Fate come noi, che abbiamo perso (e pure nettamente)

di Massimo Zampini |

Per noi vincere è il primo obiettivo. Quando perdiamo siamo delusi, a volte – come oggi – persino affranti. Soffriamo anche le sconfitte in Supercoppa quando siamo ancora al mare, ci scopriamo rabbiosi per un pareggio a Ferrara dopo mille vittorie, come se si potesse vincere per sempre. Partecipiamo per vincere, dove sappiamo di potercela fare e anche dove sappiamo che servirebbe più di un miracolo, e solo per questo siamo arrivati due volte in finale in anni in cui per la logica sarebbe stato impensabile.

Ci frega poco degli “a testa alta”, “a testa bassa”, dei “se fosse entrata quella palla, se lì avesse fischiato, se non avessimo preso un gol all’inizio”, delle piccole consolazioni che altrove vanno da sempre così di moda.

È sport professionistico, l’unico obiettivo è vincere, se non ci si riesce è una delusione e bisogna assolutamente migliorarci per l’anno dopo.

Il nostro motto, la nostra storia, dice questo. Nulla di malvagio, nessun “a ogni costo, con ogni mezzo” come viene interpretato nel nostro solito tragicomico contesto.

Nulla, soprattutto, in contraddizione con gli applausi agli avversari che ci superano. Che ci segnano subito, sanno subire e aspettare per poi punirci ancora, proprio come facciamo noi con le nostre “rivali” nel nostro campionato. O ci prendono a schiaffi per tutto un tempo, a Cardiff. O fanno uno dei più gol più belli che ci sia capitato di vedere, e allora rabbia subito sepolta da applausi a volontà, spontanei, con facce allo stesso tempo deluse, incredule e ammirate, un misto stranissimo che non stona minimamente con chi siamo e siamo sempre stati.

Perché chi sa quanto sia duro e faticoso vincere, rivincere e rivincere ancora apprezza ancor di più chi ha conquistato mille coppe e duemila palloni d’oro ma il giorno dopo si allena meglio di prima e ha la fame di un esordiente.

Vincere è l’unico obiettivo, non c’è dubbio, ce ne accorgiamo per il male che proviamo ancora oggi.

Ma se non ci si riesce, che si reagisca sempre nel migliore dei modi. Riconoscendo sempre, intanto, i meriti dell’avversario, che sia il super Real o una mini Spal che ti chiude ogni spazio. Non cercando alibi. Pensando, dal giorno successivo, alla prossima partita, alla prossima stagione.

Lo sport, al contrario di quanto viene raccontato da certi commentatori frustrati da troppi anni di dominio, per i quali i più sportivi e meritevoli sono sempre quelli che delegittimano i vincitori e ne sminuiscono ogni merito, è esattamente questo: provare a vincere sempre e comunque, come unico obiettivo di ogni competizione.

Non delegittimare mai chi è stato più bravo di te.

A volte, quando ti viene spontaneo, nel momento più duro per la tua squadra, applaudirlo anche se lo detestavi fino a un minuto prima.

Non c’è contraddizione. Si chiama sport, sport professionistico. In cui convivono serenamente ambizione e rispetto. Ma voi, a guardarvi bene, avete poca dimestichezza con entrambi.

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