Chi è Krzysztof Piatek? Come lo fermiamo?

krzysztof piatek

Ci sono poche cose al mondo più fastidiose degli spoiler, per questo dobbiamo essere grati a Jerzy Brzeczek, ct della Polonia, per aver tenuto fuori per tutti i 90′ Krzysztof Piatek nella gara contro l’Italia. Così facendo, l’allenatore polacco ha evitato di anticipare quello che sarà il tema più interessante della prossima giornata: la miglior retroguardia d’Europa  contro colui che, dal giorno del suo sbarco in Italia, finora ha rappresentato un rebus irrisolto e irrisolvibile per qualsiasi difesa del nostro paese.

Si è scritto e detto tantissimo di Piatek nell’ultimo periodo, partendo dal filone retorico dell'”uomo venuto dal nulla” che trova un modo per segnare sempre e comunque, in molti hanno magnificato le sue reti con toni ora epici ora ironici (bellissimo il countdown verso il record di Higuain), fino ad arrivare ad analisi più ponderate e ricche come quella pubblicata su Ultimo Uomo.

Nell’articolo di Emanuele Atturo, c’è una frase in particolare che ci aiuta a capire cosa rende Piatek speciale: “come i grandi attaccanti ha un istinto peculiare nello scegliere il tiro migliore per battere il portiere (…) ha una tecnica pulita e dura, che non contiene niente di superfluo“. Nel calcio di Piatek non c’è nulla di barocco, non c’è assolutamente spazio per giocate improduttive. Il numero 9 del Genoa gioca di sponda, fa salire la squadra, si smarca e, appena vede uno spiraglio da posizione anche lontanamente possibile, calcia in porta. Stop.

L’impressione che si ha, osservando le reti segnate da Piatek in Italia fin qui, è quella di un giocatore con una precisione di tiro fuori dall’ordinario. Guardate in rapida successione i gol che vi proponiamo qui sotto, in particolare contro Sassuolo, Bologna, Lazio e Chievo; di destro e di sinistro, da dentro l’area o da fuori, di potenza o di precisione, in alto o in basso, il polacco mette SEMPRE il pallone negli angolini, come in quei vecchi giochini in flash nei quali dovevi piazzare la palla all’incrocio colpendo il bersaglio.

Nonostante le statistiche sin qui impressionanti e le sue peculiarità sopra illustrate, probabilmente molti di voi staranno pensando qualcosa del tipo “ok, è bravo, ma la Juventus non può aver paura di un Piatek qualsiasi“. Un ragionamento condivisibile, certo, ma che stride con il modo in cui la Juve di Allegri ha raggiunto la dimensione attuale: massimo rispetto nei confronti dell’avversario (a volte sin troppo), che sia il Chievo o il Real Madrid poco importa, conoscenza di chi ci si para davanti domenica dopo domenica, abilità nello sfruttare i punti deboli di ogni squadra. Lecito dunque porsi anche la domanda che dà il titolo all’articolo: come si ferma Krzysztof Piatek?

Partiamo dall’assunto scontato che Piatek, per quanto sia riuscito finora a massimizzare quanto creato da una squadra non certo fantasiosa o iperoffensiva come il Genoa, allo Stadium avrà con ogni probabilità molte meno occasioni di rendersi pericoloso rispetto al solito. Limitandoci al solo campionato, Piatek ha segnato un gol ogni 3,2 tiri tentati, e ben 29 dei suoi 37 tiri totali sono arrivati da dentro l’area di rigore. Per contro, la Juventus è la squadra che concede meno tiri a partita in Serie A, 9 netti, dei quali 3,4 nell’area di rigore, anche qui miglior statistica del campionato col 38% di conclusioni concesse da dentro l’area. Sono numeri buoni, anzi ottimi, che migliorano di qualche punto percentuale se consideriamo i soli match casalinghi; fatta la dovuta tara, è complicato immaginare Piatek mettere a ferro e fuoco la difesa bianconera, molto più probabile che il numero 9 genoano abbia una (o al massimo due) occasioni per non interrompere la sua striscia positiva di realizzazioni.

Attenzione però a non sottovalutare l’avversario: Piatek sta attraversando uno di quei momenti di forma irrazionali, nei quali quasi ogni pallone giocabile diventa oro, ogni conclusione a rete un proiettile, il più classico dei “in questo periodo gli riesce tutto“. Avete presente quei mesi in cui Sergio Ramos la buttava dentro a ogni corner nel recupero, Salah metteva sotto il sette ogni pallone e, recentissimo, Paco Alcacer segnava (anzi segna) con medie di gran lunga migliori di quelle Messi e Ronaldo? Siamo su quei livelli.

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La leggerezza di Piatek che sa che in questo momento potrebbe infilare un pallone nella cruna di un ago

Non c’è un libretto delle istruzioni per marcare un giocatore che va a segno da 8 gare consecutive in campionato, Allegri non costruirà una gabbia ad hoc per il cannoniere genoano, molto semplicemente la Juventus dovrà limitarne al minimo i rifornimenti e consentirgli di ricevere nelle zone dalle quali ha meno possibilità di nuocere, magari avendo giusto un occhio di riguardo in più nel non concedergli il tiro da fuori, cosa che invece viene spesso lasciata alle punte delle medio-piccole; un giocatore nello stato di forma e dal livello di fiducia sopra descritto potrebbe non cogliere il palo come capitato a Zielinski in Juve – Napoli.

Chiudiamo con una postilla sul colpo di testa: in campionato l’ha mostrato limitatamente, ma in Coppa Italia contro il Lecce Piatek si è rivelato un ottimo colpitore di testa, come ha potuto constatare in nazionale anche il malcapitato Cancelo nella gara contro la Polonia, sovrastato dal centravanti in occasione del provvisorio gol del vantaggio. Sui calci piazzati sarà probabilmente Chiellini, da sempre tra i migliori d’Europa nel gioco aereo, a prenderlo in consegna, a palla in movimento dovrà essere invece bravo Bonucci a prendergli le misure qualora il polacco dovesse capitare dalle sue parti, evitando tassativamente di concedergli conclusioni o spizzate pulite come fatto a inizio campionato con Stepinski e Inglese. Contro gli attaccanti di alto livello, sono sempre i piccoli dettagli a fare la differenza: è ancora molto presto per dire se Piatek lo sarà in assoluto, ma di certo lo è in questo momento e come tale va tenuto d’occhio.