Pessot & co. nell’inciviltà quotidiana

di Valeria Arena |

È un’epoca strana, questa. Ogni qualvolta si tenta di dire qualcosa su qualcuno o su un qualsiasi avvenimento, c’è sempre una categoria che si indigna in quanto categoria, come se la stupidità o le capacità analitiche fossero polarizzate, appartenessero a un gruppo di individui, piuttosto che ad altri. E siccome ho sempre pensato che nessun uomo potrà mai salvare il mondo sulla base dei cromosomi di partenza o alle caratteristiche fisiche che lo contraddistinguono, mi tocca precisare, ammettendo la sconfitta, l’ovvio, ossia che l’idiozia, come tutto il resto, è trasversale, non conosce genere, non conosce razze e non conosce età. D’altra parte, in adolescenza, quando andavo allo stadio a vedere Catania-Juve nel settore ospiti, vivevo sempre uno sdoppiamento di identità secondo cui tifare Juve andava benissimo, essere meridionale, un po’ meno.

Ecco, ora che abbiamo capito che gli scemi sono ovunque, tocca però togliersi qualche sassolino: il fatto che la società Juventus, giustamente, dia poco adito a tutto quello che non abbia direttamente a che fare con il calcio giocato, non vuol dire che non ci sia un problema nel modo di raccontare questo sport in questo paese. E me ne rendo conto ogni volta che mi ostino a perder tempo dietro le notifiche di nickname dalle scarse capacità dialettiche e comiche. Cioè, ogni giorno.

CORI E MORTI

Il caso più recente è quello degli aspiranti comici di Twitter che qualche giorno fa, sotto al tweet di Di Marzio relativo al passaggio di Mattia Pessot dalla Juve alla Spal, si sono dilettati con battute del tipo “The Pessott sul cruscott”, “Speriamo possa fare il salto di qualità”, “La o l’ha persa in volo”, “Speriamo non voli via”, “Si affaccerà dal balcone, speriamo bene”. C’è ormai un modo standardizzato di tifare contro la Juve, la cui colpa è semplicemente quella di vincere e essere un modello societario per tutte le altre realtà italiane, che ha sempre meno a che fare col calcio, e sempre più che fare con i morti (Heysel, Scirea, Ale e Ricky) e con i tribunali. Ecco, nel mio fantasmagorico mondo donchisciottiano, mi piacerebbe vedere lo stesso catalogo degli orrori che La Gazzetta dello Sport preparò per Guido Rossi anche per Gianluca Pessotto, che, ricordo, è vivissimo e ascolta e legge in silenzio. Mi piacerebbe che la finissimo di dire che il bambino che traina la finta bara di Higuain sia pure folklore, che augurare rotture di crociati e menischi sia un modo sano di seguire il calciomercato, e sarai contenta se la stessa enfasi, sacrosanta, con cui ci mobilitammo per difendere Anna Frank, venisse usata per proteggere il ricordo di due ragazzini morti tragicamente troppo presto. In ogni caso, pure stare zitti verrà considerata una scelta saggia.

INSULTI E SFOTTÒ

Sull’episodio dei cori antinapoletani dei giocatori della Juve under 15 ho sempre avuto due convinzioni: la prima è che a 14/15 anni si è scemi, è l’unico caso, forse, in cui l’idiozia conosce età, per cui mi rettifico da sola; la seconda è che la colpa, generalizzando, è nostra. Di noi adulti, che ne siamo l’esempio. Come nel caso del bambino che traina la bara finta di Higuain, qualche adulto avrà insegnato a questi ragazzini, anche indirettamente, che questo è il modo migliore per esultare e sfottere l’avversario. Per cui, se vogliamo bambini e adolescenti educati è necessario insegnargli che se un giornalista o tecnico televisivo, ma anche un fruttivendolo per strada eh, dice a un giocatore in diretta tv “marocchino di merda”, non solo tocca chiedere scusa al diretto interessato per l’insulto, ma anche spiegare che il fatto che uno venga da un altro paese non sia di per sé un’onta. Sono passati mesi e non conosciamo ancora il nome del responsabile, in compenso, però, abbiamo memorizzato tutte le sfumature della parola francese viol. Vuoi mettere?

ILARIA D’AMICO

Questa è la parte che mi diverte di più, non in quanto donna, però, in quanto essere umano. Considero le donne sceme quanto gli uomini, ma mi incuriosisce e diverte (cioè, io lo so perché, ma mi diverte lo stesso) tentare di capire perché ogni volta che apriamo la bocca e qualcuno pensa che stiamo dicendo una fesseria, è perché abbiamo abitudini sessuali di qualche tipo. Anche in questo caso il fenomeno è trasversale. Il fatto che io sia juventina e che spesso abbia questa malsana abitudine di renderlo pubblico in luoghi pubblichi, per alcuni non juventini, maschi e femmine eh, vuol dire di default che io mi faccia pagare per andare a letto con qualcuno. Ma Ilaria D’Amico di più, perché Ilaria d’Amico ha la presunzione di parlare di calcio per lavoro con uno juventino a casa, di parlare di altre squadre essendo chiaramente di parte (?), qualunque cosa voglia dire. E poco importa se quella volta che ammise di avere dei dubbi sulla stabilità finanziaria del Milan aveva ragione, è comunque una troia, mica una giornalista professionista. Praticamente la sua professione la decide il web, in pieno spirito grillino.

Una bella denuncia e passa tutto, forse.

MAFIA

Si sa, ormai il garantismo è roba novecentesca, per cui di quello che succede nei tribunali importa poco. La giustizia è fai da te. Il campionato è falsato (solo quando vince la Juve), per cui si procede all’assegnazione personale dello scudetto, cioè ognuno lo assegna a chi vuole, gli arbitri sono tutti di proprietà della Exor, Agnelli è un affiliato dell’ndrangheta, e i giocatori bianconeri o si dopano o fanno le scommesse. Il popolo sovrano ha deciso, non c’è redenzione. Fosse solo così, sarebbe pure divertente, quasi folkloristico, ma il problema principale è queste convinzioni sono radicate all’interno delle istituzioni, il che rende l’intero sistema malato per davvero. Una teoria del complotto che è sportiva proprio perché è politica.

Il campionato non è ancora iniziato, ma scommetto che tra un anno saremo ancora qui a lamentarci delle solite cose.

Fine del pezzo che ho già scritto almeno una trentina di volte.