Le tre fasi della prima stagione di Pirlo alla Juventus

di Valerio Vitali |

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Pirlo e la Juventus, un matrimonio che rischia di rovinarsi. L’attuale allenatore in questi giorni non sta vivendo il suo periodo migliore da quando è a Torino. Le voci insistenti sul possibile avvicendamento sulla sua panchina con l’Allegri bis di certo non lo rendono tranquillo. In queste ultimissime settimane della sua prima stagione alla guida tecnica del club sono dunque uno spartiacque decisivo e non solo per il cammino in Serie A, visto che c’è una Finale di Coppa Italia da giocare (e vincere) il prossimo 19 maggio contro l’Atalanta. Ma come possiamo fino ad ora tirare le somme? Certamente suddividendo questa prima annata in tre distinte fasi. La prima è indubbiamente quella dell’innovazione.

Un nuovo modo di giocare e di intendere calcio, differente sia da Allegri che da Sarri. Una novità per il mondo Juve che aveva bisogno di una boccata d’ossigeno dopo il finale turbolento della scorsa stagione. Pirlo introducendo la sua idea di “calcio liquido” e con un 3-4-1-2 con McKennie incursore aveva dato l’impressione di avvicinarsi più alla filosofia di Gasperini (ma al tempo stesso prendendo molto da Conte) e non dai suoi più recenti predecessori. Le novità Frabotta, McKennie, Portanova, il ritorno alla difesa a tre, la titolarità di Danilo. Tutti aspetti, questi, che hanno rivolto lo sguardo alla novità, a quell’avanguardia e a quel “rinnovato entusiasmo” descritto in primo luogo sia dallo stesso mister bresciano che dal presidente Andrea Agnelli.

La seconda fase invece la si potrebbe inquadrare dal post Inter. La sconfitta in quel di San Siro aveva acceso i riflettori su una Juventus che era ormai prossima alla detronizzazione. Il grido d’allarme di Chiellini quella sera era stato troppo forte per non essere ascoltato. E così, figli del “risultatismo”, i bianconeri sono passati a un 4-4-2 più rassicurante, con Arthur in cabina di regia. Da lì in poi alcuni 2-0 come contro la Roma, la Sampdoria, il Bologna e altri buoni risultati che pero’, alla lunga, non hanno sortito gli effetti sperati. Il nuovo schieramento tattico ha solo mascherato ma non risolto problemi strutturali di più grave misura. Il resto poi, è venuto da sé con i pareggi di Verona, la cocente eliminazione dalla Champions e via discorrendo.

La terza fase, che puo’ essere iniziata da Udine domenica scorsa, deve essere quella della compattezza. Una compattezza che puo’ vedere nella sua simbologia quel bellissimo abbraccio durante l’esultanza del secondo gol di Cristiano Ronaldo. La Juventus di Pirlo in questa terza fase deve ripartire da solide certezze. Un esempio? L’imprescindibilità di Arthur e McKennie ai danni di Bentancur e Ramsey ad esempio. La catena di destra Danilo-Cuadrado per sfruttare quella che è l’arma più micidiale e utilizzata da Andrea Pirlo, vale a dire il colombiano. Di pensare al futuro ed aprire una possibile quarta fase il tempo c’è e ce ne sarà, ma è giusto concentrarsi solo sul momento.