Perseverare autem diabolicum?

di Claudio Pellecchia |

Quindi lo Zenit ha trollato tutti. Noi e Witsel. Ma mentre noi possiamo promettere che non vi parleremo più dei giocatori e delle loro caratteristiche prima di averli visti belli sorridenti alla presentazione ufficiale, sarebbe bello vedere come il belga di origini martinicane manifesterà a dirigenza e staff tecnico dello Zenit la soddisfazione di essere rimasto per 13 ore chiuso nella sede della Juventus, in attesa del via libera per la conclusione di una trattativa già definita e poi saltata dopo che Lucescu si era improvvisamente (?) accorto a tre ore dal gong di non avere un sostituto adeguato.

Questo per quanto riguarda la parte di responsabilità dello Zenit. Che ha tirato troppo la corda e, con tutta probabilità, vedrà un giocatore pagato 40 milioni di euro quattro anni fa accasarsi gratis altrove nel giugno prossimo. Poi, però, ci sono anche le nostre di responsabilità. In particolare nel non aver imparato la preziosa e dolorosa lezione dell’agosto 2015 (Draxler). Mai, mai, MAI, ridursi all’ultima ora dell’ultimo giorno utile per prendere ciò che ti serve. Soprattutto se tratti con società straniere. Soprattutto se queste società straniere sanno che, per ragioni di tempo, non hai alternative.

Witsel, sia chiaro, non era la priorità. O meglio, il nome di Witsel in senso stretto. Perché ad essere prioritario era il ruolo che ricopriva e il profilo che incarnava. Quello del centrocampista duttile, forte fisicamente, dalla buona cifra tecnica, da poter integrare nel nucleo dei titolari per poter dare a questi ultimi un giro di riposo in più, in vista della quarta stagione consecutiva che si prevede tra le 50/60 partite. Che fosse l’ex Standard Liegi o Matuidi o Sissoko era una mera questione di nome e dell’investimento maggiore o minore tra cartellino e ingaggio. Uno solo, però, il filo conduttore: il Witsel/Matuidi/Sissoko di turno andava preso almeno un mese fa, una volta intuito che il ‘blahblahblah’ era molto di più di una geniale campagna di marketing a mezzo social.

Che un rinforzo nella mediana fosse necessario era noto. Anche alla società, con tanto di dichiarazioni di Marotta a suffragare il tutto poco dopo l’amichevole di Villar Perosa. Resta da capire il perché si sia tergiversato troppo ancora una volta, concentrandosi su operazioni di contorno (Cuadrado) piuttosto che chiudere con l’ultimo tassello che avrebbe sugellato la campagna acquisti e fatto stare più tranquilli per quel che riguardava la tenuta del nostro centrocampo. Il quale, al momento, al netto degli otto centrali (in linea teorica) per tre posti, presenta:

  • due che devono recuperare da infortuni piuttosto seri (Marchisio e Mandragora);
  • due che a gennaio saranno impegnati in Coppa d’Africa (Lemina e Asamoah);
  • due forti, fortissimi, ma a perenne rischio di infortunio muscolare (Pjanic e Khedira);
  • due potenzialmente adattabili a interni ma non certo nel breve periodo (Pjaca, Cuadrado);
  • Sturaro e Hernanes con tutti i limiti e le difficoltà del caso;

Dal “siamo coperti” al “ci manca ancora qualcosa”, quindi, il passo è breve. Witsel avrebbe risolto tutti i nostri problemi? Quelli di natura numerica e di ricambio certamente sì. Il resto è rimesso alle valutazioni soggettive su cifra tecnica, adattabilità e complementarietà dei tre che, di volta in volta, andranno a giostrare in mezzo al campo. Tacendo di quel che sarà la gestione di un Lichtsteiner chiuso dal colombiano e da Dani Alves e apparentemente fuori dal progetto tecnico.

Poi, certo, verrà anche il tempo delle critiche (ammesso che non sia già cominciato). Ma con il “si poteva fare di più” non si tira avanti fino a gennaio. E anche lì non è detto che si possa fare in un mese ciò che non si è fatto in due/tre.