Il piccolo mondo parallelo di Juventibus

La squadra di Juventibus vive in un mondo parallelo. Non scende in campo, non prepara le partite, non fa visita alla Continassa, non ha posti riservati allo Stadium. Eppure si illude di poter trascinare la Juventus, l’unica squadra che conta, o addirittura di fare opinione.

Quello di Juventibus è un mondo alternativo, reale nel virtuale, fatto di persona in carne e ossa. Almeno, così sostengono i diretti interessati: autori, collaboratori, editori, pensatori, smoralizzatori mandati allo sbaraglio che, spesso e volentieri (vale anche per chi scrive) neppure si accorgono che le persone in carne e ossa di cui è fatto il sito siano solo e soltanto i lettori. Non ci sarebbe Juventibus senza di loro, come non ci sarebbe la Juventus senza i tifosi. E, come spesso accade in tutti gli ambiti, coloro che fanno la differenza sono i più silenziosi.

E’ questione di qualità, non di quantità: Juventibus è cresciuto? Quante pagine lette al mese? E’ un blog o un sito? Perché non fa da notiziario? Anzi, perché alcune notizie se le perde proprio per strada? Non c’è una sola risposta a queste domande che sia determinante. La squadra Juventibus non conosce neppure il proprio calendario. Vive la vita come viene fin quando sarà la vita a imporgli come viverla. 

Insomma, un soave casino. I tempi, i paletti, i ritmi, li detta la Juventus direttamente dal mondo principale. Juventibus, nel suo piccolo, si specchia con il contesto, con la tecnica e la tattica. E, fidatevi, il contesto fa tanto, che sia un bene o che sia un male. Poi viene la dialettica, forse per prima. Infine, dal basso del suo mondo alternativo, la squadra di Juventibus inconsciamente si specchia ogni anno con la rosa della Juventus. Ne esce un qualcosa di questo genere. Chissà se loro lo sanno…

Gianluigi Buffon è Giancarlo Liviano D’Arcangelo, poetico già nel nome, perché la fine dei suoi pezzi è dietro l’angolo, perché tratta il mito come nessun altro tra noi, perché, insomma, vorresti la fine non arrivasse mai.

Carlo Pinsoglio ha le sembianze di Stefano Utzeri (o viceversa). Perché anche quando sembra che non ci sia, lo senti e lo leggi dentro il gruppo. Ed esiste eccome, lui scheda tutti, al servizio di tutti. Guai, GUAI, a chi dice mascotte.

Wojciech Szczesny tal Vittorio Aversano. Il nuovo che avanza. Il volto da decifrare. Le prime apparizioni sono state paratissime. 

Andrea Barzagli è, per definizione, Giulio Gori: qualunque motivazione possa venirvi in mente, è quella giusta.

Medhi Benatia come Mattia Demitri, quando esulta uno è come quando vede la formazione ufficiale della Juve l’altro.

Giorgio Chiellini dicesi Fabio Giambò, una sicurezza. Con il turbante e in tutte le condizioni atmosferiche anche e soprattutto nel dopogara. Con quel sorriso provato che ha tanto il sapore di bianconero.

Mattia De Sciglio da noi si chiama Davide Rovati: pulito, educato, metafisico eppure pungente. Noi, di dubbi, non ne abbiamo mai avuti. Un po’ più di coraggio davanti alle telecamere e ci siamo.

Benedikt Howedes è Pietro Salvatori. Difensore della causa in tutto e per tutto, di cui conosciamo più il lato intellettuale che quello pratico. Vorrebbe esserci sempre, ovvero almeno una volta alla settimana. 

Stephan Lichtsteiner aka Claudio Pellecchia. Perché quando arriva il fischio d’inizio non lo riconosce neppure la sua mamma. Uomo tutto d’un pezzo, lamentela fatta a persona, segreto sognatore. Non gli basta mai…

Daniele Rugani traslato su Toccoditacco o come diavolo si chiami. Quando arriva lui, il popolo si divide. Ma tendenzialmente, qui a casa nostra, vince sempre il bene. Ovvero chi da crude verità strappa sempre un sorriso.

