel mondo degli uomini che seguono il calcio da secoli, quell’attributo è addirittura un’onta dalla quale liberarsi al più presto, e mai come in quel momento mi sono sentita una femmina che non capisce niente dei passatempi da maschi. Adesso invece Massimiliano Allegri è diventato un Vate, una sorta di MacGyver del gioco del pallone, il Mister Wolf di cui il calcio italiano ha bisogno, anche se tutti lo cercano, così pare, e nessuno se lo piglia. Non c’è posto per il mondo di mezzo, che non è quello di Massimo Carminati, ma quello in cui esiste un contesto a cui fare riferimento, esistono variabili da valutare e prendere in considerazioni, e in cui l’intera situazione è forse più ingarbugliata e complessa di quello che si vede e di quello si crede. In questo mondo bisogna schierarsi, possibilmente senza farsi troppe domande e senza tentennare, e, nel dubbio, sparare le cannonate a chi sta dalla parte opposta.

E in questo mondo pare che Andrea Agnelli si sia schierato apertamente con Massimiliano Allegri, soprattutto perché nessuno crede alla storiella dei due amici che decidono di approfittare della situazione per trascorre del tempo insieme. Cioè, io ci crederei pure, se non fosse che pochi giorni prima si sono verificati quasi simultaneamente due fatti in apparenza scollegati tra di loro, ma molto evocativi (ormai siamo nel campo delle tragedie shakespeariane): la sberla, l’ennesima, alla Juve da parte del Benevento e il ritorno di Allegri davanti alle telecamere. E lì ho pensato che, più che la volontà di tornare indietro e di ricominciare da dove c’eravamo lasciati, d’altronde lo ha fatto il Real, perché non potremmo farlo anche noi, più che quella volontà, dicevo, è forse solo bisogno di conforto, di due paroline dolci prima di andare a dormire. E poiché i tempi sono quelli che sono, e pure i luoghi comuni sono quelli che sono, probabilmente è vero che si ritorna sempre dove si è stati meglio, soprattutto quando non si sta passando un bel momento.

Solo che qui si tratta di un presidente che diserta lo stadio, che diserta lo stadio durante il derby e che diserta lo stadio e il presente per rifugiarsi qualche minuto nel passato. Pirlo potrà pure dire di essere stato informato, potrà pure continuare a fare spallucce tutte le volte che gli palesano una critica o un problema, sorretto dalla sua squisita presunzione, la tipica presunzione dei novelli, quelli a cui lui stesso rimprovera di capire poco proprio perché troppo giovani, ma non potrà nascondere a sé stesso, anche se ci prova e forse ci riesce benissimo, che anche lui, come quasi tutti quelli che lo hanno preceduto, lavora all’ombra di chi lo ha preceduto. È la dura prova di forza a cui sono costretti quelli che arrivano dopo i bravi, tipo di quelli che sono arrivati a Sanremo dopo Favino.

Quando vi vengono a dire che la Juve vuole costruire qualcosa di nuovo, non ci credete, non vi fate ingannare. In questi giorni si è parlato di Marcello Lippi, poi di Zidane, non si è mai smesso di parlare di Allegri, alcuni, soprattutto quest’anno, un pensierino a Conte lo fanno ancora. La Juve semmai guarda sempre a chi è stato grande e a quando è stata grande perché è da lì che vuole sempre partire e sempre ricominciare. Forse non è un caso che l’unico allenatore degli ultimi dieci anni gentilmente ripugnato, seppur vincente, è stato proprio Sarri, l’estraneo dentro al letto.

Pirlo è pieno di alibi, nessun curriculum, nessuna preparazione, il virus, il protocollo, gli infortunati, il terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette, ma qui tocca solo capire per quanto tempo si potrà vivere di rendita e quanto margine di vantaggio ha su quel passato che è stato glorioso.