Pescara-Juve dall’Adriatico: il calcio è ancora un gioco

di Alex Campanelli |

Ore 11:20 del mattino, partenza da Senigallia in direzione Pescara, per la prima (e probabilmente unica) partita stagionale vista allo stadio. Tante le raccomandazioni arrivate nei giorni precedenti: non mettete maglie, sciarpe o lacci delle scarpe bianconeri, parcheggiate lontano dallo stadio, non lasciatevi andare ad alcun tipo di esultanza se siete in un settore occupato dai tifosi di casa, appena finisce la partita filate verso le macchine per evitare disagi o spiacevoli sorprese.

Ore 13:20, arrivo a Pescara centro; notiamo un’importante presenza delle forze dell’ordine a circa un chilometro dallo Stadio Adriatico, con vie chiuse per permettere ai tifosi di casa di raggiungere l’impianto a piedi in maniera agevole, ma il clima è fondamentalmente tranquillo. La strada dal parcheggio allo stadio è una piacevole riscoperta di protagonisti più o meno illustri del calcio di provincia dell’ultimo ventennio, rivissuto grazie alle maglie biancazzurre personalizzate (molte originali) indossate dai tifosi: si parte con Sasà Sullo e Calaiò, fino ad arrivare ai più recenti Verratti e Immobile e ai contemporanei Memushaj (capitano mai discusso nonostante i rigori decisivi sbagliati in stagione), Caprari (il più gettonato) e Gilardino, un bambino azzarda pure una maglia autografata di Muntari.

Ci avviciniamo al box accrediti per ritirare i nostri biglietti, davanti a noi un signore sta animatamente discutendo con l’addetto perché vorrebbe effettuare un cambio nominativo, operazione sospesa per le gare del Pescara contro Milan, Inter e Juve, ed entrare al posto del figlio minorenne “che non è riuscito a venire”. Alla fine il signore, scontratosi verbalmente con un addetto sorprendentemente rigido, è costretto ad andarsene a mani vuote; al di là della scelta della società, evidentemente volta a massimizzare i guadagni sfruttando l’appeal delle gare contro le big, è sicuramente da apprezzare l’inflessibilità dell’addetto allo sportello, in un microcosmo in cui il rispetto delle regole sembra passato di moda.

Ritirati i biglietti e superati due livelli di sicurezza, uno coi soli steward e uno coi tornelli elettronici, ci sistemiamo nel posto a noi assegnato (Tribuna Adriatica, settore A12) con un’oretta abbondante di anticipo. Non tutti si sistemano nei posti prefissati, c’è chi preferisce guardare la partita in piedi dietro ai posti a sedere e chi si sposta nel muretto dietro alle file più in alto, e così facciamo anche noi, col permesso degli steward che redarguiscono solamente chi si siede in posti riservati agli abbonati.

Nel giro di mezz’ora lo stadio si riempe, nel nostro settore così come negli altri (fatta eccezione per la curva ospite) si mescolano naturalmente maglie bianconere a maglie biancoazzurre, senza che nessuno abbia nulla da ridire. Il colpo d’occhio è notevole, peccato solamente per la curva di casa completamente vuota, in segno (opinabile) di protesta dei Rangers Pescara contro il pessimo rendimento della squadra ora allenata da Zeman, manifestazione che va avanti ormai da alcuni mesi. Man mano che i posti si riempono, scopriamo che le file immediatamente davanti a noi sono riservate ad accanitissimi abbonati, che già all’annuncio delle formazioni iniziano a fischiare ed attaccare in maniera piuttosto colorita i “Gobbi di m****”. Io e mio cugino valutiamo l’idea di spostarci in una zona più tranquilla, ma l’Adriatico è ormai pieno e alla fine decidiamo di non cambiare posto.

Ore 15:00, inizia la partita e subito arriva una conclusione a rete per il Pescara, sospinto da un tifo acceso e convinto malgrado la B sia ormai a un passo e nonostante l’assenza dei sostenitori della curva. Al fallo di Muntari su Dybala che costa il giallo all’ex-Milan arrivano le prime contestazioni, all’indirizzo del “buon” Sulley che a detta di molti è arrivato a Pescara per godersi una vacanza e poco più. Minuto 22, segna Higuain, la curva bianconera esplode mentre i tifosi intorno a noi se la prendono con la coppia difensiva di sinistra Biraghi-Coda; la nostra esultanza è timidissima e silenziosa, ma gli abbonati davanti a noi non mangiano la foglia e iniziano a guardarci con sospetto.

Qui accade una cosa che qualcuno definirebbe straordinaria, ma che sarebbe bello se fosse invece concepita come una splendida normalità: il signore davanti a noi inizia a parlarci dei problemi del Pescara, societari e di campo, ci racconta la storia di Coulibaly arrivato in Italia col barcone e di come l’Europeo e la lunghissima stagione della promozione in A abbiano tolto energie a Memushaj, a sua detta l’ombra del gran centrocampista ammirato in Serie B. Anche gli altri abbonati, tra un attacco alla Juve e l’altro, si “abituano” alla presenza dei supporters ospiti nel loro tempio, così al secondo gol del Pipita esultiamo in maniera più convinta, ma sempre composta. Tra un tempo e l’altro ci viene anche offerta della colomba pasquale da uno degli abbonati più anziani, e scambiamo qualche battuta con un ragazzo seduto qualche fila più avanti, che ci invita scherzosamente a dire ad Allegri di inserire Sturaro e Lemina, per rendere la partita più equilibrata.

Il secondo tempo scorre via senza particolari emozioni, se si esclude il secondo calcio di Muntari a Dybala che per qualche minuto arresta il nostro battito cardiaco, tra le ironie dei pescaresi che ci ribadiscono quanto sia impossibile per il Barcellona segnare 3 gol a questa Juve. A metà ripresa un ultras bianconero a petto nudo elude la sorveglianda degli steward e sale a cavalcioni sull’alto recinto che separa la curva dalla pista d’atletica antistante il campo, battendosi il petto e mostrando il dito medio al nostro settore, coi tifosi di casa che immediatamente lo ricoprono di ingiurie di ogni tipo. Il siparietto dura giusto un paio di minuti, il tempo necessario agli steward per convincere il facinoroso a rientrare nei ranghi. Il resto della partita scivola via tranquillo, e al fischio finale ci spostiamo verso la curva per il saluto ai giocatori.

Senigallia presente, grazie Pipita 😍⚪️⚫️ #PescaraJuve #Higuain #finoallafine #roadtobarcelona @juventus @ghiguain20_9

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Anche il postpartita riserva piacevoli sorprese: dopo qualche folcloristico sfottò in pescarese stretto ai tifosi della curva ospite, buona parte dei presenti allo stadio si riversa nei tanti bar e locali antistanti l’Adriatico, vincitori e vinti festanti allo stesso modo, maglie bianconere e maglie biancoazzurre rigorosamente mischiate. Le raccomandazioni ricevute prima della partenza? Dimenticate già da tempo.
Una partita di calcio vissuta come tale, come un gioco, una festa, un’occasione di ritrovo. Quando smetteremo di sorprenderci per scene come queste, vorrà dire che avremo fatto un concreto passo in avanti nel campo della cultura sportiva.