Alex Sandro ovvero Antonello Angelini. Se in giornata di grazia è inarrestabile. Ma è ancora lui? Sarà ancora lui? Vuole mica lasciarci perché Torino è una città troppo triste e seria? Ai posteri l’ardua sentenza mentre ce lo teniamo strettissimo così com’è.

Kwadwo Asamoah ci riporta ad Alex Campanelli: non datelo mai per morto, lui riappare ben oltre le strette necessità. Grandi match alternati a un prezioso lavoro oscuro. Bullizzato? Mai!

Federico Bernardeschi wannabe Giacomo Scutiero. Come Dorian Gray, fino alla fine. Tra il detto e il non detto, ci si abbevera delle sue illuminazioni da numero 33. Amen.

Juan Cuadrado si incarna in Mike Fusco: capra! genio! ahahaha! nooooo! godo! wow! e fai qualcosa! gooooool!

Sami Khedira, ovvero essere Dario Pergolizzi. Falcata, grugno, sguardo truce, guai se mi lasci fuori, ingegno, calcio pensato, qualche sfuriata, immune alle critiche. Proprio lui.

Claudio Marchisio è Maurizio Romeo. Eterno juventino, nella gioia e nel dolore. Se c’è, e c’è da sempre, ti darà tutto. Con quel pizzico di autoreferenzialità che non guasta, se hai poco o niente da dimostrare.

Blaise Matuidi is Michael Crisci. Ma perché sto Crisci? Ci serve Crisci? Cosa avrà mai fatto Crisci? Benzina nel motore della squadra. La nostra squadra. 

Miralem Pjanic si incarna in Jacopo Azzolini. Il piedino, il passaggino, lo sguardo onnisciente, il calcio di punizione con vista dal terrazzo. Disegna il campo, dritto o storto non importa. Ti vogliamo bene, nonostante pensi di poter giocare un giorno nel Real Madrid.

Stefano Sturaro alias Francesco Alessandrella. Alla giusta occorrenza, per martellare e menare la clava. Pensiero sottile sovrastato dall’animo incontenibile. Noi abbiamo pazienza con lui, e lui con noi. Tanto basta.

Paulo Dybala si chiama Willy Signori. Hai voluto la 10? Hai accettato i riflettori di Pagellibus? Mettici la faccia (perché, ha una faccia?) e prenditi le tue responsabilità. Geniale o mentale? E’ arrivato l’anno della verità.

Douglas Costa gemello di Supertramp: dirompente, sfacciato, imprevedibile. Ma sempre rigorosamente dentro lo spartito e le regole. Sempre che Juventibus abbia delle regole.

Gonzalo Higuain è bomber Massimo Zampini. Gol a ripetizione, il pubblico che va in visibilio. Acclamazione. In Italia non ha rivali. Troppo facile con lui, certo però che nelle finalissime europee…

Mario Mandzukic, ladies and gentlemen, Sandro Scarpa. Solo lui spacca il mondo in due, solo lui veste con assoluto agio le vesti dell’irrinunciabile, solo lui!

Marko Pjaca scegliete voi: Gianluca Cherubini, Giovanni Lentini, Francesco Falzarano, Lazar Perovic, Matteo Viscardi, Luca Mantovani. Noi ci crediamo, eccheccaxxo.

Preparatore Atletico: Giuseppe Gariffo.

Allenatore: Massimiliano Allegri

PS. Ammaraggio sulla Terra previsto per il 13 gennaio 2018 a Roma. Siete tutti invitati per una bicchierata speciale che vale come extra ai nostri auguri, sinceri, di BUON ANNO NUOVO.

PS2. Federica Zicchiero, Valeria Arena, Giaduzzola sono una nostra componente speciale. Ma già lo sapete, le Juventus Women il loro campionato lo hanno già praticamente vinto prima di iniziare…